Archivio | un giro in giro RSS feed for this section

III Municipio di Roma Capitale: aperto completamente al traffico il raddoppio di via di Casal Boccone – di Alessandro Pino

27 Dic

PINOcasalboccone

Senza che si abbia avuta notizia di cerimonie ufficiali è stata aperto al traffico nei giorni scorsi l’ultimo tratto del raddoppio di via di Casal Boccone, in zona Bufalotta: quello che in origine era poco più di un viottolo di campagna è ora diventato un ampio viale a quattro corsie di marcia – divise in due carreggiate  ciascuna affiancata da una pista ciclopedonale – al termine di lavori durati oltre quindici anni, svolti di pari passo con i pesanti interventi edificatori effettuati in zona.  E proprio tali costruzioni – che intanto proseguono – presumibilmente faranno diventare insufficiente la strada pur così ampliata, una volta che tutti gli appartamenti saranno abitati, con l’inevitabile carico di traffico veicolare che ne conseguirà. Nel frattempo non rimane che guardare al territorio dell’attuale Terzo Municipio come a una cartolina che da verde è progressivamente scolorita fino a diventare grigia.

Franco Califano, l’uomo dietro il personaggio. Una Onlus per ricordarlo

17 Dic
Franco Califano. Dietro il personaggio, l'uomo. Una onlus per ricordarlo

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Un colloquio con Antonello Mazzeo, presidente della Onlus Franco Califano. Dietro al personaggio a volte controverso c’è un uomo che vale la pena di conoscere, parola dei suoi amici più stretti, la sua famiglia.

 

Qualche giorno fa, organizzato dalla Onlus Franco Califano e dall’Aps, Associazione per lo Spettacolo, è andato in scena presso l’hotel Radisson Blu lo spettacolo “Franco Califano, Musica e Parole”, curato da Paolo Silvestrini, vero e proprio numero zero di una manifestazione che verrà portata in tournè su e giù per l’Italia, con letture qui affidate a Pino Insegno, Elio Pandolfi, Domitilla D’Amico ed Elisa Carucci e le musiche suonate dal vivo da Alberto Laurenti e la sua band. Numerosi i volti conosciuti tra il pubblico, molti amici del Califfo desiderosi di manterne vivo il ricordo.

Antonello Mazzeo, amico e storico collaboratore del Maestro, così lo chiamavano nel suo entourage, presidente della Onlus omonima, racconta il perché questa è nata, svelando l’uomo dietro il personaggio.

«Franco Califano era molto meglio di quello che la gente è portata a pensare. Adesso che non c’è più addirittura si rischia che qualcuno lo possa dipingere ancora ancora peggio.

Franco califanoProprio partendo da questa considerazione si è deciso di costituire la Onlus Franco Califano. Si è partiti da un’idea dell’avvocato Franco Mastracci – suo legale negli ultimi venticinque anni – e dalle persone che più gli sono state vicino da un punto di vista professionale, oltre me, Donatella Diana, Alberto Laurenti. In un prossimo futuro, a seconda di come andranno le prossime iniziative della Onlus, pensiamo di allargare ad altri amici che hanno avuto un ruolo nella vita del maestro. Il nostro obiettivo è quello di far conoscere il Califano sconosciuto ai più, quello che merita riconoscimento sia per la sia per la qualità della sua scrittura che per la qualità degli argomenti che affrontava. Un uomo, un artista che ha attraversato cinquant’anni di vita italiana.

Si è scelto di agire costituendo una onlus per un fatto puramente burocratico. Negli ultimi tempi della sua vita, il Maestro aveva espresso il desidero di essere sepolto ad Ardea, dove già c’erano le tombe del fratello e del nipote, morti dello stesso terribile male nel giro di sei mesi, eventi che lo colpirono in maniera profonda. Poi c’è stata questa possibilità, di poter riunire in un’unica tomba i le spoglie dei tre e l’amministrazione di Ardea ci ha dato disponibilità per poter costituire la casa museo di Franco. Ci voleva uno strumento tecnico che potesse fungere da interlocutore con il comune di ardea al quale affidare poi la gestione della casa museo stessa. Si è scelta questa natura giuridica perché le attività di supporto e beneficienza a strutture locali – come la casa per gli anziani, la squadra di calcio per i bambini – che si andranno a svolgere non prevedono nessun tipo di profitto. Per altre eventuali iniziative, la onlus è a disposizione di chi vorrà proporre un progetto valido.

La gestione del museo è curata con amore mistico da una cara amica del Maestro, Donatella Diana, presenza preziosa nella sua vita e anche ora che stiamo tentando, sempre attraverso lo splendido rapporto che si è creato tra amministrazione comunale e Onlus di sviluppare insieme alle realtà culturali locali, come ad esempio la Filarmonica, una serie di iniziative che porteranno la casa-museo franco califano a divenire un di polo culturale di riferimento per Ardea, polivalente, con attività di formazione a sfondo musicale, con seminari legati alla composizione di testi e musiche, con corsi musicali per bambini fino a sei anni e con particolare attenzione alle scuole e alle famiglie.

Uno dei primi progetti realizzati, con ottimi risultati devo dire, è stato “Parole e musica”, insieme all’ Associazione Italiana per lo Spettacolo, con la quale abbiamo in programma altre sinergie, seguendo dei percorsi che lo stesso Maestro aveva iniziato e che sono rimasti in ombra o di cui si è parlato sottovoce, che riguardano il proseguimento dell’attività benefica che faceva in silenzio e anche iniziative che abbiamo tenuto nelle università alla presenza di professori di letteratura, scrittura, sociologia, fislosofia, alla presenza di studenti dove il maestro si metteva in gioco sia per quanto riguarda il suo modo di comporre la musica e gli argomenti che trattava come la noia, la solitudine, l’amore. Ogni volta le aule sono risultate state stracolme.

Tornando a Parole e Musica, il grande gradimento riscontrato dalla serata in cui sono stati recitati alcuni testi di Califano, proposti come se fossero delle poesie ci ha convinto a portare in teatro lo spettacolo. Non escludiamo di poter riuscire a portarlo anche nelle carceri».

Da ogni parola da lei pronunciata si evince l’amicizia incondizionata che vi ha legato per lunghi decenni. Come vi siete conosciuti?

«Abitavamo nello stesso quartiere, lui a viale delle milizie e io a via della giuliana, vicino a largo trionfale. Il bar doria attuale è il bar della canzone de “l’ultimo amico va via”. Ci siamo incontrati perché io cominciavo a suonare la batteria e suonavo con un altro amico, Paolo gualdi, ottimo cantante e pianista che a sua volta era amico di Franco, che cominciava a suonare la chitarra e a cantare. Un altro caro amico, diventato poi direttore d’orchestra suonava il basso nella cantina di paolo, a via della Giuliana. Cominciammo le prove con questo gruppo che fece quattro o cinque serate ma finì ben presto, Franco dopo i primi successi con Edoardo Vianello andò a Milano. Ci si incontrava comunque nelle estati versiliane e nei nei locali perché io continuavo a suonare con il gruppo e lui veniva per divertirsi, in vacanza. Poi ritornò a Roma, dopo il processo Tortora andammo ad abitare insieme ad un altro amico, Franco Di Nepi, in una bella casa in campagna, alla giustiniana, che lui chiamava villa Solitudine. E’ stato on noi fino al novanta, quando andò a abitare a Fregene per un paio d’anni, poi tornammo ad abitare insieme in via Sisto IV, in una casa molto grande, per qualche mese vennero a stare da noi anche Alberto Laurenti e Enrico Giaretta, collaboratore musicale. Un porto di mare (sorride ndr). Gli piaceva la compagnia. Poi andò ad Albano, dopo aver venduto quell’abitazione. Io presi casa da un’altra parte, poi ci riunimmo nella casa di Acilia dove abbiamo abitato insieme finché non sono andato a convivere con la mia attuale moglie. Un giorno lo chiamai, gli dissi che gli dovevo parlare di una cosa importante. Lui: “di che si tratta? Vieni subito, ti aspetto”. Aveva la tendenza a entrare nella vita degli amici e farne parte per sempre. Andai e gli dissi “se mi fai da testimone, mi sposo”. Lui mi ha guardato un attimo e poi mi ha detto “che aspetti, ma fallo subito, già domani, certo che vengo”. Venne, era già malato, e mi fece da testimone. Alla fine della cena di nozze fece montare la tastiera e ci l’ultimo amico va via. E’ il regalo più bello che mi ha fatto. Al prossimo trenta marzo saranno due anni che non c’è più. Mi manca veramente tanto».

Roma Capitale, arrivano gli ispettori e in III Municipio i consiglieri del No al cemento a piazza Minucciano chiedono a Marino di accantonare la delibera

12 Dic

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

 

Roma Capitale, arrivano gli ispettori. Si avvicina il momento della verità? In III Municipio, i consiglieri dissidenti sul cambio di destinazione d’uso di Piazza Minucciano chiedono che la delibera venga accantonata

 

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dopo aver incontrato il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro (nella foto in basso dal sito della prefettura), lo ha delegato ad esercitare in sua vece accessi e accertamenti sugli atti amministrativi di Roma Capitale.

Prefetto Giuseppe PecoraroNegli uffici capitolini arriveranno gli ispettori, hanno tre mesi di tempo, prorogabili una sola volta per un egual periodo, onde verificare se esistano i presupposti per chiedere lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del governo della Città Eterna.

I commissari non decideranno da soli. Dovranno stilare una relazione da inviare al prefetto, il quale avrà 45 giorni di tempo per consultare il comitato provinciale di ordine e sicurezza pubblica e il Procuratore della Repubblica e inviare così l’esito al Ministero. Non vi sarà atto o provvedimento già emesso da Comune e municipi che non verrà passato al microscopio, alla ricerca di un qualche indizio sospetto.

Il sindaco Ignazio Marino  ha offerto da subito, dopo averlo fatto con i magistrati della Procura, la sua collaborazione più ampia, desideroso di dimostrare che il suo governo non è colluso con il sistema mafioso venuto a galla con l’operazione “terra di mezzo”.

Di fatto però, l’amministrazione della città diverrà, a rigor di logica, particolarmente difficile, con dirigenti e amministratori attenti a non prendere alcun tipo di decisione che possa anche lontanamene attirare l’attenzione dei commissari. A gran voce, soprattutto sui social network si chiedono le dimissioni del sindaco, si paventa l’ipotesi che l’invio dei commissari sia solo un escamotage ordito dai partiti per non mollare il potere, che se ciò si fosse verificato in un qualsiasi comune del Sud la giunta sarebbe già stata sciolta.

Roma però non è un comune qualsiasi, è la capitale dello Stato Italiano. Ogni cosa che la riguarda viene ingigantita dalla lente mediatica e risputata in ogni angolo del mondo, con grandi ricadute sia sui mercati finanziari, sull’immagine dell’intero paese nei confronti dell’opinione pubblica mondiale e sul piano turistico, divenuto un territorio sempre più competitivo, dove un gran giro di denaro può essere spostato a causa di un museo chiuso, figurarsi dallo scioglimento, sull’onda emotiva del momento, della governance della capitale. La prudenza quindi è d’obbligo e la Legge prevede che prima di sciogliere tout court la giunta, si possa prevedere un periodo di ispezione, al termine del quale prendere una decisone ponderata. Scegliere il termine “ispettori” o “commissari” ha una sua valenza non trascurabile, in effetti. Né il Sindaco né la giunta al momento sono esautorati, continuano la loro ordinaria funzione amministrativa, che viene sottoposta ad un’attività di controllo. Ancora una volta sulla pelle della città si gioca una partita politica e non potrebbe essere altrimenti, trattandosi di Roma Capitale. A seconda degli intenti, i funzionari incaricati diventano Ispettori (investigatori, quindi) o Commissari (comune commissariato, sentenza già eseguita). Come andranno le cose, soltanto il tempo, le indagini e i controlli, potranno rivelarlo.

La situazione è particolarmente delicata: non si tratta soltanto di sostituire o meno una intera classe politica. Ci sono anche funzionari a vari livelli e di varie amministrazioni, coinvolti nelle indagini. Quelli non si possono mandare a casa con una scheda elettorale, le intercettazioni hanno chiaramente mostrato che “morto un papa” si cerca immediatamente di farne un altro. Il senso dell’attribuzione di reato di “associazione mafiosa” sta proprio qua. È come se la città si trovasse ad essere malata di un tumore. Bisogna capire quanto diffuso, se in metastasi oppure no, agire di conseguenza senza cedere alla tentazione di seguire solo la pancia.

Roma ha bisogno come mai prima di affidarsi al cervello, prima che al cuore: vi sono molte, troppe questioni sospese, importanti per la vita di chi questa città la abita e la vive ogni giorno, a partire dai troppi cambi di destinazione d’uso, alle varie emergenze, ai progetti urbanistici mai condivisi e allocati senza tener conto di viabilità e infrastrutture.

Intanto, con una nota emessa in maniera congiunta, Riccardo Corbucci e Marzia Maccaroni, presidente del consiglio del III Municipio il primo e consigliera municipale la seconda, entrambi Pd, con Fabrizio Cascapera, capogruppo Cd sempre del III, chiedono che “Visto quanto sta accadendo al Comune di Roma, chiediamo che la delibera per il cambio di destinazione d’uso di Piazza Minucciano, nota come proposta n. 129/2014, calendarizzata insieme a molte altre in aula Giulio Cesare per il 2 dicembre scorso e che non si è discussa per le note vicende di questi giorni, venga accantonata dal consiglio comunale per consentire doverosi e approfonditi accertamenti”. I tre avevano espresso voto contrario al cambio di destinazione d’uso, perdendo contro i quattordici consiglieri municipali favorevoli, da commerciale a residenziale, per la concessione edilizia di Piazza Minucciano, questione annosa che torna in maniera ciclica sui tavoli delle commissioni urbanistiche nonostante comitati di quartiere e cittadini non vogliano assolutamente, stante il sistema viario della zona già sottoposto a pressione fortissima, senza alcuna possibilità di essere ampliato.

Raggiunto telefonicamente, Corbucci ha così risposto alla domanda sul perché i tre siano tornati ad esprimersi su una questione che era ormai passata nelle mani del consiglio capitolino: «Secondo il nostro parere, il clima politico è ormai cambiato ed è più favorevole a chi è contrario alla cementificazione. Forse questa volta i residenti saranno ascoltati».

Luciana Miocchi

.

Roma Capitale: Valli-Nomentana, tangenziale aperta o chiusa? Un sindacalista contro tutti

22 Lug

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

tangenziale_est_0Che la chiusura dei cinquecento metri di tangenziale che vanno da via delle valli a via Nomentana sia un un argomento non facile da affrontare è chiaro a tutti. Anche perché il blocco notturno ventennale della tangenziale fu fatto digerire ai romani con la promessa sarebbe stata riaperta una volta interrati i tratti più molesti. Il nuovo blocco per altro, fa si che una delle gallerie sfoci in pieno divieto. Il fatto che nessuno in II Municipio fosse stato allertato, mentre il II risultava presente alla riunione in cui è stata presa la decisione non ha poi contribuito a distendere gli animi degli amministratori locali e degli abitanti della III Municipalità di Roma Capitale. Nonostante il presidente del III Paolo Emilio Marchionne mantenga un silenzio riservato sulla vicenda, probabilmente per non prendere posizione né contro i suoi amministrati né contro gli uffici di Roma Capitale, tenuti dalla sua stessa maggioranza, diversi esponenti locali si sono invece espressi contro il provvedimento che li ha tenuti all’oscuro. E se è normale il dissenso piccato di  Francesco Filini, capogruppo Fdi in consiglio municipale, quindi all’opposizione, risultano molto significative sotto l’aspetto della coesione amministrativa, le prese di posizione di esponenti Pd quali  Riccardo Corbucci, presidente del consiglio del III Municipio, di Yuri Bugli, consigliere municipale e di Marco Palumbo, consigliere comunale. Questi ultimi hanno rilasciato oggi un comunicato congiunto con il quale definiscono “ incomprensibile la scelta della giunta comunale di Roma di dare il via ad una sperimentazione che prevede la chiusura al traffico, dalle 23 alle 6, del tratto di tangenziale fra via delle Valli e via Nomentana, per di più, senza consultare i residenti e le istituzioni del III municipio di Roma”. In un altro passo della nota dichiarano la decisione presa come “inopportuna perché avrà necessariamente effetti negativi sulla qualità della vita dei residenti dei quartieri interessati, che vedranno un sensibile incremento del traffico notturno, dello smog e dell’inquinamento acustico. Proprio per queste ragioni, appare necessario inaugurare una stagione nuova, fatta di consultazioni dirette per i cittadini residenti nelle aree interessate”. Su face book le reazioni non si sono fatte attendere, per lo più contrarie alla chiusura. Alcuni si sono spinti fino ad ipotizzare l’intervento interessato di qualche notabile residente nella zona interdetta, visto che piazza Sempione non ha avuto voce in capitolo e la maldestra ammissione da parte della polizia metropolitana di non poter garantire il controllo della velocità massima consentita, visto che non sono stati istallati gli autovelox fissi, previsti già a partire dal 2008. Al momento un solo consigliere Pd, Mario Bureca, capogruppo in Municipio, si è espresso favorevolmente al provvedimento adottato, mentre sulla bacheca Fb di Corbucci l’unica voce fuori dal coro, in mezzo a tanti post arrabbiati di persone che si servono quotidianamente dell’importante arteria, pesantemente critica verso la nota emessa dal presidente del consiglio nella giornata di ieri, con la quale stigmatizzava l’iniziativa posta in essere dal Comune, è quella di Bruno Pierozzi, artista e sindacalista Spi Cgil nazionale – responsabile politiche fiscali, che ha scritto un messaggio pubblico ed uno privato a Corbucci, il quale poi ha divulgato anche il secondo sul suo profilo fb, rendendolo pubblico, diverso solo per poche parole. Questa è la versione estesa «Gentile Presidente, io abito in viale Etiopia e mi affaccio sulla tangenziale proprio nel tratto che finalmente verrà chiuso nelle ore notturne, grazie alla decisione della giunta comunale (una delle poche cose buone). Lei ha definito tale decisione una idiozia. Ebbene se c’è una idiozia quelle sono le sue dichiarazioni. Sono anni che mi batto per la chiusura e la copertura del tratto in questione. Lei non immagina il livello di inquinamento acustico e atmosferico che noi poveri abitanti della zona dobbiamo subire. Il mio balcone è invaso da polvere nera che si accumula su ogni lato, non posso tenere le finestre aperte perchè il rumore della tangenziale più quello dei treni in transito alla Stazione Nomentana è così forte che no si sente neanche la TV. Un vero inferno e pagando anche un canone di affitto di 1.270 euro mensili! Pensi ad amministrare bene il suo municipio invece di dire minchiate!».Fabrizio Cascapera, consigliere del Cd, ha così commentato, riassumendo quanto detto dai numerosi post di risposta al Signor Pierozzi: «linguaggio forbito, complimentoni al responsabile politiche fiscali Cgil. Mi fa piacere poi vedere questo senso comunitario….ecumenico; c’è un problema? Spostiamolo e diamolo ad altri. E’ proprio vero ciascuno guarda il proprio balcone….ops orticello».

Insomma, dicembre è ancora lontano, il partito dei pro e dei contro è destinato ad ingrossare sempre più e c’è da aspettarsi che le argomentazioni si faranno sempre più colorite.

Luciana Miocchi

III Municipio di Roma Capitale: trentanove famiglie rom ospitate per la notte all’interno del Municipio di piazza Sempione

10 Lug

piazza sempione (pubblicato su http://www.di-roma.com)

Sembrava una chiacchiera da bar, oggi pomeriggio, che correva di bocca in bocca sotto i portici di piazza Sempione, mentre le trentanove famiglie sgomberate dalle baracche nel parco delle Valli manifestavano sotto la sede del Municipio di piazza Sempione la loro indignazione per la sistemazione alloggiativa trovata dal Comune, ovvero la solita standard applicata anche a tutti i romani, quando non vi sono abitazioni disponibili per ospitare i nuclei familiari: le donne e i bambini piccoli insieme in una struttura, gli uomini in un’altra. Dopo aver invitato i migranti nomadi a salire negli uffici per concordare insieme una soluzione sostenibile, l’amministrazione municipale avrebbe fornito assistenza per la notte utilizzando i locali del Municipio. Talmente “grossa” da sembrare incredibile anche ai più navigati, ma sufficiente per scatenare i distinguo e le dissociazioni di alcuni consiglieri, anche di maggioranza. Sempre secondo le voci impazzite del tardo pomeriggio, poi questa eventualità sarebbe rientrata per qualche ora a causa della minaccia di Casapound di organizzare su due piedi una manifestazione di contro protesta mentre ci sarebbe stato in Municipio chi ha proposto di pagare un albergo almeno per una notte, ricorrendo presumibilmente al piccolo fondo che almeno fino alla passata consiliatura era a disposizione della presidenza per piccole spese.

Invece è tutto vero, per la prima volta a Roma la sede di un Municipio è stata utilizzata come dormitorio per ospitare gli occupanti di un insediamento abusivo sgomberato per questioni di igiene e sicurezza pubblica, nell’ambito della bonifica di un parco urbano.

In serata i consiglieri Roberto Borgheresi, Fi, Francesco Filini;FdI, Fabrizio Cascapera, Cd, nonché il presidente del consiglio del Municipio Riccardo Corbucci, Pd, si sono recati presso i locali di piazza Sempione per rendersi conto della situazione e hanno trovato l’androne e diversi locali occupati da decine di persone intente a dormire in sacchi a pelo e altri giacigli di fortuna. Difficile credere che sarà per una notte sola. A gestire l’emergenza, l’assessore alle politiche sociali Eleonora Di Maggio, Sel.

Borgheresi, vice presidente del consiglio, così si esprime sulla vicenda « Non conosco nei dettagli la strategia messa in atto da parte del Presidente Marchionne, ma sono molto preoccupato per quanto riguarda l’attività del municipio di domani, venerdì 11 luglio, che certamente non potrà svolgersi stante la permanenza di queste persone all’interno del palazzo istituzionale. d’altro canto mi chiedo anche adesso come farà il Presidente ed i suoi assessori ad allontanare quelle persone dopo avergli concesso assistenza nei locali Municipali!!»

Corbucci ha preferito non scendere nello specifico ma si è dichiarato «affinchè  gli sgomberi continuino per ripristinare legalità e sicurezza nei nostri quartieri». Medesima prudenza è utilizzata da Cascapera, che nel pomeriggio aveva scritto su fb «Chi vuole veramente integrarsi troverà sempre terreno fertile, ma non è più possibile spacciare per integrazione quella che di fatto è l’imposizione di un permesso a vivere al di sopra delle regole.»

Una cosa è certa: domattina, al risveglio, il Municipio vedrà una giornata veramente intensa.

Per l’intanto, mentre all’interno del palazzo istituzionale si andava organizzando l’ostello Municipio, sulla piazza adiacente si consumava ignara  una serata di balli lisci organizzata da Radio Popolare per i residenti del quartiere.

E’ morto Giorgio Faletti

4 Lug
credit: autore Niccolò Caranti su Wikimedia Commons

credit: autore Niccolò Caranti su Wikimedia Commons

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Giorgio Faletti è morto stamattina all’’Ospedale Molinette di Torino, dove era ricoverato da qualche tempo, dopo una lunga malattia che lo aveva portato anche negli Stati Uniti nel tentativo di trovare una cura che potesse salvarlo.

Nato ad Asti il 25 novembre 1950, nel corso della sua lunga e fortunata carriera aveva trovato il successo prima come cabarettista e personaggio televisivo (chi seguiva Drive In non può non ricordare Vito Catozzo, il testimone di Bagnacavallo, lo stilista Tamburino), poi come cantante (due festival di San Remo all’attivo ) ed autore di testi per altri artisti famosi, poi come attore ed autore di best seller, il suo romanzo di esordio, nel 2003, Io Uccido è arrivato a totalizzare quattro milioni di copie vendute.

Luciana Miocchi

Roma: aumenti soste tariffate, a pagare il prezzo più alto saranno i cittadini di periferia

20 Mag

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Strisce Blu a un euro e mezzo 02 In Campidoglio c’è stato il primo confronto, attorno a un “tavolo congiunto” delle commissioni Bilancio e Mobilità, sull’ipotesi di un innalzamento della tariffa per la sosta nelle strisce blu, abolendo nel contempo gli abbonamenti giornalieri – 4 euro per 8 ore – e mensili – 70 euro senza limitazioni – e rivedendo i criteri di parcheggio anche per i residenti delle zone con strade a veloce scorrimento e commerciali, per i quali interverrebbe, oltre l’obbligo di pagamento, anche quello di spostare la macchina trascorse tre ore dall’inizio della sosta.

Il fatto è che il Comune ha un impellente bisogno di soldi e dei 77.000 posti auto coinvolti nell’operazione, quelli del centro storico e del semicentro, almeno il 50 per cento sono occupati stabilmente da residenti e commercianti, il 25 per cento da utenti che utilizzano le forme di abbonamento. Eliminare queste ultime forme di agevolazione porterebbe altra liquidità.

Per fare un esempio spicciolo: otto ore a tariffa agevolata costano 4 euro, 22 giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì 88 euro al mese, che scendono a 70 con l’abbonamento mensile.

Col nuovo regime: otto ore per 1,5 euro per 22 giornate lavorative invece fanno 266 euro.

Anche a fronte di questo ragionamento, si sarebbe manifestata l’esigenza di “sospendere” magari momentaneamente le tariffe più convenienti. L’altra motivazione, ribadita ad ogni piè sospinto è la necessità di disincentivare l’uso del mezzo privato. Intanto l’Atac è partita con il taglio alle linee periferiche non produttive, in altri termini quelle che hanno un rapporto di costo/passeggeri trasportati/incassi in rosso. Questo perché l’azienda di trasporto, anche a seguito delle assunzioni clientelari e della falsificazione dei titoli di viaggio, non ha più mezzi finanziari né possibilità di sostituire le vetture né tantomeno incrementare il numero di corse sulle tratte più redditizie e congestionate.

Traffico 2Le linee di trasporto pubblico attualmente sono già al collasso, con mezzi fatiscenti e insufficienti, vi è uno studio che asserisce che anche l’incremento di pochi punti percentuali di utenti porterebbe alla paralisi del sistema.

Se l’opposizione in consiglio comunale – la maggioranza difficilmente sconfesserà le decisioni della giunta, a meno che la guerra al Sindaco Marino non diventi palese – non riuscirà a pretendere dei correttivi efficaci andrà a finire che, secondo un copione già consolidato da esperienze passate, le “esigenze di bilancio” e di “rieducazione” porteranno alla disperazione sempre la stessa categoria di cittadini, i romani di serie b, gli abitanti della periferia, quelli che sulla carta d’identità hanno scritto Comune di Roma Capitale ma per fare 15 chilometri con gli autobus già decimati dai tagli alle linee periferiche – improduttive o in perdita, a sentire Atac – o dalle coincidenze che raramente sono mai tali, impiegano fino a due ore per fare un percorso che in macchina, con tutta la fila, ci si mette fino a tre volte di meno che con il mezzo pubblico.

Saranno poi le donne che lavorano a subirne le conseguenze più amare, costrette a utilizzare l’auto per far quadrare il bilancio del tempo da dividere tra impiego e cure familiari, i bambini da riprendere a scuola, da portare a nuoto, dal dottore, i nonni da seguire e da accompagnare a fare visite ed esami. Come se il taglio proposto per gli orari dei nidi, l’aver fatto sparire pre e dopo scuola, sempre per esigenze di bilancio, non avesse già messo sufficientemente in crisi l’atleta del salto in lungo dell’orologio che corre.

Accadrà che chi potrà, pagherà comunque l’ennesima tassa, qualcuna rinuncerà obtorto collo all’impiego, magari pure part time e chi non potrà rinunciare a lavorare dovrà accettare di vedere ridursi la disponibilità della busta paga di quasi 200 euro al  mese, per poter continuare a tener dietro agli impegni connessi alla gestione di quella piccola impresa a conduzione familiare che è appunto una famiglia. Uno stipendio sempre più magro, reso insufficiente al punto tale da dover accettare il ricatto di meglio poco che niente, aggredito non solo dalla crisi ma anche dalle conseguenze di una gestione passata che definire allegra è poco più di un eufemismo, un qualcosa di cui non si ha colpa.

Pista ciclabile chiusaRoma è una metropoli, non si possono prendere a paragone le misure che si applicano a Malmoe.Non tutti hanno la possibilità – e la fortuna – di abitare in centro. Predicare semplicemente l’uso delle piste ciclabili, spesso invase da accampamenti abusivi e teatro in passato di alcune aggressioni sanguinarie nei punti meno frequentati (oltre che disastrate, come sulla Palmiro Togliatti), non è un’ipotesi seriamente valida per chi abita in periferia, con attraversamenti magari di strade come la tangenziale. Quanti hanno a disposizione l’uso di una doccia, arrivati a destinazione? Quanti sono nell’età e nell’efficienza fisica di pedalare magari per 15 chilometri di seguito? E d’inverno, chi dovrebbe garantirne la sicurezza al buio?

Luciana Miocchi

Oggi sono al N’importe qua, venite là!!

16 Apr

Essì, è un po’ di tempo che non scrivo ma non sono rimasta con le mani in mano.

Questa sera ad esempio, vicino al Ghetto avrò l’onore di condurre la prima presentazione ufficiale di Angelo Di Strada, scritto dalla mia amica Flavia. Il libro merita, l’ho letto e riletto. L’autrice è un po’ tesa, oggi è il suo battesimo del fuoco, è una settimana che ci scherziamo su, le proponiamo scenari apocalittici e anche di più. Ovviamente ci sarà anche Alessandro Pino, non potrei mai non condividere questa esperienza con lui. Sapete com’è, se dovessero arrivare pomodori e ortaggi vari all’indirizzo della stampa…lui è più grosso!!

Scherzo, naturalmente. Lavoriamo bene insieme e questa sera interverrà anche Paolo Silvestrini, coautore del libro su Franco Califano, edito da Mondadori  che è già diventato un best seller. Che dire, siamo tutti amici, comunque vada sarà un successo.

1angelo

Roma, Piazza di Spagna: il sottopasso della Metro come una pattumiera – di Alessandro Pino

24 Feb

PINOmetrodaschifoI

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Che le metropolitane di Roma non siano esattamente il Paradiso Terrestre è cosa risaputa ed è ormai tale la triste assuefazione alla sporcizia, agli atti di barbaro vandalismo e ai furti (quando non alle vere e proprie aggressioni a scopo di rapina) che ne rendono indecente la frequentazione, da cadere spesso nell’errore di considerare inevitabile, fisiologico un simile stato di cose che invece dovrebbe essere intollerabile in una capitale europea nel Ventunesimo secolo, senza dover scomodare confronti con il superlativo e sconfinato “Tube” londinese, tanto per fare un esempio. A smentirci (in negativo) sul fatto di esserci abituati sono bastati i pochi metri percorsi un paio di giorni or sono da chi scrive nel sottopassaggio che dall’ingresso su piazza di Spagna della stazione omonima portano alle scale mobili di via Veneto e al parcheggio coperto di Villa Borghese: i luoghi erano talmente ingombri di spazzatura e di una orribile lanugine nera, sia a sparsa che a mucchi negli angoli, che compilarne una descrizione sarebbe inutile fatica, oltre a non rendere appieno l’idea. Preferiamo affidare il giudizio dei lettori alle fotografie che non siamo stati i soli a scattare, essendoci trovati in compagnia di diverse altre persone – turisti compresi – scandalizzate da quell’immondo panorama. Forse le autorità responsabili della gestione di quegli ambienti interverranno per fornire giustificazioni sull’accaduto e rassicurazioni di un pronto ripristino, ma l’impressione disastrosa che si ricava da tutto ciò è quella di un totale e prolungato abbandono sia in termini di manutenzione (intesa come personale di pulizie) come anche di vigilanza, essendo poco verosimile che una tale quantità di immondizia sia stata depositata in poco tempo. Inutile, come sempre, sbandierare trovate velleitarie come possono essere dei mosaici firmati da artisti di grido per decorare le pareti delle stazioni quando non si arriva nemmeno all’A B C della manutenzione ordinaria.

Qui sotto la gallery. Buon divertimento – si fa per dire.

Questo slideshow richiede JavaScript.


Alessandro Pino

diario di un’alluvione all’alba – di Alessandro Pino

31 Gen

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

sottacquaChe il ritorno a casa dal turno di notte non sarebbe stata una passeggiata me l’ero immaginato già metà nottata, vedendo l’acqua che veniva giù a secchi e che il vento mi tirava in faccia; a tratti anche chicchi di grandine grossi come le noci, roba da farsi male sul serio oltre a ridurre le lamiere della macchina come una buccia d’arancia.  Uscito fradicio dal dovere quotidiano, entro su via di Boccea in direzione del Raccordo (arrivando da fuori).  Il tracciato, per chi non lo conosce, è tutto un sali e scendi. E proprio al primo “scendi” che inizia l’incubo: due auto ferme  in mezzo all’incrocio con il fango già a livello dei finestrini e un camion dei Vigili del Fuoco che guada lentamente. Di qui non si passa e conviene anche sloggiare in fretta. Provo a tornare indietro, ricordandomi che proseguendo lungo la campagna si può arrivare a una via che porta alla Cassia. Percorso nemmeno un chilometro capisco al volo che devo fermarmi al volo e rifare dietro front perché rischio di giocarmi non solo la macchina ma proprio il culo. E sono al punto di partenza quindi, con l’immagine di una giornata trascorsa a dormire come uno sfollato in auto lontano da casa che già si fa sempre più concreta, superata solo dalla volontà rabbiosa e forse folle di tornarmene a ogni costo tra le quattro mura del mio microlocale di periferia. Provo a cercare col navigatore un percorso alternativo: manco a dirlo, uno dei due telefoni non riesce a prendere la ricezione quindi è inservibile. Provo con l’altro, più vecchio ma sembra andare. Un primo giro mi riporta per la terza volta all’incrocio sommerso, che ora è anche  completamente al buio e i pompieri nemmeno ci sono più. Mi è rimasta una sola strada ancora da provare, alla cieca praticamente. Finché è in salita va bene,  non corro rischi di impantanarmi  o di aspirare acqua nel motore spaccando tutto ma vado comunque a lumaca per evitare sorprese. Diversi conducenti invece non sono dello stesso avviso e mi sorpassano alla grande, quel che è peggio anche nei tratti più depressi sollevando ondate paurose che mi lasciano sommerso e fottendosene dei tapini che aspettano l’autobus a bordo strada. Gli uni e gli altri forsennati di un girone dantesco, gente che non può permettersi di alzare il telefono e chiamare al lavoro dicendo che non viene: la disperazione della famosa crisi è anche questa. Riesco alla fine a riprendere la Boccea da via di Selva Candida aggirando l’incrocio sommerso, sempre a passo d’uomo. Arrivo in prossimità del Raccordo pensando che se riesco a salirci è fatta. Un altro ostacolo:  autobus dell’Atac  a decine fermi incolonnati sulle rampe di accesso direzione Aurelia, evidentemente più avanti qualcosa impedisce il transito. Fortunatamente per me devo prendere l’altra rampa, quella in direzione dello lo svincolo autostradale per Firenze. Raccordo al buio pesto, sessanta – settanta all’ora, superato anche dagli autotreni a cannone. Mi ripeto che è fatta quando vedo davanti lampeggianti blu e bengala di segnalazione prima di entrare in una delle gallerie costruite pochi anni fa. Che altro succede, mormoro da solo, mentre il fondo stradale diventa all’improvviso una specie di continuo cratere, da percorrere a zero all’ora se non vuoi ribaltarti. Ma come, anche sul Raccordo e per giunta in un tratto recente! Ebbene si, e dentro la galleria trovo la conferma a quanto detto ora: macchine ribaltate, accartocciate, un incidente mostruoso di cui però non troverò notizia cercando in rete successivamente. Superato anche quello, sono ormai vicino allo svincolo di casa, quello per la Salaria. Immagino già che all’incrocio per entrare a Settebagni ci sarà il consueto lago che si forma perché i tombini sono otturati per i quali ogni amministratore pubblico dà la colpa al suo predecessore, che se uno ripercorre la catena da loro proposta finisce per prendersela con Tarquinio il Superbo. Oggi però si fanno le cose in grande e  ad essere allagato è anche il sottovia ferroviario più recente, quello della Salita della Marcigliana. Nonostante tutto ce la faccio e imbocco il vialetto del residence respirando vigorosamente di sollievo mentre cresce la rabbia verso gli artefici o quantomeno i complici di tutto questo. Proprio loro, sappiamo benissimo di chi si parla: quei politici locali che proprio ieri si accapigliavano (o fingevano di farlo) sui massimi sistemi, sui registri delle unioni civili, sui marò in India, sulla Palestina, che cianciano di piani del traffico e di isole pedonali quando qui puntualmente si nuota nei liquami a ogni temporale. Quegli stessi politici che a ogni elezione ti affogano di manifesti abusivi compiacendosene anche, che ti invitano a cene elettorali pagate da te e il resto dell’anno te lo mettono in quel posto. Quei vecchi marpioni (vecchi non all’anagrafe ma nell’animo) che pontificano di regolamenti municipali come se salvare la forma potesse coprire una sostanza disastrosa, testimoniata per l’ennesima volta dal fatto che qui stiamo nemmeno all’ABC della ordinaria amministrazione, di una manutenzione del territorio appena decente; e invece stiamo con i sottopassi che diventano trappole mortali, ci troviamo con morti annegati orribilmente, vite distrutte per le quali nessuno pagherà. E poi blaterano di capitali europee, di civiltà. Me ne vado a dormire frustrato, senza speranza per un sapiente copione che ormai si ripete puntuale, come le accuse reciproche tra i soggetti di cui sopra di cui al risveglio nemmeno mi va di leggere. E intanto oggi nemmeno so come riuscire a raggiungere il posto di servizio. Ma a lorsignori ovviamente non importa, hanno altro di cui occuparsi.

Alessandro Pino

 

In giro per Roma a caccia di location cinematografiche – di Alessandro Pino

6 Ott

PINOlocationromacoppede (pubblicato su http://www.di-roma.com)

Riconoscere luoghi familiari nelle scene di un film magari di parecchi anni or sono, con sorpresa e anche compiacimento, constatandone l’eventuale mutazione nel tempo. Oppure, seguendo un procedimento inverso, cercare di rintracciare dove sia stata girata una certa scena, scoprendo a volte che spesso per ragioni di economia angoli e scorci della Capitale (ma non solo) sono stati spacciati per tutt’altro posto nella finzione. Quanti tra i lettori – oltre a chi scrive – coltivano questo interesse, magari tenendolo per sé ritenendo si tratti di una stravaganza? Ebbene, adesso si può fare outing cinefilo scoprendo di essere in nutrita e qualificata compagnia: in libreria c’è Roma, si gira! 2 libro dedicato alle location cinematografiche capitoline nelle pellicole degli anni Settanta e Ottanta (seguito di un primo volume riservato alle pellicole fino agli anni Sessanta).

via Giovanni Conti

via Giovanni Conti

Il volume edito da Gremese è il naturale sviluppo di un percorso nato in rete con il forum cinefilo «Davinotti.com» a opera di Mauro D’Avino che ne è coautore assieme a Lorenzo Rumori. Grazie al contributo di numerosi e incalliti “cacciatori di location”è stato possibile individuare negli anni (il sito è nato nel 2006) una quantità di ambientazioni che avrebbero richiesto un’enciclopedia invece dell’agile volumetto ora proposto, in cui ne è appunto elencata solo una parte. Tra quelle relative al quadrante nordorientale della città si annoverano i palazzoni a elementi cilindrici di via Giovanni Conti visti in Un sacco bello di Carlo Verdone; l’inquietante complesso residenziale realizzato dallo studio Coppedè agli inizi del Novecento, apparso in svariate pellicole (Inferno di Dario Argento, per citarne una che rende l’idea dell’atmosfera che ispira il luogo); altrettanto lugubre l’orfanotrofio abbandonato di via Bartolomea Capitanio (traversa di via della Marcigliana) visto in La banda del gobbo con Tomas Milian.

via Bartolomea Capitanio (Marcigliana)

via Bartolomea Capitanio (Marcigliana)

Il libro e il sito sono una vera manna per i nostalgici di una Roma ormai scomparsa, disseminata di cabine telefoniche e vespasiani in marmo, percorsa da un parco circolante di produzione quasi esclusivamente nazionale (immancabili la gloriosa Alfetta e gli autobus Lancia Esagamma). I lettori possono divertirsi anche provando a individuare qualche ambientazione finora non “radarizzata” (ovvero confermata con tanto di coordinate geografiche, in gergo davinottiano) e anche una delle firme di questa testata ha voluto fornire il suo contributo segnalando che nella propria abitazione (sita lungo la via Salaria in località Settebagni) fu ambientato un episodio della serie televisiva Uno di noi con protagonista Gioele Dix: menzione d’onore fuori concorso, per così dire, esulando dalla categoria cinematografica.

Alessandro Pino

Una notte sul marciapiede

20 Set
(pubblicato su http://www.di-roma.com)
Cronaca di una passeggiata tra amici per richiamare l’attenzione sulla convivenza forzata tra residenti, puttane e clienti, con il rischio di farsi una cultura in tema di profilattici e moda da strada
L’appuntamento, diffuso con un volantino via fb e mailing list è per le 21,30 del 12 settembre, su via di Prati Fiscali. Sulle strade sono già al lavoro alcune professioniste, più vestite del solito perfino sulla Salaria, anche se sono in numero inferiore, merito di una delle operazioni periodiche della Questura.

Passeggiataantilucciole genteGuardando l’assembramento di gente, la prima cosa che salta agli occhi è la massiccia presenza di divise: carabinieri, polizia e vigili urbani. A guardare meglio si individuano anche diversi colleghi di altre testate. Con l’occhio allenato dalla cronaca politica locale non risulta difficile scorgere alcuni esponenti del parlamentino del Municipio, intervenuti tutti in rappresentanza dei rispettivi partiti e movimenti ma senza portare alcun vessillo, per rispetto ai cittadini che avevano chiesto che tutto rimanesse apartitico. Nessuna manifestazione ufficiale ma la collaudata formula della “passeggiata tra amici”. In effetti, a furia di camminare insieme sotto casa, molti hanno finito per stringere amicizia davvero. Questi residenti non sono organizzati in un comitato vero e proprio e ad avvertire polizia e carabinieri dell’appuntamento sul marciapiede, per tutelare la sicurezza dei partecipanti ci ha pensato l’ex assessore Filini, dopo essere stato invitato da alcuni dei più attivi.

In attesa di cominciare il giro, sottovalutato nella sua lunghezza anche a causa della presenza di padri con passeggini e nonnini con gli ausili per camminare, cominciamo a chiacchierare con i residenti. Gente qualunque, con facce talmente normali da poter essere sovrapposte con quelle del proprio dirimpettaio o con la zia più calma, pacifica e anche un po’ noiosa che tutti abbiamo in famiglia. Avrebbero anche delle vite tranquille, se non fosse per questo piccolo problema che li affligge: il puttantour sottocasa, ad ogni ora della notte, con tutto il circo che si porta dietro fatto di papponi, clienti, liti notturne e coltelli, a volte pure pistole. Genitori che scortano le figlie al rientro del sabato sera, mariti che aspettano le mogli alla fermata del bus quando appena fa buio.

Case impossibili da rivendere anche con un forte sconto, chi vuole infilarsi in un tale show alzi la mano.

La passeggiata inizia e decidiamo di farci fare delle dichiarazioni dai consiglieri municipali intervenuti, tutti della minoranza. Il primo a cui chiediamo è Manuel Bartolomeo, neo eletto del Pdl, con un’idea ben precisa che non tarda a rendere pubblica: «Oggi siamo qui per cercare di contrastare il fenomeno che da anni affligge il nostro Municipio. Prima le prostitute erano schierate all’altezza del ponte del treno a via di prati fiscali e man mano le abbiamo viste avanzare fino all’altezza del Mc Donald e a volte fino a piazzale Jonio. Siamo qui con i cittadini perché ci hanno chiamato, siamo scesi in piazza a cercare di dare uno scossone a questo fenomeno. Io sono per la riapertura delle case chiuse, in modo che il fenomeno possa essere più controllato, anche a livello di decoro soprattutto visivo. La mattina si ritrovano focherelli accesi e verso le cinque le persone che escono di casa e i bambini delle scuole sono costretti a vedere donne seminude, come spettacolo non è il massimo».

Francesco Filini, consigliere FdI, che già da assessore della passata consiliatura aderì alla protesta: «Fratelli d’Italia aderisce a questa iniziativa apartitica. Siamo qui senza bandiere politiche per stare a fianco dei cittadini, una cosa che facevo già quando ero in maggioranza, ora il problema si è ripresentato in maniera peggiorata, sono arrivate fino a piazzale Jonio. La cosa positiva è che le passeggiate di due anni fa hanno avuto i loro effetti, le lucciole si erano scoraggiate un po’. Quest’anno si è aggiunto il comitato Salviamo Prati Fiscali e hanno aderito anche altre forze politiche come il movimento Cinque Stelle, la lista Marchini e il Pdl. Sarebbe stato il caso che fosse venuto qualcuno della maggioranza, purtroppo è stata un’occasione persa».

Già, l’assenza di esponenti anche minori della coalizione di maggioranza si nota e parecchio, c’è chi scrolla le spalle dicendo “noi li abbiamo invitati tutti”. Probabilmente in questo frangente è stato commesso un errore tattico, perché se è vero che le istituzioni locali poco o nulla possono per contrastare il fenomeno, i cittadini esasperati dalla strafottenza di chi sa di non subire alcuna conseguenza, apprezzano molto anche la semplice solidarietà e l’impegno perché si affronti a livello legislativo la ridefinizione entro limiti certi di un’attività inestirpabile. O forse il pressing c’è ma non è stato pubblicizzato. Questa sera non lo potrà spiegare nessuno.

Passeggiataantilucciole zoccoli

Intanto la comitiva, seguita a vista da alcune macchine di servizio prende possesso del marciapiede lato Zecca dello Stato, verso la Salaria. Le lucciole si sono spostate più avanti ma in terra rimangono zoccoli dai tacchi altissimi, preservativi usati e vestitini microscopici. Dalle caditoie di scarico otturate si affacciano erbacce impolverate di varia grandezza, come anche dalle crepe dell’asfalto.

Non è più un luogo frequentato dai pedoni, decisamente.

Fabrizio Cascapera, lista Marchini, passeggiatore anche lui per una sera: «Ho deciso di dare supporto a questa manifestazione perché credo che sia il dovere di ogni rappresentate dei cittadini stare vicino alle richieste del territorio. Vogliamo chiedere fortemente alla maggioranza di trovare delle soluzioni a questa situazione che non è più accettabile. Il Municipio non può tantissimo, dovrebbe fare più che altro una segnalazione più in alto, al Comune che prendesse dei provvedimenti, che aumentasse le forze dell’ordine. I tagli alla spending review hanno ridotto le forze dell’ordine al lumicino, hanno anche gli scarponi bucati, però magari si possono spostare le forze su problemi che sono più sentiti. Non possiamo girarci dall’altra parte, non possiamo far finta che non ci siano, prati fiscali è una parte del nostro territorio lasciata un po’ a se stessa. Riteniamo che sia un dovere morale stare qui vicino a loro anche se non conta niente a livello fattivo ma l’importante è esserci perché è per questo che siamo stati votati, anche per questo».

Mentre parliamo con Simone Proietti – consigliere del M5S – sotto il cavalcavia della ferrovia, rimaniamo ultimi del corteo, seguiti soltanto dalle pattuglie della polizia che si sono messe di traverso in mezzo alla carreggiata per rallentare il flusso di macchine verso l’Olimpica, creando così una scenografia che non dovrebbe passare inosservata nemmeno al più distratto degli autisti, la nostra attenzione viene catturata dal gruppetto di prostitute che si è formato dall’altro lato della carreggiata, direzione piazzale Jonio. Attirate dalla mercanzia esposta, alcune macchine si fermano, salvo poi accorgersi dei flash delle fotocamere. Conseguente ripartenza a razzo. Tutte, tranne una, il cui conducente inizia addirittura una trattativa fino a quando non viene fatto desistere dagli applausi e dai fischi inframmezzati dai complimenti che provengono dal gruppo di amici in passeggiata. Un piccolo, momentaneo successo, rimasto inciso nel nastro della dichiarazione del pentastellato «Sono qua per i cittadini, in rappresentanza del movimento nel Municipio. Siamo qui per iniziare ad arginare questo fenomeno della prostituzione che ormai è sempre più in espansione, in questo istante abbiamo avuto una dimostrazione dell’efficacia della presenza. E’ un problema ormai sempre più sentito dai cittadini, sono sempre più esasperati, mi hanno raccontato di scene vicinissimo alle abitazioni il problema è l’incuria. Perché dove vanno queste prostitute? Qui, nella zona è pieno di vegetazione incolta è la che vanno. La soluzione sarebbe anche banale, riqualificare determinate zone, fare della manutenzione ordinaria in questo caso servirebbe straordinaria, abbiamo visto la vegetazione in che stato sta».

Passeggiataantilucciole tunnel 2Continuiamo la marcia andando oltre il ponte, in direzione del sottopasso. Lì davanti, l’euforia dovuta alla cacciata del cliente di poco prima scema vistosamente. Ci si guarda in faccia alla ricerca di coraggio. Spiamo negli occhi degli agenti più conosciuti in zona un cenno che ci dica che sì, è sicuro, abbiamo controllato prima. Un mezzo sorriso con appesa una sigaretta fumata a metà e la cronista più fifona della storia si fa spiritosa. All’ingresso del tunnel cancelli mai serrati, sembra ci siano problemi sullo stabilire a chi tocchi l’incombenza di aprire all’alba e chiudere al tramonto e tanti auguri a chi dovrebbe passarci di notte. D’altra parte di notte… chi ha il fegato di entrarci da solo?

In terra spazzatura di ogni tipo, fazzoletti, cartacce, bottiglie rotte, preservativi utilizzati da poco, perizoma sguaiati, vestitini maculati di quelli che si acquistano a pochi euro nelle bancarelle. E un odore recente, un misto di polvere, urina, sperma e sudore.

Riemergergiamo in superficie con in testa i versi della Divina Commedia “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, mai così apprezzati e veritieri.

Finalmente una signora che abita nelle vicinanze si fida di noi e ci racconta il suo inferno quotidiano, dietro promessa dell’anonimato: «L’unica cosa è che così facendo gli facciamo perdere quelle due tre ore di lavoro. Se andiamo via a mezzanotte o l’una, per le 2 sono già qua, ubriache che cominciano a strillare e si buttano in mezzo alla strada. Se ti rientra un figlio a mezzanotte tu stai qua ad aspettare perché a quell’ora le trova sotto casa. Se dici qualcosa ti sputano addosso, come hanno fatto anche oggi pomeriggio con me, alla fermata dell’autobus. La pista ciclabile non si può usare, ha visto anche lei tutto quello che c’è li sotto, le trova a tutte le ore. Sotto casa non puoi uscire perché se capiscono dove abiti e sei stata a passeggiare per disincentivarle, poi ti vengono a fare i bisogni – solidi e liquidi – nell’androne del palazzo . Siamo schiavi, in galera. Vengono giù nell’androne, te li trovi nel giardino condominiale».

Passeggiataantilucciole poliziaMentre parliamo con la signora, dall’altro lato della strada una pattuglia ferma una grossa auto straniera, riconosciuta dai residenti come quella di un tizio che trasporta le prostitute in postazione. I controlli di rito e l’auto riparte. Non c’erano passeggere a bordo, non ci sono gli estremi per fare altro.

C’è chi inveisce, chi invoca manette, arresti, processi. Inutile tentare di spiegare per l’ennesima volta a degli animi esasperati dal senso di impotenza che prostituirsi non è reato, che andare a puttane non è vietato e che l’unica attività illecita è lo sfruttamento, che gli atti osceni in luogo pubblico non portano all’ergastolo e che l’offesa al comune senso del pudore è poco più di una battuta da quando non si riesce più a stabilire cosa vuol dire “comune senso”. 

Cristiano Bonelli, ex presidente Pdl del Municipio, è un fiume in piena impossibile da fermare: «Un modo per chiudere i cancelli del sotto passo si può trovare. Noi stavamo aspettando l’apposizione dell’ultimo cancello, perché altrimenti diventa una trappola per topi. Basta un piccolo sforzo, con qualcuno che lo fa a costo zero per l’amministrazione perché i vigili non lo possono fare. L’altra settimana siamo stati presenti ad analoga passeggiata, abbiamo presentato degli atti in municipio che sono all’attenzione delle commissioni inerenti a Prati Fiscali, un’attività che dà seguito anche alle nostre iniziative di governo».

«La soluzione non può essere quella annunciata dall’attuale maggioranza, cioè… (tace). Il presidente del Municipio è stato invitato ad una riunione di un comitato – continua Bonelli – e la sua risposta sconcertante è stata: “Bisogna combattere il fenomeno alla fonte, cioè gli sfruttatori”. Il presidente di un municipio non può dare una risposta del genere, scontata da una parte e incompetente dall’altra. Perchè è normale che bisogna lavorare a monte di tutta una criminalità organizzata che c’è dietro la prostituzione e talmente normale che il presidente del municipio non è demandato a fare questo, semmai tocca alle forze dell’ordine preposte, magari anche su imput. Il presidente del Municipio deve dare delle risposte concrete o magari provare a darle, quotidiane, che non saranno mai la soluzione del problema».

«Il disegno di legge va seguito – conclude Bonelli – noi stiamo organizzando delle iniziative per sollecitare l’iter che si è fermato alla Camera però un municipio non può dire silenzio oppure dire è a monte. Un municipio si deve mettere in campo, nei limiti delle sue possibilità, con le mille difficoltà che ci sono. Non è che ieri non c’erano e oggi ci sono, forse ora sono anche di più. Però non può rispondere in questa maniera, la gente è molto arrabbiata. Lo stesso discorso vale per gli insediamenti abusivi che cominciano a venti metri da qua e mai prima erano stati così tanti. Al Ponte delle Valli sono quaranta le baracche. Dire “io non faccio gli sgomberi” è da irresponsabili, è una cosa che tu non puoi dire. Puoi dire non faccio gli sgomberi ma farò questo. Non puoi non dire niente. Sono consapevole del fatto che purtroppo su queste due questioni ad oggi le soluzioni non esistono, ma questo non giustifica il fatto che tu non metti in campo tutte le forze che puoi, dando la presenza sul territorio».

Continuiamo la passeggiata rimanendo indietro con un signore rallentato dall’età. Sono già arrivati quasi tutti all’altezza del supermercato e ci dispiace lasciare solo il nonnino che, saggiamente, decide di tornare indietro, le sue gambe hanno già dato tutto quello che potevano, orgogliose di fare qualcosa per cercare di non farsi cacciare da casa propria.

Raggiungiamo il gruppo quando si sta per sciogliere, lasciando libere dal servizio le forze dell’ordine. Sono pochi anche i giornalisti rimasti, ormai le ore di camminata sono quasi tre e manca poco all’una di notte. Avremmo percorso in totale circa cinque chilometri e il sonno e la stanchezza cominciano a farsi sentire. A differenza delle “professioniste” del sesso, tutti quanti i presenti domattina dovranno alzarsi presto.

Passeggiataantilucciole preservativo 2

Fermi davanti alla rampa d’accesso di un supermercato, rinveniamo gli ultimi souvenir della serata, due metri sotto le prime finestre delle abitazioni sovrastanti: soliti vestiti abbandonati, fazzoletti, preservativi usati.

Intorno macchine parcheggiate, lampioni, portoni. Diventa difficile cercare di capire le ragioni non di chi vende sesso per strada, ma di chi lo compra, qual è la molla che li spinge a consumare rapporti mercenari frettolosi per strada, in situazioni precarie, scomode e pericolose? Tratteranno sulla tariffa? Pagamento con banconote di piccolo taglio? Single condannati dalla solitudine o accompagnati felicemente alla ricerca di chissà che? Nel caso, come giustificano le uscite di denaro? Belle domande che non troveranno nessuna risposta. Mai come in questo caso è di rigore il negare sempre, ammettere mai.

Alla spicciolata gli ultimi residenti scompaiono nei portoni delle loro case. Noi ci avviamo alla macchina passando per un parcheggio scarsamente illuminato ma animato da figure losche o che almeno ci sembrano tali, data l’ora, dato quel che abbiamo appena vissuto. Ci sembra di essere stranamente osservati da occhi invisibili e la sensazione non è delle più piacevoli. Il suono della sicura della portiera diventa insolitamente rassicurante, mentre la macchina si mette in moto.

Luciana Miocchi e Alessandro Pino

Servizio video dell’anniversario di Space Invaders al Vigamus – di Alessandro Pino

6 Ago

E sul finire del video…..una sorpresa Vip

http://www.youtube.com/watch?v=GC5txvitm1w

Intervista video a Lorenzo Ardizio, autore di libri sull’Alfa Romeo – di Alessandro Pino

6 Ago

Servizio video di Alessandro Pino, alfista appassionato da sempre

all’indirizzo del nostro canale youtube: http://www.youtube.com/watch?v=r-mes3qr1Cw

Grave incidente al 16 km dell’A1 vicino Settebagni. Traffico bloccato per ore – di Alessandro Pino

2 Ago
Grave incidente stradale questa mattina poco prima delle dieci sulla diramazione Roma Nord della Autostrada del Sole. Al sedicesimo chilometro una autocisterna carica di gasolio si è ribaltata travolgendo una macchina e perdendo parte del carico. Ferita gravemente una donna al volante della vettura, meno preoccupanti le condizioni del camionista. Entrambe le carreggiate sono state chiuse al traffico fino a quasi mezzogiorno tra le uscite Castelnuovo di Porto e Settebagni per consentire i soccorsi da parte di Vigili del Fuoco, Polizia Stradale e ambulanze.
Anche successivamente alla riapertura si sono registrate forti code nei due sensi di marcia.
Alessandro Pino

Condannato a sette anni in primo grado Silvio Berlusconi

28 Giu

Silvio Berlusconi 1(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Al termine di una camera di consiglio durata sette ore è stata letta in aula alle 17.35 circa fa la sentenza di primo grado del processo “Ruby”, che vedeva imputato Silvio Berlusconi per concussione – per costrizione – e prostituzione minorile. Sette anni di reclusione, uno in più rispetto a quanto chiesto dalla PM Ilda Boccassini, oggi non presente in aula perché in ferie, sostituita dal capo della Procura di Milano, Edmondo Bruti Liberati…

 

Ecco il video della lettura della sentenza da La Stampa.

 

Oltre alla condanna alla refusione delle spese processuali, la IV sezione penale del Tribunale di Milano ha applicato anche la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il leader del Pdl sarà sottoposto anche ad interdizione legale per tutta la durata della condanna. Disposto il sequestro dei beni di Ruby Rubacuori e del suo compagno Luca Risso.

 

 

L’ex premier all’inizio del processo era stato accusato di concussione per induzione, ma a causa delle modifiche introdotte alla legge anti corruzione dall’esecutivo Monti, nel corso del dibattimento il reato è stato trasformato in concussione per costrizione. Il capo d’accusa originario prevedeva una pena massima di otto anni, quello attuale dodici. E’ stata quindi affermata la responsabilità penale dell’imputato con riguardo al delitto previsto dall’art 317 quater cp, indotto nel 2012, poiché il collegio ha ritenuto che la condotta di Berlusconi abbia costato i pubblici ufficiali ad agire nel modo descritto e non soltanto indotto come previsto dal capo di imputazione.

 

 

A nulla è valso il deposito di una breve memoria ad integrazione dell’arringa difensiva dello scorso 3 giugno, da parte degli avvocati di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo.

 

In conseguenza alla sentenza di condanna emessa, l’elenco dei testi ascoltati a favore dell’imputato, che hanno reso testimonianza discordante con quanto accertato durante il dibattimento – una ventina in tutto – è stato trasmesso alla Procura perché vengano istruite le indagini del caso, ravvedendo in alcune delle deposizioni rese in udienza un fumus di falsa testimonianza. Tra i nomi conosciuti risaltano l’esponente Pdl Valentino Valentini, l’europarlamentare Licia Ronzulli e la senatrice Mariarosaria Rossi, nonché il Commissario di polizia che affidò Ruby a Nicole Minetti, il cantautore Mariano Apicella e diverse delle olgettine che frequentavano le cene di Arcore. Per Luca Giuliante, ex avvocato di Ruby, i giudici hanno disposto la trasmissione degli atti al Consiglio dell’ordine degli avvocati di Milano.

 

 

 

Le reazioni da parte degli esponenti del Pdl non si sono fatte attendere, arrivando alcuni anche a gridare al colpo di Stato. Mentre fuori dal Tribunale i supporter del Cavaliere intonano l’inno di Mameli, la stampa internazionale ha già battuto la notizia mettendo in ben in evidenza l’imputazione e la condanna. In realtà, codici alla mano, la condanna diverrà definitiva solo allo spirare del terzo grado di giudizio, compresa quindi anche l’interdizione dai pubblici uffici. Per un’eventuale rischio di prescrizione bisognerà attendere il 2027. Sempre che non intervenga un indulto o una qualche forma di amnistia.

 

Luciana Miocchi

Il lunedi mattina, il parcheggio, le strane mutazioni genetiche degli smartisti a Roma

24 Mag

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

SMARTtorre1Nuvoloso Lunedì mattina, quartiere Prati, orario della ricerca affannata di parcheggio, umore d’ordinanza, pessimo.

Per una di quelle fortunate coincidenze, una decina di macchine escono dalle strisce blu della stessa via quasi contemporaneamente. Posto a go-go per tutti, per almeno tre minuti. Soltanto pochi istanti prima ero psicologicamente preparata ad affrontare una lunga e dura battaglia per la conquista di una sosta a pagamento. Una volta tanto parcheggio subito, anche se non proprio agevolmente: uno scooter infilato di traverso e la recinzione di un albero mi complicano la vita ma modestamente me la cavo e sono grata al cielo di essere stata risparmiata proprio in questo inizio di settimana. Odo il cinguettare degli uccellini, addirittura. Serena scendo dalla macchina con tutta calma per andare a pagare il tagliando. Respiro l’aria profumata di maggio ma fredda che sembra novembre e i passanti mi paiono tutti amichevoli, anche quelli che transitano sulle strisce pedonali nonostante il semaforo rosso. Con un sorriso tiro fuori le monetine e le infilo nella macchinetta, quasi accarezzandola, beata. Roma stamattina ti lovvo più degli altri giorni, trovare posto al primo sguardo è emozionante e ben disponente verso il prossimo, lo devo ammettere. Davanti a me si stacca dal marciapiede una berlina. C’è una smart in attesa. Schiaccio il tasto per stampare il biglietto del parchimetro mentre osservo la strana manovra della guidatrice. C’è spazio a sufficienza per una manovra classica ma lei tira in avanti, sterza tutto, si ritira in avanti, sterza a dritta, retromarcia a manca e….si parcheggia a novanta gradi rispetto la logica corrente. Non ha resistito o è l’unico parcheggio che è in grado di fare. Non contenta, si esibisce ancora in un altro paio di assestamenti, poi si guarda intorno soddisfatta. Lo spazio che ha risparmiato basta si e no per uno scooter che messo così farà incazzare parecchio il guidatore della macchina che la precede, quando la andrà a riprendere. Ma che importa? Ho appena realizzato la sosta più veloce da quando vengo qua, sono rilassata, distesa, in pace con il mondo nemmeno avessi fumato il calumet della pace con Toro Seduto. Solo che..il quesito del giorno è: perchè???? Ovvero la strana mutazione genetica che sembra essere posseduta dall’80% di portatori (in)sani di Smart

Luciana Miocchi

Roma: lettera di minaccia a Massimo Inches dopo l’esposto sulle soste irregolari dei camion bar

22 Mag

289308_10200115872805793_349938111_o(pubblicato su http://www.di-roma.com)

“Lasciatece lavorare in pace….i furgoni ristoro…altrimenti ci incazziamo con voi…A Inches ci pensiamo noi. Lo vedete con le stampelle. Se tutto va bene…’ E’ questo il testo della lettera anonima che ha come destinatari il quotidiano Il Messaggero, il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e il sottoscritto, in seguito al dossier che ho consegnato alla Procura sulle irregolarità riscontrate nel mio tour di verifica sulle attività dei camion bar dislocate sul territorio della Capitale, di cui si è occupato lo stesso quotidiano. Dopo la consegna di quella documentazione è stato aperto un fascicolo in Procura per approfondire e chiarire i motivi per cui vengano derogate molte delle regole riguardanti i chioschi ambulanti, sfociando nell’illegalità, senza che si intervenga in maniera adeguata e puntuale. Se qualcuno si è sentito in dovere di scrivere queste frasi vigliacche, significa che ho toccato un nervo scoperto, segno che la mia attività si svolge nella giusta direzione. Queste minacce, le ennesime che ricevo, non mi intimoriscono ma, al contrario, rappresentano un ulteriore motivo per continuare a lavorare al fine di garantire la legalità nel territorio capitolino”. Questa è la nota diffusa alle agenzie di informazione daa Massimo Inches, consigliere del II Municipio di Roma Capitale, con il pallino del rispetto dei regolamenti comunali e della legalità.

Nel corso degli anni di minacce ed intimidazioni ne ha messe da parte diverse, tanto da poter cominciare a parlare di una importante collezione. Il fatto è che spesso e volentieri dai suoi esposti precisi, dalla documentazione inappuntabile, figli dell’ottima conoscenza dei regolamenti di polizia urbana, essendone stato dirigente per lunghi anni, nascono dei veri e propri filoni di indagini, con tanto di processi e condanne.

Non è un uomo da aver paura, Inches. Già negli anni settanta era una figura di “guardia” rispettata dai movimenti studenteschi di ogni schieramento per via della spavalda incoscienza con cui fronteggiava situazioni in quegli anni niente affatto tranquilli. L’età gli ha regalato un po’ di prudenza in più: tra sistemi di sorveglianza hi-tech,  tecniche di autodifesa  e visite regolari al poligono può dire di non lasciare nulla al caso. d’altra parte, pretendere legalità sembra essere diventata un’attività ad alto tasso di rischio.

Luciana Miocchi

Roma Capitale: guardie giurate Axitea, dramma disoccupazione nell’indifferenza generale

17 Mag

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

axiteafinedeigiochiSi è messa male, anzi malissimo la situazione per le guardie giurate della sede romana della società Axitea e per le loro famiglie: letteralmente logorati da tempo per i disagi e l’ansia di lavorare in un istituto di vigilanza – in passato noto come Mondialpol Roma – che ha perso appalti storici uno dopo l’altro in seguito a una gestione criticata da molti, hanno avuto nei giorni scorsi una amara e definitiva conferma alle previsioni più nefaste sul loro destino. Il 15 maggio nella sede di via De Chirico si sono tenuti nella sede due incontri (uno la mattina, l’altro il pomeriggio) con i rappresentanti delle segreterie territoriali dei sindacati di settore (Mauro Brinati per la Fisascat Cisl, Barbara Di Tomassi per la Filcams Cgil e Sergio Ariodante per la Uiltucs Uil), presenti anche le rappresentanze sindacali interne all’azienda.

Probabile che i dipendenti – già passati attraverso diversi mesi di cassa integrazione, ora non più rinnovata – sperassero di ascoltare qualche notizia che lasciasse uno spiraglio di speranza. Forse si aspettavano di sentir proporre delle iniziative di protesta, di agitazione. Quando invece sono stati messi di fronte – dopo mesi nei quali si sono rincorse voci e supposizioni di ogni tipo su una qualche ripresa, amplificate anche dai classici e controproducenti meccanismi del passaparola – al fatto compiuto della decisione di procedere ai licenziamenti collettivi per quasi la metà del personale, la rabbia la delusione e la frustrazione sono montate rapidamente.

In concreto i sindacalisti hanno prospettato alle guardie giurate la scelta tra due opzioni non tanto diverse tra loro, visto che comunque di licenziamento si tratta. Unica differenza la possibilità di avere un incentivo di pochissime migliaia di euro (nel caso di un’uscita volontaria immediata) oppure niente (nel caso il dipendente volesse rimanere fino ai primi di settembre, periodo indicato inizialmente come quello in cui sarebbero partiti i licenziamenti coatti).

Praticamente traducibile in una scelta tra buttarsi dal primo piano di un palazzo in fiamme oppure dal decimo, senza possibilità di provare a spegnere l’incendio. Rabbia, delusione e frustrazione, come detto.

Si è provato quindi a chiedere spiegazioni su come sia stato possibile arrivare fino a quel punto, con una paradossale situazione di personale in esubero, a fronte di un bilancio societario in attivo. La laconica risposta è stata che si tratta di logiche dei fondi di investimento (come quello che ha la proprietà di Axitea) e poco ci si può fare. Responso che non è andato giù a parecchi dei presenti.

Nella riunione della mattina i toni si sono alzati rapidamente già da subito dopo un inizio poco felice nel quale la Di Tomassi aveva dichiarato abbastanza bruscamente di non voler essere ripresa per mezzo dei telefonini, come se – molti hanno osservato – quello fosse il problema principale. Era prevista una votazione per alzata di mano per decidere se dare mandato ai sindacati di accettare la proposta aziendale dell’uscita incentivata, in modo da permettere poi di fruirne ai singoli che lo avessero preferito. Non è stato possibile procedervi per il rapido accendersi dei toni; ovviamente si tratta di un eufemismo che viene usato per non creare ulteriori problemi a persone già nei guai fino al collo, ma chi c’era ha raccontato di aver visto in lacrime gente che in servizio era passata per le situazioni di degrado e rischio più totali e di aver udito urla e insulti scatologici all’indirizzo dei sindacalisti accusati apertamente non solo di avere fatto poco per tutelare i lavoratori ma di essersi venduti mandandoli allo sbaraglio.

Per evitare il peggio i delegati sindacali hanno preferito allontanarsi terminando in pratica con un nulla di fatto l’incontro, risultato che si è ripetuto nella sessione pomeridiana. Da queste premesse, nella riunione tenutasi il giorno dopo con i rappresentanti della Axitea si è convenuto di aspettare il 30 giugno per l’avvio dei licenziamenti, procedendo nel frattempo a un referendum interno riguardante sempre l’adesione all’uscita incentivata che avrebbe dovuto essere votata per alzata di mano.

In ogni caso, davanti alle guardie giurate della Axitea si è purtroppo aperto un vero e proprio baratro nel quale dover cadere per forza buttandocisi volontariamente o aspettando che il terreno frani sotto i piedi: il baratro della perdita del lavoro, del non sapere cosa mettere in tavola per sé e i propri familiari. Ma di questo evidentemente anche ai media nazionali importa poco, visto che – a differenza di altre situazioni – non si è visto lo straccio di una telecamera o di un microfono.

In casi del genere anche la visibilità e la solidarietà che ne consegue servono a dare un minimo di conforto; tocca constatare con amarezza che sono mancate anche quelle.

Luciana Miocchi

L’Italia è una Repubblica fondata sul gioco d’azzardo? – di Alessandro Pino

1 Mag

giocodazzardoImmediatamente dopo la recente sparatoria di Montecitorio sono emersi diversi aspetti della biografia dell’attentatore Luigi Preiti: si è detto che viveva il dramma della disoccupazione in aggiunta a quello della fine del proprio matrimonio. Oltre a questo pare avesse dilapidato ogni avere al gioco d’azzardo elettronico legalizzato, ai videopoker o slot machine insomma. Ora, non è certo intenzione di questo articolo giustificare azioni del genere, che comunque rappresentano una novità per il nostro paese  essendosi fino a oggi letto (purtroppo) di suicidi per casi analoghi e non di tentati omicidi. Però a questo punto una riflessione sul fenomeno si impone: a fronte di una desolante desertificazione industriale (legata a doppio filo con l’importazione dall’estero di prodotti una volta prodotti qui) e conseguente dissolvimento di posti di lavoro si ha invece il fiorire di un’economia della disperazione, della quale le sale slot (assieme ai “compro oro”) rappresentano la manifestazione più evidente. Da una parte quindi si perde la fonte del proprio sostentamento, dall’altra si cerca di compensare quella perdita con delle effimere vincite al gioco che poi, come si vede, si rivelano perdite rovinose. Basta guardaris intorno, dappertutto è ormai un fiorire di sale da gioco e centri scommesse sconsideratamente promossi col beneplacito di uno Stato che anziché educatore è diventato biscazziere della peggior risma. La tosatura del gregge non richiede nemmeno più strutture come gli ippodromi – da pochi giorni ha chiuso quello romano sito in località Tor di Valle – che almeno davano lavoro a un certo numero di addetti. Basta infatti una macchinetta programmata per spennare il fesso – o il malato secondo alcuni – di turno ed ecco che risparmi ed esistenze vanno in fumo. Quando la sala slot non c’è, si sperpera denaro in rete (anche da cellulare) con siti che propongono giochi analoghi ai quali fornire i dati della propria carta di credito, mentre dei cosiddetti gratta e vinci nemmeno ne parliamo: ci andrebbe scritto sopra “nuoce gravemente al portafogli” un po’ come per le sigarette. Il tutto pubblicizzato a spron battuto con spot biforcuti a base di belle donne e vincite facili che hanno quasi del demoniaco per quanto sono tentatori, sempre però con l’aggiunta dell’ipocrita avvertenza “gioca responsabilmente”. Come non bastasse, è ormai noto che la criminalità organizzata ha messo occhi e mani proprio su questo genere di attività ricavandone miliardi. Si dirà che si è maggiorenni e vaccinati, quindi nel caso si finisca sul lastrico la colpa è personale. Però è pur vero che  l’occasione magari non fa l’uomo (o la donna) ladri, ma più probabilmente gonzi. E allora questa occasione sarebbe meglio toglierla da davanti al  naso, rifondando un’economia degna di questo nome che non si basi sull’aria fritta e destinando risorse alla creazione  di posti di lavoro reali e non di inutili postifici (con la o) dove piazzare i soliti amici degli amici: meglio i pastifici.

Alessandro Pino