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Una serata a Roma tra volti noti dello spettacolo, chef e solidarietà – di Alessandro Pino

30 Lug

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Al Mondofitness il compleanno dell’associazione “Un mondo per amico” e la consegna  dell’assegno in favore dell’Ospedale Bambin Gesù raccolto dagli chef di “Con il cuore nel piatto”

Un doppio appuntamento all’insegna dello stile italiano anche in cucina, dell’eleganza e della solidarietà quello tenutosi la sera del 29 luglio ai bordi della bella piscina del centro Mondofitness di Roma: si celebrava infatti il primo anno di vita dell’associazione “Un mondo per amico” – sorta con l’obiettivo di diffondere i diritti della persona tramite la conoscenza della altre culture – e contestualmente si è completato il percorso dell’iniziativa “Con il cuore nel piatto” mirata a raccogliere fondi in favore dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. Organizzata dalla Doc Italy e dalla Ma.Ma Management di DSC_0225Tiziana Sirna e Massimiliano Amadio, la manifestazione ha avuto come madrina la showgirl ed ex Miss Italia Nadia Bengala ed è stata presentata dalla giornalista Rai Camilla Nata (in abito lunghissimo con uno strascico interminabile). Prelibatezze particolarissime e vini pregiati sono stati offerti nel buffet a un pubblico selezionato in mezzo al quale si riconoscevano diversi personaggi dello spettacolo: l’attore Lorenzo Flaherty- qui testimonial dello sponsor Dining Card Italia – l’attrice Fioretta Mari, la modella Giada Pulcinelli, il tenore Sergio Panajia e ancora l’attrice Marilù De Nicola, la modella Olga Matsyna, il fotografo di moda Roberto Scardoni, la produttrice Manuela Metri e il presidente di “Un mondo per amico” onorevole Gilberto Casciani, mentre era il dj Andrea Bruzzese a curare il gradevole sottofondo musicale. Durante la serata è stato consegnato a una responsabile dell’Ospedale Bambin Gesù l’assegno di quasi diecimila euro a coronamento di “Con il

Lorenzo Flaherty e Camilla Nata

Lorenzo Flaherty e Camilla Nata

cuore nel piatto”, idea degli chef Laura Marciani e Michele Papagno che assieme a più di venti loro colleghi (anche stellati) avevano raccolto tale cifra lavorando gratuitamente per preparare una cena al “Ristorante degli Angeli” di Magliano Sabina: la somma servirà ad acquistare un complesso macchinario per le visite dei piccoli pazienti. «Sono contentissima, non riesco neanche a spiegare l’emozione che provo dentro» ha dichiarato la chef dopo la cerimonia. Per il futuro Laura vorrebbe creare una casa dove tenere dei corsi gratuiti di cucina con i suoi colleghi che hanno partecipato a “Con il cuore nel piatto” per chi viene da situazioni disagiate e cerca una seconda chance. Insomma è stata una sera d’estate di quelle cui forse solo Roma riesce a dare vita.

Alessandro Pino

Nadia Bengala, madrina della serata

Nadia Bengala, madrina della serata

Il buffet

Il buffet

Il tenore Sergio Panaija con Marilù De Nicola

Il tenore Sergio Panaija con Marilù De Nicola

 

 

La giornalista Camilla Nata, presentatrice della serata

La giornalista Camilla Nata, presentatrice della serata

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La consegna dell'assegno per il Bambin Gesù

La consegna dell’assegno per il Bambin Gesù

L'onorevole Gilberto Casciani, la chef Laura Marciani e Camilla Nata

L’onorevole Gilberto Casciani, la chef Laura Marciani e Camilla Nata

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Il parco sopra la stazione Jonio della metro B1: a tre mesi dall’apertura è in condizioni desolanti – di Alessandro Pino

27 Lug
Dopo il passaggio dei barbari

Dopo il passaggio dei barbari

 

I teppisti hanno già rovinato il giardino anche grazie all’assenza di sorveglianza e di una chiusura notturna

Ad appena tre mesi dall’inaugurazione il giardino pubblico realizzato sulla copertura della stazione Jonio della metro B1 – nel quartiere Val Melaina, Terzo Municipio di Roma Capitale – è già finito preda del più barbaro teppismo: le panchine in marmo bianco e le pareti sono state imbrattate con scarabocchi fatti con lo spray o con pennarelli, ovunque sono sparse bottiglie di birra intere o in frantumi e la staccionata che DSC_0172recintava lo spazio per i più piccoli è stata spezzata e divelta. Senz’altro gli autori di tutto questo hanno avuto mano libera anche grazie al fatto che i cancelli di accesso su via Scarpanto rimangono aperti nelle ore notturne: certo sarebbe sempre possibile scavalcarli vista la totale assenza di vigilanza ma almeno si eviterebbero episodi clamorosi come quello accaduto la notte tra il 25 e il 26 luglio quando dei ragazzi sono entrati nel parco con una vetturetta a motore. Come non bastasse, la vegetazione dell’adiacente area giochi ancora da inaugurare si sta seccando rapidamente, forse perchè qualcosa nel sistema di irrigazione non va. Davanti a uno scenario tanto DSC_0170desolante il volto di Lorella Giribaldi, presidente del Comitato Indipendente Val Melaina – una che per il quartiere e per il territorio municipale ha dato pure l’anima – è il ritratto dello sconforto: «Il nostro Comitato si è battuto con Roma Metropolitane, con Il Comune, con il Municipio per ottenere un parco per i residenti del quartiere ma vedendolo stasera penso sarebbe stata meglio una spianata di cemento. Noi cittadini non meritiamo nulla, perché finché i cittadini onesti e che rispettano le regole non scendono in piazza e affrontano quegli altri cui non importa nulla del bene comune andrà sempre così».  Difficile darle torto: in effetti ci si chiede con rabbia e frustrazione che senso abbia spendersi tanto per il posto in cui si vive e per i propri concittadini se  poi i risultati sono questi. Certo che se dopo tre mesi di vita il parco si trova in tali condizioni,  di questo passo tra un anno sarà di fatto un luogo malfamato ed evitato proprio dalle famiglie con bambini e dagli anziani che si voleva lo popolassero.

 Alessandro Pino

 

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La recinzione spezzata dell’area per i bambini

La staccionata dell'area giochi divelta e buttata a terra

La staccionata dell’area giochi divelta e buttata a terra

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L'area giochi adiacente il giardino ormai secca

L’area giochi adiacente il giardino ormai secca

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In macchina dentro il giardino  (si ringrazia L. Giribaldi per la foto)

In macchina dentro il giardino
(si ringrazia L. Giribaldi per la foto)

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Scarabocchi ovunque

Ancora scarabocchi dappertutto

Ancora scarabocchi dappertutto

 

Ancora una cartolina dal Terzo Municipio della Capitale – di Alessandro Pino

23 Lug

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Argomento qui trattato più volte ma che ahinoi offre sempre nuovi spunti per essere riproposto: l’inciviltà suicida di chi continua a depositare rifiuti di ogni tipo vicino alle campane della raccolta vetro, unici contenitori rimasti sulle strade di quei quartieri del Terzo Municipio di Roma Capitale – tra cui Settebagni dove è stata scattata la foto –  nei quali è stata attivata la raccolta differenziata domestica dell’immondizia.
Ciliegina sulla torta, oltre ai sacchetti è stato lasciato anche un vecchio televisore a tubo catodico.
Loro continuano a gettare, noi a documentare sperando che qualcuno intervenga: anche cittadini qualunque, stufi di essere sepolto dal pattume dei trogloditi.
Magari a sentirsi apostrofare in malo modo ci pensano due volte.

Alessandro Pino

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I giochi dei bambini dell’antica Roma al Parco delle Valli – di Alessandro Pino

22 Lug

Il 24 luglio nell’ambito della Festa de l’Unità l’associazione “Il carro de’ comici” proporrà ai più piccoli un pomeriggio da trascorrere come i coetanei di duemila anni fa

Come si divertivano i giovanissimi antichi romani? Quali erano i loro giochi preferiti? Per scoprirlo basta andare il prossimo 24 luglio (ore 17 e 30) al Parco delle Valli, nel cuore del Terzo Municipio della Capitale, dove nell’ambito della Festa capitolina de l’Unità si terrà il laboratorio “I giochi dei bambini nell’antica Roma”, replica di quelli già svolti in precedenti date e ai quali si riferiscono le immagini.

Il gioco chiamato "nuces castellatae"

Il gioco chiamato “nuces castellatae”

L’iniziativa è organizzata dall’associazione Il Carro de’ Comici (il cui fondatore Gherardo Ruggiero ha ricevuto il “Premio Montesacro” per la sua opera di divulgazione) in collaborazione con la Music Theatre International. Il laboratorio vuole coinvolgere i più piccoli proponendo loro di trascorrere un pomeriggio giocando come i coetanei di duemila anni fa e scoprendo che – smartphone e videogiochi esclusi – ci si divertiva non tanto diversamente da oggi: le bambine giocavano con le bambole (anche snodabili per le più facoltose), i maschietti invece delle automobiline guidavano carri in miniatura trainati da cani o capre. Era popolare un gioco chiamato “nuces castellatae”, consistente nel riuscire a centrare con una noce l’imboccatura di un vaso o appunto di una torretta costruita ammonticchiando i frutti in guscio, sullo stesso principio di certi apparecchi di tiro al bersaglio visibili nei luna park. Si giocava a palla anche a quel tempo: erano fatte di stoffa o con membrana animale e riempite di stracci. Oggi pressoché dimenticati – ma i nostri nonni ci giocavano eccome – sono i trampoli, la trottola, il cerchio di legno fatto rotolare aiutandosi con un bastone e i duelli con la spada, anzi con il gladio come al Colosseo.  Tutto questo verrà proposto ai giovani partecipanti secondo il motto “divulgare divertendo” scelto per l’associazione Il Carro de’ Comici: perché imparare cose nuove è bello, se lo si fa anche in modo piacevole è meglio.

Alessandro Pino

 

(si ringrazia per la foto Gherardo Ruggiero)

(Ri)habemus nasonem! – di Alessandro Pino

21 Lug

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Era rimasto mutilato qualche giorno fa del cannello di uscita dell’acqua – diventando pressochè inservibile – il “nasone” che si trova a Settebagni, Terzo Municipio di Roma Capitale, alla confluenza tra la Salaria e via Sant’Antonio di Padova.
Ne era nato un piccolo “giallo” di quartiere sulla sorte del beccuccio in metallo e su come fosse sparito. In merito era intervenuto ufficialmente anche il presidente del Consiglio Municipale, Riccardo Corbucci, chiedendone ad Acea il ripristino.
Ed eccola qua, dunque, la fontanella di acqua pubblica  nuovamente funzionante anche se sempre un po’ sollevata dalla base. Meglio così che niente.

Alessandro Pino

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L’ambulatorio di Traumatologia Sportiva dell’Ospedale San Carlo di Nancy a Roma: un servizio specifico per gli atleti di tutti i giorni – di Alessandro Pino

20 Lug

Diretto dal dottor Carlo Felice De Biase, in passato nazionale di rugby, offre cure mirate per gli sportivi infortunati al costo del ticket

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Il dottor Carlo Felice De Biase

Un ambulatorio pubblico dedicato – ma non riservato in esclusiva, si badi – agli sportivi che riportano infortuni nella loro attività, svolta a livello amatoriale come agonistico ma spesso fuori dalla portata dei riflettori e della folla degli stadi: è questo il concetto di fondo che ha spinto il dottor Carlo Felice De Biase a promuovere meno di un anno fa l’apertura  a Roma presso l’Ospedale San Carlo di Nancy dell’Ambulatorio di Traumatologia Sportiva da lui diretto. L’impegno del dottor De Biase in tal senso non è casuale: è stato un giocatore di rugby ad altissimo livello, militando anche nella nazionale A dal 1987 al 1991, molto prima che divenisse uno sport alla moda come è oggi. «In una partita al Flaminio nell’89 giocavamo con l’Australia – ricorda il dottor De Biase – e sugli spalti ci saranno stati quattro gatti, insomma gli amici e i parenti. A quel tempo quando ti facevi male non sapevi dove curarti perché praticavi uno sport per così dire minore. Ho vissuto da sportivo la difficoltà di cercare chi ti mettesse sulla strada giusta per recuperare dopo un infortunio». Perché è chiaro che gli sportivi hanno esigenze diverse rispetto ai pazienti generici: «Se sono impegnato in un campionato di pallavolo o pallacanestro e mi faccio male voglio tornare a giocare domani – spiega De Biase – magari anche se non perfettamente guarito e devo essere seguito, va capita anche la psicologia dello sportivo: hanno la volontà di recuperare il prima possibile ma alle volte bisogna frenarli nel senso che una volta messi sulla strada giusta per guarire bruciano le tappe». Proprio qui si arriva all’idea portante dell’Ambulatorio di Traumatologia Sportiva diretto da De Biase: «Anche se vengo dall’esperienza a Parma dove ero responsabile della Unità Operativa Chirurgia Spalla e Gomito dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedale Maggiore e avevo in gestione tutta la chirurgia della franchigia delle Zebre (ha operato anche la seconda linea Marco Bortolami alla spalla, ndr) non voglio che questo diventi un ambulatorio elitario né che venga conosciuto perché vi sono stati in cura grossi nomi dello sport. Questo è un ambulatorio realmente aperto a tutti dove vengono curati sportivi che non hanno la possibilità di andare da altre parti, sennò diventa una cosa elitaria: il calciatore di serie A trova mille strade per farsi curare in costose cliniche private, invece questo è un ambulatorio pubblico per le

L'Ospedale San Carlo di Nancy a Roma

L’Ospedale San Carlo di Nancy a Roma

persone comuni, per chi fa sport meno considerati oppure a livello amatoriale ma necessita comunque di cure mirate e specifiche». Il dottor De Biase spiega come ci si rivolge concretamente all’ambulatorio di Traumatologia Sportiva e quali sono i passi del percorso di cura: «L’ambulatorio si trova a Roma presso l’Ospedale San Carlo di Nancy in via Aurelia 275. L’apertura è il lunedì pomeriggio dalle quattordici alle diciotto, è preferibile telefonare per un appuntamento (allo 06 39706496)ma è possibile anche accedere d’urgenza se magari il sabato o la domenica ci si è infortunati giocando o in gara la prestazione viene fornita comunque.  Pagando semplicemente il ticket il paziente viene visitato, se è necessario un accertamento (ecografia, radiografia, risonanza magnetica) viene ovviamente proposto di farlo presso di noi, velocizzando il percorso e permettendoci di fare rapidamente una diagnosi in base alla quale viene impostato il programma riabilitativo o medico chirurgico. Ovviamente se il programma è chirurgico, l’intervento viene effettuato  dagli specialisti che si occupano di quella patologia: Essendo stato io stesso uno sportivo posso capirne meglio il trauma, perché se  uno lo ha vissuto sa individuare meglio anche casi particolari. Poi però all’interno dell’ospedale ci sono le diverse divisioni, ormai l’ortopedia è diventata  superspecialistica quindi se io ritengo che uno debba fare un intervento di artroscopia al collo piede c’è chi si occupa di quel settore. Per esempio qui sono anche responsabile della chirurgia dell’arto superiore. Il fatto che non ci sia il “tuttologo” è una garanzia per i malati».  Se invece viene disposto di effettuare un trattamento fisioterapico il paziente viene indirizzato verso strutture riabilitative sportive di fiducia che ovviamente sono specializzate rispetto a quelle normali perché anche in questo caso le esigenze degli sportivi sono particolari. Per il futuro c’è in progetto di  incrementare i servizi anche in altri giorni della settimana e la possibilità di attivare un percorso fisioterapico interno, offrendo non solo la parte diagnostica e clinica ma anche la parte riabilitativa specifica per il paziente. Gli sportivi sono dei pazienti particolari anche dopo la guarigione, secondo il dottor De Biase: «C’è una riconoscenza diversa rispetto al paziente normale quando si riprende la funzione, quando si guarisce e si possono riprendere le gare o l’attività sportiva in genere. Si apprezza di più quello che non si aveva rispetto al paziente normale».

Alessandro Pino

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Le riflessioni sull’Expo nel primo libro di una nostra amica

18 Lug
Concetta Di Lunardo

Concetta Di Lunardo

La giornalista Concetta di Lunardo ha pubblicato “Expo 2015 – istruzioni per l’uso”

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Siamo lieti di presentare un libro scritto da Concetta Di Lunardo – giornalista e docente di filosofia che conosciamo ormai da anni – dall’eloquente titolo “Expo – istruzioni per l’uso” . Pubblicato dalla Armando Siciliano Editore,  è un saggio per capire l’evento scritto da Di Lunardo seguendo il binario PINOlibroexpo (1)della sua attività giornalistica e di insegnante. Prendendo spunto dall’incarico di addetta stampa in un convegno preparatorio alla partecipazione della Sicilia – sua regione di origine – all’Expo, vuole essere strumento di riflessione anche filosofica su di esso, ravvisandone le contraddizioni: la presenza ufficiale – in una manifestazione che dichiaratamente si fonda sul rapporto tra alimentazione e sviluppo sostenibile –  di  multinazionali dell’alimentazione globalizzata, non proprio esempio di salutismo alimentare (come una nota catena di fast food) e la carenza nei fatti di una riflessione su tale rapportoche pure era negli intenti fondanti. «Mi sembrava utile scriverlo per i miei studenti – afferma l’autrice – perché leggendo i documenti mi sembrava ci fossero cose che non quadravano. Poi ci sono stata e ho scoperto che era anche peggio: speravo non fosse una fiera del cibo e invece lo è, speravo ci fosse sensibilità rispetto al tema della biodiversità e invece ho trovato persino un padiglione in cui si uccide la biodiverità. Mi riferisco all’esposizione di borse, portafogli, bracciali in pelle di pitone, cammello, coccodrillo. Insomma una vera meraviglia il padiglione senegalese!».

Alessandro Pino

Luglio di fuoco nel Terzo Municipio: ancora incendi – di Alessandro Pino

17 Lug

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Un altro incendio ha intaccato il verde del territorio del Terzo Municipio, questa volta il 17 luglio nelle adiacenze del Viadotto dei Presidenti, non lontano dalla Bufalotta dove il pomeriggio precedente erano divampate le fiamme. Una colonna di fumo nero è stata ben visibile anche a distanza ma fortunatamente l’incendio è stato domato poco dopo le diciassette.
Gli inviti alla prudenza non bastano mai anche se occorre considerare la presenza di numerosi microaccampamenti di senza tetto, con il conseguente rischio dato dall’uso di fornelletti a gas per cucinare.

Alessandro Pino

(Si ringrazia per la foto Lorella Giribaldi)

Incendio nella campagna tra Bufalotta e Porta di Roma

16 Lug

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Nel pomeriggio del 16 luglio un incendio si è sviluppato nella campagna in zona Bufalotta nel Terzo Municipio di Roma Capitale.
Sul posto i Vigili del Fuoco e un elicottero con serbatoio di liquido estinguente.

Alessandro Pino

Settebagni, Terzo Municipio di Roma Capitale: un “nasone”…mutilato – di Alessandro Pino

14 Lug

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Un nuovo episodio arricchisce (si fa per dire) la saga delle fontanelle pubbliche a Settebagni, Terzo Municipio di Roma Capitale, più volte negli anni scorsi oggetto di incidenti, incuria, guasti se non addirittura furti. A finire sotto i riflettori delle cronache di quartiere stavolta è il “nasone” vicino la chiesa di Sant’Antonio di Padova, rimasto improvvisamente senza il cannello metallico e diventando quindi inservibile: il flusso dell’acqua scorre debolmente lungo la colonnina in bronzo che  inoltre appare completamente sollevata dalla base. Come sia accaduto il fatto, non si sa ancora: difficile comunque ipotizzare sia caduto da solo come una foglia secca. Sembra comunque che il pezzo sia custodito da alcuni residenti in attesa della riparazione.
Da ricordare che  la fontanella in  questione non è quella originale, scomparsa una sera alcuni anni fa e rimpiazzata da quella oggi mutilata.

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Una serata di sfilate nel cuore dell’antica Roma tra abiti da sposa, gioielli e volti noti – di Alessandro Pino

13 Lug

Fashion dinner all’Os Club per gli abiti da sposa di Paola Cipriani Couture e i gioielli Giamore

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In una settimana ricca di eventi che hanno portato nuovamente Roma a pieno diritto tra le capitali dell’alta moda, c’è stato lo scorso 11 luglio un appuntamento di quelli che coniugano stile e mondanità come solo la Città Eterna sa creare. Nel magnifico giardino interno dell’Os Club, chiccosissimo locale nel cuore del Colle Oppio, si è svolta una sfilata per presentare un autentico duetto dello stile italiano: gli

Paola Cipriani con le sue modelle

Paola Cipriani con le sue indossatrici

abiti da sposa della maison Paola Cipriani Couture, impreziositi dai gioielli Giamore realizzati da Danilo Giannoni. Madrina della serata – condotta dalla speaker radiofonica Alessia Pellegrino di Radio Godot , simpaticamente in abito nuziale – l’attrice cinematografica e televisiva Elena Russo. Nel pubblico, volti noti dello spettacolo, dell’informazione, della cultura e di tutto quel pianeta romano un po’ patinato che piace sempre: il direttore della rivista Eva3000 – media partner dell’evento – Roberta Damiata, l’attrice Simona Borioni, la scrittrice Iolanda Pomposelli (autrice di D’altronde sono uomini), l’attrice e presentatrice Patrizia Pellegrino; qualcuno ha avvistato anche la Marchesa d’Aragona, noto personaggio televisivo. Dame in lungo o in tubino, gentlemen in abito bianco, paparazzi e giornalisti scatenati con le reflex, l’allegro assalto al buffet che non guasta mai e naturalmente l’elegante sfilata sono stati gli altri ingredienti di un appuntamento davvero riuscito.

Alessandro Pino

Paola Cipriani con la conduttrice Alessia Pellegrino

Paola Cipriani con la conduttrice Alessia Pellegrino

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La scrittrice Iolanda Pomposelli

La scrittrice Iolanda Pomposelli

Paola Cipriani tra Francesco Salvatore Cagnazzo e Anita Valentina Fiorino di Giamore

Paola Cipriani tra Francesco Salvatore Cagnazzo e Anita Valentina Fiorino di Giamore

Assalto al buffet!

Assalto al buffet!

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Il giardino dell’Os Club

Patrizia Pellegrino con un'ospite

Patrizia Pellegrino con un’ospite

L'attrice Simona Borioni conversa con la scrittrice Iolanda Pomposelli

L’attrice Simona Borioni conversa con la scrittrice Iolanda Pomposelli

L'attrice Elena Russo, madrina della serata, con Alessia Pellegrino

L’attrice Elena Russo, madrina della serata, con Alessia Pellegrino

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Flashbook- il video a ciel sereno

9 Lug

Alessandro Pino dal Parco degli Acquedotti di Roma per un incontro della serie Flashbook

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Tangenziale Est di Roma: un incendio in galleria che non c’è. Ma se poi c’è davvero? – di Alessandro Pino e Luciana Miocchi

6 Lug

Sono ormai alcuni giorni che su un tabellone elettronico della Tangenziale Est di Roma – all’ingresso del tunnel della Nuova Circonvallazione Interna in direzione San Giovanni – appare la scritta “Incendio in galleria” accompagnata da un inequivocabile segnale di divieto di transito. Solo che nella galleria di incendi non v’è traccia alcuna: il tabellone forse è rimasto fisso su quella segnalazione relativa a qualche DSC_1222episodio ormai superato. È vero, di fianco  c’è una lampada semaforica verde di via libera ma è molto più piccola del tabellone: sembra quasi assumere una importanza minore. Assieme al mero disservizio c’è un dato comportamentale che va messo in risalto: praticamente nessun guidatore di fronte a una segnalazione del genere accenna a frenare, si va avanti spediti. Forse tutti sanno già che si tratta di una informazione superata, assuefatti a vivere in una città dove non funziona più nulla? Oppure c’è chi va avanti comunque pronto a rischiare il tutto per tutto, per incoscienza o magari perché  arrivare tardi al lavoro costituirebbe un danno maggiore che finire arrostiti o asfissiati? In ogni caso sembra riproporsi la storiella di chi gridava al lupo al lupo: il giorno che davvero ci sarà un incendio in quella galleria nessuno crederà a un avviso del genere.

Alessandro Pino e Luciana Miocchi

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Calcio femminile: la Roma Decimoquarto giocherà finalmente in B rimanendo in Terzo Municipio – di Alessandro Pino

5 Lug

Scongiurato il rischio di dover rinunciare nuovamente alla serie cadetta

Alla fine  le ragazze della Roma Decimoquarto ce l’hanno fatta e la prossima stagione potranno finalmente giocare nel campionato di calcio di serie B dopo che si erano conquistate la promozione nella serie cadetta per il secondo anno consecutivo con un ruolino impressionante: tutte le partite vinte. Scacciata via, dunque, la frustrazione di dover nuovamente rinunciare – come accaduto la stagione precedente –  a causa dello sforzo economico e organizzativo altissimo, grazie alla tenacia della dirigenza con in testa il presidente Mauro Elisei che si è fatto in quattro per dare il giusto  risalto alle sue giovani gladiatrici e portarle in una arena degna del valore dimostrato. Doveroso elencare la rosa delle atlete 1allenate dal mister Filippo De Gaetano: il capitano Veronica Sciarretti, Giulia e Sara Boldrini, Laura Bottinelli, Alessandra Caruso, Roberta Chiarelli, Francesca Caterina D’Antoni, Maria Giulia D’Ercole, Veronica Di Cerbo, Ilaria Filippi, Valentina Foschi, Giorgia Grassi, Martina Maurelli, Maria Antonietta Maurilli, Roberta Pieroni, Federica Quartullo, Giorgia Ragnoli, Silvia Schiavoni, Germana Sciarra, Savina Vazzana, Nicoletta Vittori. Unica lieve nota malinconica, il trasloco dall’impianto “Angelucci” del Settebagni Calcio Salario che è stato il loro campo casalingo proprio nelle due stagioni vittoriose anche se lo spostamento sarà soltanto di un paio di chilometri in linea d’area: a quanto pare sembrerebbe certo l’accordo con l’Accademia Calcio che le ospiterà nella propria grande struttura in via di Settebagni – strada esterna al centro abitato omonimo e che anticamente faceva da confine alla zona così chiamata. In pratica, dunque, la Roma Decimoquarto rimarrà una squadra del Terzo Municipio di Roma Capitale.

Alessandro Pino

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“Flashbook – letture a ciel sereno” a Roma nel Parco degli Acquedotti – di Alessandro Pino

4 Lug

 

FlashbookInsieme ai più piccoli all’aria aperta per incentivarli alla lettura

Trascorrere un’oretta all’aria aperta con i propri bambini leggendo per loro a voce alta fiabe e racconti per incentivarli alla lettura alimentando così le giovani menti: in questo consiste Flashbook – letture a ciel sereno, iniziativa nata da un’idea di alcune mamme milanesi e poi diffusasi anche nel resto 10982740_1664388163782050_3213764247488872022_n[1]d’Italia e ovviamente a Roma dove il prossimo appuntamento è domenica 5 luglio alle 10 presso il Circolo Bocciofilo “San Policarpo” nel Parco degli Acquedotti. I libri che verranno letti sono: ”Guizzino”, “Il litigio”, “A caccia dell’orso”, “Abbaia George”, “Cosa fanno i dinosauri quando è ora di mangiare” e “Il Piccolo ippopotamo e la stellina”. Siccome va alimentato anche il corpo oltre che la mente, sarà offerta una merenda. C’è anche una pagina Facebook dedicata (si chiama proprio “Flashbook – letture a ciel sereno”) che fornisce informazioni sugli altri incontri nel resto della Penisola e su come iscriversi segnalando cosa si vuole leggere e dove.

Alessandro Pino

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Terzo Municipio di Roma Capitale: a largo Labia inaugurato l’ingresso del Parco delle Sabine – di Alessandro Pino

1 Lug

Presenti il vicesindaco di Roma Luigi Nieri e il presidente del Terzo Municipio Paolo Marchionne

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Le fontane a pavimento dietro il vicesindaco Nieri e il presidente del Municipio Marchionne

È stato inaugurato lo scorso 20 giugno a largo Fausta Labia il primo degli ingressi al Parco delle Sabine, area verde posta tra Porta di Roma e la Serpentara, alla presenza del vicesindaco Luigi Nieri – in rappresentanza del sindaco di Roma Ignazio Marino, assente per motivi di salute – e del presidente del Terzo Municipio Paolo Emilio Marchionne. Adiacente al capolinea filoviario, l’entrata consiste in un piazzale allestito con panchine in pietra bianca e giochi d’acqua che zampillano dal pavimento, uno spazio con alcuni giochi per i più piccoli e una costruzione in vetro e rivestimenti in marmo destinata ai bagni pubblici e a punto di ristoro per la cui gestione si deve provvedere all’assegnazione.  Poco più dietro, il controverso e avveniristico portale a traliccio in metallo bianco con tettoia “a foglia sospesa” che aveva suscitato vivaci DSC_1211 discussioni in rete. Ideato dall’architetto Maurizio Bellomia, autore anche del progetto complessivo, nelle parole dell’autore «vuole richiamare gli ingressi dei grandi parchi storici». Il vicesindaco Nieri e il presidente Marchionne hanno compiuto un breve giro all’interno dell’area verde assieme a diversi amministratori municipali, cittadini, forze dell’ordine ed esponenti della stampa locale. Certo che – specialmente pensando a quanto accaduto il giorno prima a pochi metri di distanza sotto il viadotto dei Presidenti, dove un clochard è morto carbonizzato nella DSC_1201tenda in cui era accampato come molti altri, viene da chiedersi in che condizioni possa trovarsi il luogo tra sei mesi a confronto di quelle, immacolate, dell’inaugurazione: anche le pareti di marmo bianco del punto ristoro sembrano costituire un invito a nozze per gli onnipresenti imbrattatori muniti di vernice spray e pennarelli.

L'architetto Maurizio Bellomia con il portale da lui ideato

L’architetto Maurizio Bellomia con il portale da lui ideato

Sembrano fiduciosi al riguardo sia Nieri che Marchionne: «Io penso che noi dobbiamo abituare tutti al bello soprattutto in questa parte della città, molto dipende dall’amministrazione, molto dipende dai cittadini però soprattutto da come vengono gestite queste aree» ha dichiarato il vicesindaco, mentre il presidente del Municipio rassicura sulla situazione perché «c’è un sistema di telecamere già installato che verrà poi collegato con la stazione dei Carabinieri di Fidene e con il comando della Polizia Locale a Serpentara e poi soprattutto sarà prevista l’apertura e la chiusura nelle ore notturne una volta completata la recinzione». Meno ottimista il presidente del Comitato di Quartiere Serpentara, Mimmo D’Orazio: «Tra sei mesi diciamo che siamo ottimisti, ho fatto una scommessa con un amico, quindici giorni, ma non per un discorso di sfascismo o di pessimismo, purtroppo la colpa è anche dei cittadini…io mi auguro con tutto il cuore che rimanga così come l’abbiamo vista oggi, ho dei forti dubbi, speriamo per il bene della collettività»

Alessandro Pino

Terzo Municipio di Roma Capitale: una cartolina da Settebagni,con tanti saluti alla raccolta differenziata – di Alessandro Pino

1 Lug

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Da tempo i normali cassonetti dell’immondizia sono spariti dalle strade di Settebagni, periferia nord del Terzo Municipio di Roma Capitale, essendo stata istituita la raccolta differenziata domestica: ogni nucleo familiare – con l’esclusione delle grandi utenze come i residence – ha in dotazione dei bidoncini da riempire e posizionare in strada in orari e giorni prestabiliti per il passaggio degli addetti.

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Questo non impedisce ai soliti incivili di prendere come riferimento le campane verdi della raccolta vetro – le sole rimaste in strada – vicino alle quali viene lasciato praticamente di tutto: in questo caso un vecchio materasso matrimoniale (rifiuto ingombrante che andrebbe portato all’isola ecologica Ama della Bufalotta, ma è previsto anche il ritiro a domicilio), la confezione di un deumidificatore d’aria (pacchetto televendita?) oltre a un grosso scatolone schiacciato e sacchetti di spazzatura varia.  Quando verranno rimossi, non si sa; il fatto è che non dovevano proprio arrivarci.

Alessandro Pino

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Trentacinquesimo anniversario della strage di Ustica

27 Giu

Sono  trascorsi trentacinque anni  dalla maledetta sera d’estate in cui fu stroncata la vita di 81 persone che viaggiavano su un Dc-9 dell’Itavia in volo da Bologna a Palermo, brutalmente spazzato via dai cieli del Tirreno Meridionale nei pressi dell’isola di Ustica. Fin da quel 27 giugno 1980 cominciarono occultamenti di prove, misteriose morti di testimoni e depistaggi: ancora si ricorda la ridicola tesi della corrosione dovuta alle cassette di pesce trasportate in precedenza dall’aereo e che all’epoca ebbe invece

I resti del Dc 9 Itavia nel Museo per la Memoria di Ustica a Bologna

I resti del Dc 9 Itavia nel Museo per la Memoria di Ustica a Bologna

credito per l’abilità di chi era interessato da una parte a nascondere le cause reali e dall’altra a eliminare uno scomodo concorrente per l’Alitalia. L’Itavia infatti interferiva con il monopolio di fatto sulle rotte interne esercitato dall’allora compagnia di bandiera. Il linciaggio mediatico ai danni del suo presidente Aldo Davanzali – accusato di utilizzare delle carrette – portò infine alla revoca della licenza di navigazione aerea e alla conseguente cessazione delle attività. «Papà mi disse subito che era stato abbattuto – ricordava la figlia Luisa nel 2010 – non avrebbe mai fatto volare un  mezzo inefficiente ». Proprio l’Alitalia in quegli anni sulla stessa rotta per Punta Raisi subì due disastrosi incidenti sulle cui cause ancora permangono dubbi e nei quali persero la vita complessivamente più di duecento persone, eppure le fu riservato ben diverso trattamento. I dipendenti Itavia riuscirono a transitare in altre compagnie aeree ma rimase saldo in loro il senso di appartenenza per quella che consideravano e considerano tuttora una grande famiglia più che un’azienda, tanto che ancora oggi si incontrano periodicamente, uniti nell’associazione “Noi dell’Itavia”. L’unico aereo che ancora porta la livrea Itavia è paradossalmente proprio quello che fu distrutto quel 27 giugno: recuperati dopo una lunga permanenza sul fondo del Tirreno, i frammenti di fusoliera, ali e i due motori furono ricomposti su un traliccio riproducente la sagoma del velivolo. Rimasti per anni in un hangar PINOMIOCCHIitavia2 dell’Aeronautica Militare vicino Roma, dal 2006 sono tornati simbolicamente a Bologna – città da cui partì l’ultimo tragico volo – per essere esposti nel Museo per la Memoria di Ustica. La prima volta che ci si entra è come ricevere un pugno nello stomaco:  i resti di quello che fu un aereo giacciono come un enorme cadavere meccanico in decomposizione, le cui forme originarie si intuiscono soltanto. All’inizio suscita quasi repulsione, poi girandogli attorno e osservando le fiancate accartocciate con i finestrini ormai opachi il pensiero va ai passeggeri e all’equipaggio, a ciò che attraverso di essi hanno visto prima della fine; ci si rende conto che ciò che davvero repelle è chi ha causato tutto ciò e gli inganni che ne seguirono. L’elenco di vittime letto tante volte cessa di essere PINOitavia3soltanto tale, diventando volti e sguardi di persone vere. Persone che al momento di salire a bordo hanno gettato un’occhiata alla freccia rossa stilizzata che ancora oggi campeggia sull’impennaggio di coda, voltandosi a salutare chi li aveva accompagnati all’aeroporto. Non è immaginazione: è quanto appare in un filmino familiare inserito in “Ustica – tragedia nei cieli” , documentario uscito all’epoca del trentesimo anniversario.  «Ormai si è scritto tutto e il contrario di tutto – spiega Alberto Alpozzi, fotografo oggi noto per documentare le missioni militari italiane all’estero e che aveva avuto il compito di seguire la lavorazione  del film con i suoi scatti – ma è diverso sentire di persona chi vi è rimasto coinvolto, come Pasquale Diodato che perse la moglie, i tre figli e la cognata o Elisabetta Lachina, rimasta orfana di entrambi i genitori». Già, si è PINOitavia4 scritto di tutto: nel corso degli anni anche le versioni più oscenamente  inverosimili e irriguardose verso i familiari delle vittime –- sono state propinate a un pubblico dal palato grosso, una tra tutte quella che vede il Dc 9 ammarare senza danni rilevanti finendo poi affondato da un sommergibile per non lasciare itavia 011testimoni. «Gli stessi tecnici della McDonnell Douglas, la casa costruttrice dell’aereo, esclusero tale ipotesi perchè sarebbe riuscito a galleggiare tre o quattro minuti al massimo» afferma il giudice Rosario Priore che condusse le indagini sul disastro e che della vicenda trattò anche nel libro “Intrigo internazionale” scritto con il giornalista Giovanni Fasanella.  Paradossalmente la linea di Priore, basata sull’abbattimento da parte di un missile e sconfitta in sede di giudizio, è stata di fatto sposata recentemente dai giudici civili chiamati a decidere sui risarcimenti ai familiari, anche se ancora si attende un pronunciamento definitivo al riguardo che comunque non restituirà i loro cari o allevierà  le sofferenze subìte.  Il resto è solo roba da romanzi di fantapolitica, tanto che alla fine si è tentati di allungare una mano verso i resti dell’aereo, sfiorando ciò che resta della verità.

Luciana Miocchi  e Alessandro Pino

 

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Terzo Municipio di Roma Capitale : due vetture spolpate in via di Settebagni – di Alessandro Pino

26 Giu

Non proprio una immagine da intervallo della Rai con le pecorelle, quella che appare da alcuni giorni in Via di Settebagni – Terzo Municipio di Roma Capitale, tra la Bufalotta e Porta di Roma – quasi di fronte PINOfotonotiziaautomobili A alla scuola “Uruguay”: come sul piazzale di uno sfasciacarrozze, si trovano due vecchie automobili apparentemente abbandonate e prive di numerose parti.Quella ridotta peggio è una Ford Focus letteralmente spolpata di fari e ruote, malamente adagiata nemmeno sui classici quattro mattoni ma su una bombola di gas esausta. Un metro più avanti, una Renault Clio che pur avendo conservato le ruote è rimasta orba dei fanali e di altri particolari. All’interno di entrambe evidenti segni di manomissione della plancia, del volante e dei fianchetti  delle portiere.

Alessandro Pino

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Terzo Municipio di Roma Capitale: 35 anni fa l’assassinio del giudice Mario Amato – di Alessandro Pino

24 Giu

pubblicato su http://www.di-roma.com

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La deposizione della corona davanti al monumento “Grido al cielo”

Commemorato da cittadini e autorità stretti attorno ai familiari

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Interventi delle autorità

Trentacinque anni sono passati dalla mattina del 23 giugno 1980 in cui il magistrato Mario Amato fu assassinato a Roma su un marciapiede di viale Jonio – nel quartiere di Monte Sacro – mentre aspettava l’autobus che lo avrebbe dovuto condurre in ufficio a piazzale Clodio; cinque anni soltanto invece da quando fu scoperto il monumento intitolato “Grido al cielo” – opera dello scultore Antonio Di Campli –  proprio nel luogo in cui fu versato il suo sangue dai terroristi dei Nuclei Armati Rivoluzionari sui quali indagava. Nell’anniversario della feroce esecuzione si è tenuta una breve cerimonia alla quale hanno partecipato, oltre alla famiglia Amato, cittadini e autorità: sulla stele è stata deposta una corona dal presidente del Terzo Municipio Paolo Marchionne e dal consigliere comunale Fabrizio Panecaldo, in rappresentanza del sindaco Ignazio Marino e dell’assessore capitolino alla DSC_1127Legalità Alfonso Sabella. Hanno preso la parola anche il vicepresidente della Anm, Valerio Savio, il presidente della Associazione 2 Agosto onorevole Paolo Bolognesi, Giampiero Cioffredi, direttore dell’Osservatorio Sicurezza della Regione Lazio e Francesco Avallone, presidente del comitato per la commemorazione del giudice Amato. Tra il pubblico c’era anche chi quella mattina si trovò a passare per servizio sul marciapiede di fronte pochi secondi dopo l’agguato: Salvatore Veltri, per tanti anni Comandante dei Carabinieri di Talenti. Fu uno dei primi a vedere da vicino l’immagine – poi passata dalla cronaca alla storia – del corpo del magistrato riverso a terra, con le scarpe dalle suole consunte.

Alessandro Pino

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