Da parecchie notti è rimasto al buio il Raccordo Salario – Settebagni, tratto di strada a quattro corsie che costeggia l’omonimo quartiere nella periferia nord della Capitale. Non è dato sapere se si tratti dell’ennesimo furto di cavi elettrici o di un guasto.
Intanto alcuni residenti hanno avvisato già da qualche giorno l’Anas cui spetta la competenza del caso.
Alessandro Pino
Terzo Municipio di Roma Capitale: al buio il Raccordo Salario Settebagni – di Alessandro Pino
7 SetIl cassone sulle ventitrè – di Alessandro Pino
7 SetSono apparse in rete (nel gruppo Facebook “Usb Ama Roma”) le immagini di un veicolo in dotazione alla Azienda Municipale Ambiente capitolina rimasto interessato da una curiosa avaria: si tratta di un autocompattatore leggero – di quelli usati anche per la raccolta differenziata porta a porta – il cui cassone di stivaggio rifiuti si è sganciato dal pianale, rimanendo appeso da un lato.
Probabile che ciò sia avvenuto a bassissima velocità perchè ad andatura più sostenuta lo sbilanciamento di pesi avrebbe potuto causare il ribaltamento del mezzo.
Desta perplessità il fatto che il camioncino non sembri vecchissimo e anche la targa di immatricolazione sia abbastanza recente: forse in fase di manutenzione qualche mancanza è avvenuta.
Alessandro Pino
“Colora il mondo”: si inaugura un nuovo asilo nido a Monte Sacro – di Alessandro Pino
6 SetUna elegante palazzina nello stile della Città Giardino, situata al civico 9 di via Monviso – nel cuore di Monte Sacro e del Terzo Municipio di Roma Capitale – è la sede di un nuovo asilo nido privato per il quale è stato scelto il nome “Colora il mondo” e che verrà inaugurato il 12 settembre (la festa aperta a tutti gli interessati si terrà dalle 16 alle 19).
Visitando in anteprima i locali accompagnati dalla giovane ma preparata titolare, la psicologa Eleonora Baiocchini, ci si rende subito conto che la struttura non a caso è stata chiamata così: si cammina in un arcobaleno di colori ampio circa trecento metri quadri ai quali si aggiungono oltre settecento di spazi esterni comprensivi di giardino e nei quali verrà realizzato anche un piccolo orto didattico per indirizzare i bambini a una educazione alimentare spesso trascurata altrove. Mette allegria solo a guardarlo e verrebbe voglia di tornare piccolissimi per poterci trascorrere la giornata. La struttura una volta a regime ospiterà una ventina di bambini a disposizione dei quali ci saranno (oltre a Eleonora in veste di coordinatrice) quattro educatori – formati anche per quanto riguarda le manovre di primo soccorso e
disostruzione delle vie respiratorie – una ausiliaria e una cuoca essendo fornito anche il servizio di mensa per il quale ci si avvarrà anche della consulenza di un nutrizionista. L’asilo “Colora il Mondo” si rivolge chiaramente a quelle famiglie che non sono entrate nelle graduatorie per gli asili comunali ma rappresenta anche una interessante alternativa per chi comunque vuole offrire qualcosa di più ai propri figli: è prevista l’offerta di attività facoltative come laboratori di cucina, lettura, inglese con insegnanti madrelingua e grafico-pittorici oltre a una ludoteca mentre nella prossima bella stagione sarà attivato il centro estivo. Fiore all’occhiello del nuovo asilo è il sistema scelto per avere un filo diretto con le famiglie: una applicazione per tablet e smartphone per trasmettere immagini e informazioni pratiche sulle attività svolte.
«L’emozione è tanta perché è un sogno che si concretizza – rivela la dottoressa Baiocchini – già da prima di iniziare l’università il mio sogno era di aprire un asilo nido e ho indirizzato i miei studi in quella direzione. Questa struttura ci è subito piaciuta e sono molto motivata». Altre informazioni sono reperibili scrivendo alla mail info@colorailmondo.it oltre che sul sito http://www.colorailmondo.it o telefonando al 392.34.57.629 e naturalmente partecipando all’inaugurazione del 12 settembre.
Alessandro Pino
Di nuovo appesa la plafoniera alla stazione di Settebagni: atto di vandalismo? – di Alessandro Pino
4 SetErano i primi di giugno quando avevamo pubblicato la foto di una lampada al neon rimasta appesa al soffitto del sottopasso della stazione ferroviaria di Settebagni, estrema periferia del Terzo Municipio di Roma Capitale
Oggi la scena si è ripetuta e la plafoniera è di nuovo penzolante dal cavo di alimentazione come un salame messo a stagionare.
Questa volta però qualcuno – forse il personale di stazione – ha tenuto a specificare con un foglio scritto a penna che si tratta di un atto di vandalismo e che la manutenzione è stata avvisata.
Alessandro Pino
Terzo Municipio di Roma Capitale: il casale alla Marcigliana che doveva diventare centro di accoglienza – di Alessandro Pino
1 SetÈ stata una delle polemiche che ha arroventato l’estate in Terzo Municipio: l’annunciato arrivo di un gruppo di immigrati in una struttura – un vecchio casale nel quale erano iniziati lavori di adeguamento – sita al civico 532 di via della Marcigliana, nel cuore della omonima riserva naturale.
L’edificio però è stato sequestrato durante un sopralluogo effettuato il 20 agosto dai guardaparco di RomaNatura – l’ente regionale per la gestione delle aree naturali protette nel Comune di Roma – assieme ad alcune autorità tra cui il presidente del Terzo Municipio, Paolo Emilio Marchionne che era accompagnato dall’assessore municipale alle politiche sociali Eleonora Di Maggio. A quanto si legge in un comunicato sul sito istituzionale di RomaNatura, infatti, mancava il nulla osta preventivo ai lavori rilasciato dallo stesso ente e necessario in un’area soggetta a vincoli di natura storica, ambientale e paesaggistica. L’assegnazione dei fondi stanziati per l’iniziativa tramite bando pubblicato dalla Prefettura di Roma è stata sospesa così come la pratica delle autorizzazioni. Ma quanti erano precisamente gli immigrati che dovevano arrivare? Le cifre di cui si è parlato oscillano parecchio: sul
proprio profilo Facebook il presidente Marchionne ha parlato di cento persone ma nel comunicato di RomaNatura si parla addirittura di cinquecento. Adesso cosa succederà? Arriveranno comunque e saranno ospitati in un’altra struttura? Certo che a pensarci bene è stato evitato per ora un polverone ben maggiore e che avrebbe potuto esasperare gli animi: se il progetto fosse andato in porto, da un lato i più attenti alle esigenze dei migranti avrebbero sollevato la questione dell’inadeguatezza all’accoglienza di un luogo in effetti parecchio isolato, immerso com’è nella campagna; altri invece avrebbero riproposto il tema di una assistenza che invece spesso – pur trattandosi di comparti di spesa diversi – viene a mancare nei confronti degli italiani in difficoltà economiche e alloggiative.
Alessandro Pino
Terzo Municipio di Roma Capitale: un’idea di Riccardo Corbucci per piazza Sempione – di Alessandro Pino
29 AgoSono ormai giunti a conclusione i lavori di rifacimento del manto stradale che hanno interessato nelle scorse settimane la Nomentana nel tratto che attraversa il cuore di Monte Sacro – dove già sono stati notati alcuni rattoppi – e piazza Sempione.
Proprio per quanto riguarda la piazza, il presidente del Consiglio del Terzo Municipio, Riccardo Corbucci, ha preso lo spunto per proporre – attraverso il proprio profilo Facebook – l’idea di una nuova viabilità che ne preveda la parziale chiusura al traffico privato, mantenendo il parcheggio antistante la sede municipale di palazzo Sabatini ma con ingresso da via Monte Tesoro e contestuale ripristino dell’antico doppio senso di marcia sulla Nomentana nella parte che prende il nome di via Maiella. I commenti dei cittadini non si sono fatti attendere: in molti sono stati quelli favorevoli, alcuni addirittura chiedendo una scelta più drastica con la totale chiusura della piazza e l’eliminazione del parcheggio. Non è mancato comunque chi ha espresso la propria perplessità, evidenziando come una scelta del genere avrebbe conseguenze negative sul traffico sia in direzione del centro che di Talenti, stante la ormai ventennale chiusura ai veicoli del Ponte Nomentano che un tempo consentiva di bypassare la zona. Ovviamente Corbucci, sapendo bene che per quanto numerosi i commenti su un social network non possono essere realmente rappresentativi del complesso dei cittadini, è intervenuto egli stesso annunciando l’intenzione di promuovere per settembre un’assemblea pubblica con la partecipazione di cittadini e gli uffici competenti per valutare pro e contro di eventuali modifiche alla circolazione nella zona.
Alessandro Pino
Stazione Fs di Settebagni: finalmente i nuovi tabelloni elettronici – di Alessandro Pino
28 AgoDa alcuni giorni nella stazione ferroviaria di Settebagni – Terzo Municipio di Roma Capitale – sono stati installati nuovi tabelloni elettronici per informare i passeggeri sull’orario dei treni in arrivo e partenza. Costruiti dalla Solari di Udine, sostituiscono i precedenti che erano rimasti disattivati per diversi mesi e che erano anche stati soggetti ad atti di vandalismo.
Alessandro Pino
Se con i rifiuti in Terzo Municipio si è passato davvero il segno – di Alessandro Pino
25 AgoPiù volte su questo blog è stata documentata l’inciviltà criminale di chi usa le strade della Città Eterna come discarica per rifiuti che andrebbero conferiti negli appositi centri. Stavolta però si è passato ogni limite di decenza e impunità: via Val d’Ossola si trova a Monte Sacro nel cuore del Terzo Municipio di Roma Capitale, non lontano dalla sede municipale di piazza Sempione. Una strada sulla quale si affacciano palazzi di sei-sette piani.
Questo non ha impedito ad autentici barbari di depositare davanti ai secchioni dell’immondizia – nei pressi dell’incrocio con la Nomentana – un centinaio di sacchetti in plastica pieni di calcinacci provenienti da qualche ristrutturazione o demolizione.
Un minimo di rumore dovrebbero averlo fatto, un po’ di tempo ci devono aver messo per scaricare tutto quel materiale. Ancora una volta nessuno ha visto o sentito niente.
Alessandro Pino
Dopo la zingarata trionfale va in scena il disastroso teatrino alla romana – di Alessandro Pino
23 Ago
I fatti sono ormai arcinoti, avendo compiuto il giro del mondo per uno sputtanamento a livello planetario: lo scorso 20 agosto si sono svolti a Roma nella chiesa intitolata a San Giovanni Bosco i funerali di Vittorio Casamonica, principale esponente della famiglia di zingari stanziali nota per le sue attività criminose. Una cerimonia non esattamente di basso profilo: il tiro a sei cavalli per la carrozza funebre – si dice la stessa usata per le esequie di Totò e di Lucky Luciano – le note composte da Nino Rota per “Il Padrino” suonate da una banda musicale, i manifesti affissi fuori la chiesa inneggianti allo scomparso quale “re di Roma”, la Polizia di Roma Capitale accusata di aver scortato il corteo di oltre duecentocinquanta vetture bloccando il traffico, l’ormai famosissimo lancio di petali di rosa da un elicottero sono diventati in poche ore argomento di discussione sia al bar sotto casa che sui quotidiani stranieri. Mancavano solo le Frecce Tricolori per coronare degnamente un trionfo dell’arroganza a braccetto con il cattivo gusto che però dal punto di vista dei protagonisti è stato un enorme successo mediatico e di clan. In tempi di social network imperanti poi viene proiettato su scala mondiale tutto quello che a Roma era arcinoto da decenni e che una volta sarebbe rimasto confinato al si sa ma non si dice, regalando
l’ennesima figura di palta a chi la amministra a ogni livello. A lato, la polemica contro la Chiesa cattolica che anni or sono nella stessa chiesa aveva negato i funerali a Piergiorgio Welby, “reo” agli occhi delle gerarchie ecclesiastiche di aver scelto l’eutanasia per porre fine al suo calvario di malato. Il giorno dopo, a gettare benzina sul fuoco provvedeva l’atteggiamento da pesci in barile tenuto dalle autorità che si rimpallavano la responsabilità di non avere impedito siffatta cerimonia, lamentando inoltre di non essere stati informati, assicurando altresì fermezza e rigore: la classica scena della stalla che viene chiusa solo quando i buoi sono scappati da un pezzo. Al momento l’unico provvedimento adottato dalle Autorità sarebbe la sospensione della licenza di volo al pilota dell’elicottero che non avrebbe chiesto alcuna autorizzazione, ciliegina sulla torta della inettitudine di chi puntualmente lascia che la città Eterna diventi non tanto la “terra di nessuno” quanto quella di un ben identificabile “qualcuno”. A proposito del sorvolo non autorizzato, viene spontanea la considerazione che se l’Isis non ci ha ancora sterminato con un bombardamento aereo è solo perché evidentemente non ne ha voglia o forse non ci ritiene nemmeno un bersaglio degno di nota. Insomma è stato l’ennesimo, disastroso, mortificante teatrino all’italiana, anzi alla romana. Da parte nostra ci permettiamo un modesto suggerimento: visto che la sobria cerimonia sarà costicchiata qualcosina, non sarebbe forse il caso che le Forze dell’Ordine procedessero con un controllino allo spesometro dei personaggi coinvolti, per confrontarlo in base alle spese sostenute? Si sa mai che finisca come per Al Capone…
Alessandro Pino
Un’altra brutta cartolina dal Terzo Municipio di Roma Capitale – di Alessandro Pino
23 AgoSe qualcuno avesse bisogno di un frigorifero fuori uso – si sa mai, con un riciclo stile Art Attack magari ci scappa fuori una dispensa per la casa al mare – o di qualche scarpa vecchia può recarsi in via Conca d’Oro nei pressi degli ingressi al Parco delle Valli.
Scherzi a parte, quello che non si capisce è come possa avvenire tutto questo in un luogo tutt’altro che periferico, ai confini tra il Secondo e Terzo Municipio di Roma Capitale e che anche di notte vede un certo traffico.
Nessuno vede, nessuno sente.
Alessandro Pino
Settebagni: gli zozzoni colpiscono ancora – di Alessandro Pino
21 AgoLa storia è ormai ben nota a chi segue questo blog: da quando a Settebagni – estrema periferia del Terzo Municipio di Roma Capitale – è stata introdotta la raccolta differenziata porta a porta, dalle strade del quartiere sono spariti i tradizionali cassonetti dei rifiuti, non previsti dal sistema in questione per il quale si usano dei piccoli bidoncini domestici.
Sono rimaste soltanto alcune campane per la raccolta del vetro e in troppi le prendono come punto di riferimento per scaricarci accanto praticamente di tutto, dai normali sacchetti della spazzatura fino al materiale di risulta di qualche ristrutturazione edile, come in foto.
Gli addetti dell’Ama ogni tanto provvedono comunque a togliere dalla strada tali rifiuti depositati irregolarmente ma ogni volta si torna da capo con altra spazzatura che puntualmente documentiamo, sia chiaro senza alcun compiacimento disfattista.
Alessandro Pino
Ferragosto in ascensore – racconto di Alessandro Pino e Luciana Miocchi
16 AgoBorsa frigorifera, borsone con costume olimpionico vagamente anni settanta e seriamente contenitivo, Settimana Enigmistica fresca di stampa, batteria di riserva per il telefono, ciabatte, asciugamani, stuoia, crema solare: Felice chiuse la porta di casa dopo aver fatto un ennesimo rapido inventario di cosa doveva portare con sé per trascorrere il Ferragosto al mare con la comitiva, perdendo poi un paio di secondi per decidere se prendere l’ascensore oppure farsi le tre rampe di scale che lo separavano dal garage interrato. Ancora un po’ imbambolato dal sonno, disse fra sé e sé “massì, dai” premendo il pulsante per chiamare la cabina. Nonostante la palazzina di periferia in cui viveva fosse soltanto di quattro piani, ogni volta l’attesa interminabile gli faceva sospettare che ce ne fossero almeno altri venti o trenta nascosti, dei piani fantasma per così dire, altrimenti non si spiegava perché mai ci dovesse mettere tutto quel tempo per arrivare. Intanto che aspettava pensava alla giornata a Fregene, tastandosi la panza sotto la maglietta volutamente ampia e
chiedendosi se fosse abbastanza in forma per presentarsi a torso nudo: del resto erano settimane che non toccava un filo di pastasciutta o una briciola di pane all’inseguimento della linea perduta, proprio in previsione di un evento del genere. Era arrivato ad avere visioni notturne di piatti di amatriciane e carbonare che lo richiamavano come le sirene di Ulisse ed effettivamente un paio di giorni prima poco ci era mancato che, ospite di alcuni parenti, non saltasse addosso ad una zuppiera ricolma di tagliatelle al ragù. Ma almeno per quel Ferragosto avrebbe dovuto attuare una ignobile messa in scena per far sembrare naturale – e non forzato come in effetti era – il ritorno a una linea passabile se non proprio a clessidra: per una volta si sarebbe nutrito normalmente, anzi si era offerto di preparare lui stesso i tramezzini che la combriccola – lui incluso – avrebbe mangiato sulla spiaggia. La sera prima con le sue manine aveva imbottito e poi avvolto nel cellophane le fette di pan carré con la massima cura, sforzandosi di dimenticare di aver letto la lista degli ingredienti con la quantità incredibile di strutto contenuta nell’impasto e immaginando quale di esse sarebbe finita tra le labbra carnose e dipinte color miele di Valeria, nemmeno quarant’anni, separata senza prole che da non molto tempo si era aggiunta al gruppo di amici e che gli garbava assai. Tastandosi ancora la zona addominale si convinse soddisfatto che finalmente poteva fare a meno di presentarsi con quella assurda mezza muta nera della Cressi che in analoghe occasioni si era ostinato a indossare e che secondo lui lo sfinava, mascherandone pietosamente la trippa strabordante; l’anno prima se l’era messa conciandosi come Jacques Cousteau a bordo della Calypso anche per un bagno in una tinozza gonfiabile nel giardino della sorella Lucilla che tra gli sghignazzi perculatori gli aveva chiesto come mai indossasse la ciambella salvagente sotto anziché sopra. Era immerso in queste considerazioni – in attesa di farlo nelle acque del Tirreno – quando finalmente l’ascensore arrivò al piano e dopo un rintocco meccanico si aprirono le porte scorrevoli. Prese i bagagli e spinse il tasto del piano interrato dove nel garage era parcheggiata la sua Alfa 75 verde petrolio che finalmente era riuscito a comprare un paio di mesi addietro, realizzando il suo sogno di Alfista duro e puro e ignorando le sagge esortazioni a lasciar perdere di Lucilla che quel modello conosceva bene avendolo guidato a lungo; ma la sorella era la solita disfattista guastafeste, che diamine, lui in fondo ci era rimasto a piedi soltanto due volte nelle poche settimane da quando aveva concluso quell’affare strepitoso. Le porte si chiusero e la cabina iniziò la discesa nelle viscere del palazzo; lentamente come sempre, forse più lentamente del solito…troppo lentamente, fino a fermarsi del tutto. La conferma che forse sarebbe stato meglio farsi a piedi qui pochi gradini arrivò provando a spingere il tasto di apertura porte: davanti a lui la poco confortante visione del cemento del solaio gli annunciava che quel cubicolo rivestito di alluminio e finto legno si era fermato esattamente tra due piani. «No, cazzo» fu la comprensibile reazione ma si riprese subito senza perdersi d’animo, fiducioso che la pressione del pulsante di allarme avrebbe limitato il ritardo compensato dal fatto che era anche uscito con un certo anticipo. Solo che…premendo il tasto non si udì alcun campanello, alcuna sirena. La fronte iniziò a inumidirglisi, ma di un sudore freddo dovuto all’addensarsi di vaghe reminiscenze dell’ultima riunione condominiale, durante la quale era stata sollevata la questione dell’impianto di emergenza dell’ascensore, spesso malfunzionante. In pochi secondi il ricordo della circostanza si fece più nitido, era proprio così: non di rado si guastavano sia il segnale di allarme interno al palazzo sia il combinatore telefonico collegato con la ditta che aveva in appalto la manutenzione dell’impianto e che sarebbe dovuta intervenire in caso di emergenza. Assieme alla temperatura, aumentavano di pari passo lo sgomento per quella specie di sepoltura verticale e la rabbia nei confronti dell’amministratore – pilatesco al pari di tutti i suoi predecessori nella gestione di quel condominio – che evidentemente non si era mosso con la dovuta risolutezza per risolvere il problema. All’improvviso gli si accese sopra la testa la lampadina delle idee brillanti, anzi a lui dovette sembrare proprio un’insegna al neon con scritto “GENIO”: la targhetta con il numero di telefono della ditta incaricata stava lì bella davanti a lui proprio di fianco alla tastiera, giusto il tempo di chiamarli con il cellulare e sarebbero arrivati. L’insegna al neon si affievolì fino a spegnersi del tutto quando si accorse che lì sotto lo smartphone non prendeva la linea: la cabina era già al livello dei piani interrati, forse un cellulare vecchio stile – di quelli che servivano soltanto a telefonare e mandare messaggi – sarebbe riuscito a trovare almeno una tacca, ma questi apparecchi di adesso, pieni di programmi e funzioni che gli mancava solo la caffettiera a cialde inserita, per quanto riguarda la capacità di far semplicemente conversare si dimostravano assai indietro ai loro progenitori. «Cazzo» disse ad alta voce, come se avesse bisogno di sentire con le orecchie la consapevolezza raggiunta di essere finito in un bel secchio di guai. Non poteva chiedere aiuto né avrebbe potuto rispondere a eventuali chiamate degli amici che lo attendevano . Si appoggiò con la schiena a una parete pensando a chi fosse presente nel palazzo in quella giornata. Erano da poco passate le otto di mattina, magari qualcuno che non era andato in vacanza e che ancora doveva uscire per la gita tradizionale c’era: ma come si chiede aiuto quando sei rimasto chiuso in ascensore, quale è la formula che sia al contempo efficace, che ti faccia sentire dai potenziali soccorritori senza farti sentire un cretino tu stesso? Provò diverse formule: “C’è nessunooooo?”, “Mi sentiteeeeeee?”, fino al disperato quanto concreto “aiuuuuutooooooo”. Niente di niente, nessuno rispondeva.
Guardò l’ora sul quadrante dell’Omega Constellation prima edizione, altro suo trofeo di collezionista di perfezione meccanica: i minuti erano trascorsi e si erano fatte le nove. Giunsero dei suoni dall’alto, da uno dei piani superiori. Erano delle voci umane sì, ma sembravano di qualcuno che ululasse al cielo. Ah, sì: doveva essere il professore di lettere in pensione del secondo piano, tipico appartenente al genere del “rincoglionito wagneriano”, quelli che la mattina dei giorni festivi accendono la vecchia cattedrale a 33 giri e impongono al disgraziato quanto involontario pubblico la tetralogia del Nibelungo completa. Inutile sperare che le richieste di soccorso sarebbero giunte a quelle orecchie affollate da Valchirie, ori del Reno e crepuscoli degli Dei.
Starsene in piedi era inutile, cominciava ad averne le tasche ben colme di quella prigionia e valutò che il metro di differenza tra la postura eretta e quella seduta non avrebbe cambiato nulla sull’efficacia delle sue invocazioni di soccorso. Si accucciò rannicchiandosi tra le borse, aveva sete e si decise ad aprire una delle bottiglie di minerale che aveva portato. Quasi si strozzò mentre beveva quando sentì altre voci. Questa volta erano molto più vicine e non era una registrazione, erano persone in carne e ossa! Erano i due fidanzati dell’appartamento di fronte al suo, sempre con il sorriso sulle labbra: lui di mestiere faceva l’architetto e…l’altro lui invece era uno studente pugliese fuori sede e fuori corso da una vita di sociologia. Quel giorno però la loro abituale allegria doveva essere andata a farsi benedire: si stavano insultando pesantemente. Felice pur in quello spiacevole frangente non riuscì a reprimere una risatina perché si stava dando ampia pubblicità all’argomento del contendere: «Se proprio ci tieni a fare il puttano col primo che passa almeno abbi la decenza di esercitare in posti diversi da quelli che frequentiamo di solito!» dichiarò l’architetto ferito. La replica in marcato accento salentino ci mise solo mezzo secondo ad arrivare: «Oh ma ti stai facendo i film in testa, mò per una birretta assieme fai una tragedia». Felice provò a inserirsi nel duetto ma senza successo, quei due erano troppo occupati a beccarsi per sentirlo e il suono del portone del palazzo che si chiudeva mise il sigillo del fallimento pure su quel tentativo.
Le tre lancette, ore minuti e secondi sul quadrante dorato del Constellation seguitavano a rincorrersi e si era fatto mezzogiorno; la prima bottiglia di acqua era finita e cominciava a farsi sentire un altro tipo di necessità legata ai liquidi che come entrano devono anche uscire dal corpo umano. Sì, insomma Felice doveva fare plinn plinn come negli spot televisivi. Provò a trattenerla un altro po’ ma alla fine lo sforzo fu insostenibile; l’ultimo baluardo prima di una resa vergognosa, dell’allagamento inverecondo , si rivelò proprio la bottiglia vuota. Si alzò in piedi, si armò di bottiglia e cercò di fare centro. Un paio di gocce scapparono fuori ma era provvisto di salviette umidificate; anche questa era fatta ma nel frattempo nessuno si faceva vivo e il pulsante di allarme che di tanto in tanto provava a schiacciare seguitava a non funzionare.
Prese la Settimana Enigmistica, sempre tendendo le orecchie a eventuali segnali di vita umana; lesse tutte le barzellette illustrate, pure quelle delle risatine a denti stretti, si interessò alle rubriche di notiziole utili, consumò mezzo refill della Parker che gli aveva regalato Lucilla per il compleanno, in sostituzione di una identica che aveva fatto l’errore di prestare e che era passata in cavalleria con suo estremo disappunto, unendo i puntini numerati e riempiendo gli spazi, provò a risolvere senza ovviamente riuscirci il poliziesco, infine si decise ad attaccare le parole crociate. Quando le ebbe completate tutte tranne quelle crittografate (forse erano riservate a ex spie sovietiche abituate a decifrare codici segreti) si erano fatte le due del pomeriggio. Altre voci: gli sembrò di distinguere il primario del superattico, sì doveva essere proprio lui assieme alla dama che spesso lo accompagnava. Personaggio che da quando era apparso un paio di volte in una rubrica televisiva di medicina aveva preso una spocchia che lo rendeva simpatico come un brufolo sul culo ma in questo caso Felice decise di soprassedere, anzi al pensiero che sarebbe stato libero grazie al suo aiuto il tizio gli sembrò quasi gradevolmente familiare e si ripromise da quel momento in poi di seguirlo assiduamente in tv. Iniziò a chiedere aiuto a gran voce chiamando per titolo e cognome l’ormai famoso luminare delle malattie del retto. Soltanto che il medico quel giorno doveva avere la lancetta dello stronzometro posizionata sulla tacca del rosso più vivo, un rosso cardinale e pur essendo impossibile non sentire la voce di Felice decise di ignorarlo: del resto lo attendeva un pomeriggio in barca a vela e non aveva alcuna intenzione di sottrarvi anche solo mezzo minuto, avendo progettato almeno una mezza dozzina di approcci diversi, con in quali farsi cadere la dama ai propri piedi. Felice non voleva crederci e quella improvvisa simpatia si tramutò in odio cieco altrettanto velocemente di quanto era nata: conoscendo la passione del medico per la nautica d’altura – anche perché costui non perdeva occasione per sbandierarla ai quattro venti -iniziò ad indirizzargli maledizioni e nefasti auguri di tempeste e naufragi in acque infestate da pescicani e pirati, non dimenticando di includere in quei cordiali pensieri l’intero albero genealogico di chi lo aveva lasciato al suo destino.
Fu preso un po’ dallo sconforto per la giornata ormai sprecata in un modo tanto assurdo, per un attimo gli balenò la folle idea di aprire in qualche modo il tetto della cabina e arrampicarsi su per la tromba dell’ascensore aprendo poi le porte del piano dall’interno: si rese conto immediatamente che aveva visto troppi film d’azione, ma in fondo sarebbe stato carino poter raggiungere Valeria dopo una azione tanto eroica: una roba epica, da eroi senza macchia e senza paura. E lui invece stava lì in una ridicola cella di un metro quadro, tra i borsoni e una bottiglia piena di piscio. Una specie di clochard che invece di un cartone aveva per momentaneo alloggio la fottuta cabina di un ascensore. Già, chissà se lei gli stava pensando o semplicemente nemmeno aveva fatto caso alla sua assenza? Alla fine si lasciò vincere dalla stanchezza nervosa e si appisolò.
Lo svegliarono altre voci, questa volta più numerose: era ormai sera e alcuni inquilini stavano finalmente rincasando. Si scosse dal torpore e ricominciò a urlare picchiando con le mani aperte sulle pareti metalliche. Lo avevano sentito, qualcuno prima ancora di chiamare la ditta della manutenzione provò semplicemente a spegnere e riaccendere l’impianto dal quadro elettrico al piano garage: la cabina si smosse, lentamente come si era fermata ripartì verso l’alto. Le porte si aprirono e gli sembrò che ad accoglierlo ci fosse un comitato di festeggiamenti, c’era la famigliola che gli abitava di fianco tornata dalle vacanze coi due bambini piccoli che gli saltavano attorno frastornandolo ancor di più, i due giulivi anzi gai che evidentemente avevano fatto pace, nonostante le tendenze a saltare di fiore in fiore del prestante fuori corso, pure il rincoglionito nibelungico che era sceso a portare la cagnetta per la passeggiatina serale. Spiegazioni un po’ imbarazzate, ringraziamenti, promesse di un caffè tutti insieme e la suoneria del telefono che aveva ripreso la linea ora che era tornato a riveder le stelle: era un messaggio da un numero che non conosceva, aprì e lesse il testo. Era Valeria, si era fatta dare il suo numero da una amica comune, “ma non ci sei? Mi faceva piacere vederti ma chissà dove sarai andato a divertirti…”. Felice la richiamò immediatamente. Con la capacità di un attore con l’hobby della pesca mise su un raccontino niente male di impegno preso mesi addietro con una vecchia zia che voleva festeggiare i novant’anni con un battesimo dell’aria proprio il giorno del suo compleanno ma non aveva trovato nessuno che la assistesse nel suo desiderio e lui si era sentito in dovere di esaudire la tenera vegliarda. L’importante era aver ricevuto quel messaggio. Ne avrebbe avuto di tempo per rifarsi del ferragosto in scatola. Con Valeria.
Alessandro Pino e Luciana Miocchi
Se scioperano anche i dipendenti dell’Ikea – di Alessandro Pino
12 AgoLa protesta per la disdetta da parte dell’azienda del contratto integrativo ha causato la sospensione anche dei servizi di ristorazione per i clienti nel negozio a Porta di Roma
Abituati ad associare il nome dell’Ikea all’immagine idilliaca delle famigliole e delle coppiette impegnate nel rituale e periodico giro tra gli ambienti domestici sapientemente ricostruiti nei grandi locali diffusi in tutta Italia, desta quasi scalpore la notizia dello stato di agitazione attuato in questi giorni dai lavoratori italiani della multinazionale degli arredamenti di origine svedese. Secondo quanto riferito da alcuni dei dipendenti in sciopero, il motivo della protesta sarebbe la volontà della dirigenza di recedere dal contratto integrativo imponendo delle novità che comporterebbero per i lavoratori degli svantaggi per quanto riguarda il trattamento economico (in particolare con il premio di produzione, gli straordinari e i festivi pagati di meno rispetto al passato) e un aumento della flessibilità sugli orari di lavoro. Le trattative tra azienda e le tre sigle sindacali confederate al momento sarebbero sospese e questo ha portato molti dipendenti a incrociare le braccia per protesta il 12 agosto – ma c’erano già state altre giornate di agitazione – stazionando presso i punti vendita come quello all’interno di uno dei centri commerciali più grandi e noti d’Italia: Porta di Roma, nel Terzo Municipio della
Capitale. Un giro all’interno del negozio in questione conferma che lo sciopero ha avuto una notevole adesione, al punto che l’azienda ha esposto degli avvisi per comunicare al pubblico la sospensione di alcuni servizi come la progettazione Cucine, il Cambio e Resi, il Banco finanziamenti e addirittura la chiusura del bar e del ristorante: fa un certo effetto vederli deserti sapendoli solitamente frequentatissimi dalla clientela a ogni ora. La stessa informazione viene ripetuta periodicamente dagli altoparlanti. Fuori l’entrata ci sono alcuni dei dipendenti in sciopero, anche se per un po’ si allontanano di pochi metri cercando riparo dal solleone sotto una grande tettoia. All’inizio si mostrano forse un po’ diffidenti quando gli viene chiesto se vogliono parlare con un giornalista, domandano giustamente per chi si scrive e come si è sparsa la notizia dello sciopero; si aprono dopo che il tesserino di appartenenza all’Ordine certifica che non si è in presenza di un infiltrato venuto dalla Scandinavia. Molto cortesi a posare per uno scatto con la gigantesca scritta Ikea sullo sfondo, riferiscono sull’andamento dell’astensione dal lavoro: «Su circa trecento dipendenti della sede di Porta di Roma siamo un centinaio a scioperare tenendo conto dei turni e dei riposi – dice una di loro anche se non hanno un portavoce ufficiale – ha aderito anche chi non è iscritto ai sindacati». E i clienti come l’hanno presa? «Sono molto comprensivi e mostrano la loro solidarietà, alcuni tornano indietro e non entrano, altri non comprano».
Alessandro Pino
Ingresso del Parco delle Sabine a largo Labia: già un bivacco dopo un mese dall’inaugurazione (FOTOGALLERY) – di Alessandro Pino
7 AgoStesso copione visto ai giardini della stazione Jonio: vandalismo e rifiuti la fanno da padrone
Era stato un facile profeta Mimmo D’Orazio – presidente del Comitato di Quartiere Serpentara – quando poco più di un mese fa fu inaugurato l’accesso al parco delle Sabine in largo Fausta Labia, Terzo Municipio di Roma Capitale: di fronte alle pareti immacolate dell’edificio da adibire a servizi e ristoro, alle panchine in monoblocco bianco, agli allegri zampilli d’acqua che sgorgavano dal pavimento e ai
giochi dello spazio per i bambini, quando gli fu chiesta una previsione sullo stato dei luoghi dopo sei mesi il suo commento fu «Tra sei mesi diciamo che siamo ottimisti, ho fatto una scommessa con un amico, quindici giorni, ma non per un discorso di sfascismo o pessimismo, purtroppo la colpa è anche dei cittadini…io mi auguro con tutto il cuore che rimanga così come l’abbiamo vista oggi, ho forti dubbi». A farci un giro oggi lo scettiscismo di D’Orazio appare più che
giustificato: i pavimenti e le panchine sono stati imbrattati dai soliti teppisti muniti di vernice spray e alcune delle sedute presentano vistose crepe; alcuni dei giochi per i bambini (dei dischi colorati che ruotando davano luogo a un effetto ottico) sono stati rubati e di loro rimane solo il palo di sostegno; sparsi un po’ ovunque resti di pasti (angurie incluse, che la frutta di stagione ci sta bene) segno che il piazzale è stato trasformato in bivacco. Soltanto il cielo sa come mai finora si siano salvate le pareti di marmo dell’edificio che verrà destinato a punto ristoro. Ci sarebbe da commentare con il più classico “te l’avevo detto io” ma arrivati a questo punto il sarcasmo cede il passo all’amarezza, alla rabbia e alla frustrazione per uno spettacolo già visto in questi giorni – vedasi il giardino sopra la nuova stazione Jonio della metro B1 – e per come vengono fatte andare le cose in una città dove i barbari hanno mano libera sia in centro che nelle periferie, per una situazione che appare sempre più fuori controllo.
Alessandro Pino
Castel Giubileo: sempre peggio l’asilo “Castello di Gelsomina” e il parco di via Bolognola (FOTOGALLERY) – di Alessandro Pino
6 AgoSono sempre più desolanti le condizioni dell’ex asilo “Castello di Gelsomina” a Castel Giubileo, Terzo Municipio di Roma Capitale. La struttura è al centro di polemiche da quando fu chiusa nel 2012 perché dichiarata insalubre a seguito di presentazione di un certificato di un medico Asl a causa di infiltrazioni di umidità risalenti presumibilmente da una falda acquifera sottostante.
Successivamente alla chiusura l’ipotesi di affidarla una associazione era rapidamente sfumata a causa dell’irritualità della procedura adottata. In attesa di lavori di ristrutturazione da lungo tempo annunciati e mai iniziati, nonostante negli ultimi tempi si siano trovati i fondi nella quota del milione di euro destinato ai municipi per lavori di manutenzione di strutture già esistenti, si trova in totale abbandono: gli ingressi presentano evidenti tracce di scasso con le porte aperte e alcuni vetri in frantumi, i muri sono stati imbrattati dagli scarabocchi dei soliti teppisti armati di bombolette spray, sparsi per il giardino e ormai cotti dal sole si trovano i giocattoli che servivano a intrattenere i bambini, la vegetazione sta man mano prendendo possesso di
tutto il cortile e anche la porta del deposito combustibile della caldaia risulta forzata. Il vialetto di accesso che affaccia su via di Castel Giubileo oltre a essere invaso dalle piante è zona a luci rosse come testimoniano i preservativi usati sparsi a terra con le loro bustine. Le cose non vanno meglio nell’adiacente parco pubblico di via Bolognola: il campo di basket intitolato al giovane Simone Fargnoli – morto per una caduta in bicicletta qualche anno fa – è dissestato, il campo di calcetto non ha più le reti perimetrali, alcune panchine sono state distrutte, l’erba alta è disseminata di rifiuti e i rami di alcuni alberi sono pericolanti.
Alessandro Pino
Un’estate di risate a Villa Ada con i comici più noti della Tv (TUTTE LE DATE) – di Alessandro Pino
5 AgoFino al 5 settembre i nomi più famosi del cabaret tricolore sul palco di “I LOVE COMICO”
L’elegante e rinfrescante cornice del laghetto di Villa Ada a Roma ospita per tutto agosto e fino al 5 settembre i più noti volti della comicità televisiva e teatrale italiana: “I LOVE COMICO” è il nome della rassegna organizzata dalla AB Produzioni di Andrea Bianco e Fabio Censi. Per dare un’idea del livello basterà elencare semplicemente i nomi degli artisti partecipanti: Giobbe Covatta (ha presentato il 4 agosto il suo “Recital dal 2012 al 2112”), Dario Bandiera (andato in scena il primo agosto con “Ci penso io live”), Riccardo Rossi (tornerà il primo settembre con “L’amore è un gambero”), Francesca Reggiani (con il suo “Francesca Reggiani Show” il 31 agosto), Baz (il 5 agosto con “Live 2015”),
Antonio Giuliani (presenta “Confusion” il 6 agosto e il 4 e 5 settembre), Max Giusti (in “30 anni di personaggi”, il 7 e 28 agosto e il 3 settembre), Rodolfo Laganà (l’otto agosto con “Nudo Proprietario”), Simone Schettino (il 9 agosto con “Fondamentalista si nasce”), Il Gruppetto di Zelig (il 10 agosto per “Una serata di sana follia”), Carmine Faraco (l’undici agosto in “Pekkè 2 – la vendetta”), Giorgio Montanini (il 12 agosto in “Nemico pubblico”, vietato ai minori di 18 anni), Maurizio Mattioli e Marko Tana (in “Tana per Mattioli” il 13 agosto), Maurizio Battista (il 14 e 15 agosto in “Ero felice e non lo sapevo”), Valentina Persia (il 18 agosto in “Spinga, signora, spinga”), I Sequestrattori (il 19 agosto in “Roma a misura Duomo”), Martufello (il 20 agosto in “L’aria che tira”), I Vianella (il 21 agosto in “Semo gente de borgata”), Massimo Bagnato (il 22 agosto in “Quanti pensano…”), Gianfranco D’Angelo (il 24 agosto in “A tu per tu – tutto su mio padre”), Nduccio (il 25 agosto in “La gente sta esaurita!), Gene Gnocchi & Band (il 26 agosto in “Sconcerto Rock Recital”), Marco Marzocca e Stefano Sarcinelli (il 27 agosto in “Tutto Ariel”), Paolo Migone (il 29 agosto in “Rexital”), Antonio Rezza e Flavia Mastrella (il 30 agosto in “Fratto X”), di nuovo Maurizio Mattioli (stavolta con Pietro Romano in “Il Conte Tacchia” il 2 settembre) e inoltre 16 agosto Frozen in “La regina dei ghiacci” e Violetta in “Il sogno di Violetta”. Gli spettacoli iniziano alle ventuno e trenta e l’ingresso si trova in via di Ponte Salario 28. Il botteghino è aperto tutti i giorni dalle 18 alle 22 e per le informazioni sui prezzi si può telefonare a Ticket One al 3492430386. Sono presenti inoltre bar, gelateria, stand gastronomici e commerciali.
Alessandro Pino
Distrutto dalle fiamme un camper a Settebagni
4 AgoEra una presenza familiare a Settebagni – Terzo Municipio di Roma Capitale – venendo da tempo parcheggiato nel pomeriggio in uno slargo sulla Salaria vicino all’uscita dal quartiere e rimanendovi tutta la notte: un vecchio camper su base Ford Transit che avrà avuto una quarantina di anni. Questa mattina è stato trovato così, completamente divorato dal fuoco. Sembra che tutto sia avvenuto in silenzio e senza che nemmeno si percepisse il caratteristico puzzo di plastiche bruciate.
Alessandro Pino
Riciclo urbano da (finto) autovelox a fioriera – di Alessandro Pino
2 AgoSparsi lungo alcune vie del Terzo Municipio di Roma Capitale, si trovano ancora i resti di un progetto mirato alla sicurezza stradale che fece discutere all’epoca della sua attuazione, risalente a tre anni fa circa: si tratta delle colonnine del “Velo Ok”, in pratica dei cilindri in plastica arancione posizionati a bordo strada che potenzialmente avrebbero potuto contenere un autovelox fungendo così da dissuasore. L’idea di fondo era che installandoli in massa avrebbero costretto i conducenti a rispettare i limiti di velocità, non sapendo o meno se ci fosse stato davvero l’apparecchio per le multe all’interno.
In realtà andò che le colonnine furono oggetto di ripetuti atti di vandalismo, finendo spesso con la parte superiore sradicata dalla base e gettata a terra.
Una di esse fu posizionata proprio davanti all’isola ecologica Ama di via della Bufalotta e non ha avuto sorte diversa dalle altre: unica differenza, il riciclo in fioriera (anche se contiene solo una striminzita piantina) con tanto di lapilli drenanti attuato da mani pietose quanto forse spiritose.
Alessandro Pino



















































