Tag Archives: Luciana Miocchi

Aggiornamento guasto idrico Settebagni

25 Apr
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Settebagni – via Salaria altezza via Piombino

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Numerose le segnalazioni giunte ad Acea che ancora all’ora di pranzo rispondeva di non avere disponibilità di mezzi da inviare, tantissime le proteste anche su fb. In effetti la giornata festiva  non lasciava presagire una risoluzione celere del guasto. Poco dopo le quattordici sul posto venivano avvistati una pattuglia dei vigili urbani e l’assessore uscente Riccardo Corbucci, il quale dichiarava “dopo le segnalazioni dei cittadini abbiamo provveduto a far intervenire celermente Acea e a segnalare alla manutenzione strade il guasto. Le squadre stanno per arrivare”.

Da poco più di un’ora una squadra del pronto intervento Acea, munita di mini escavatore con martellone é al lavoro nel  punto di via Salaria dove l’asfalto si era sollevato fino a raggiungere la sommità del ciglio del marciapiede. La rottura riguarda la conduttura principale da 200 mm che dà l’acqua a tutto il quartiere. I lavori potrebbero finire già in tarda serata.

Grande comunque il disagio per i residenti di Settebagni, ormai senza acqua dalla prima mattinata. Al momento non è stato previsto da parte di Acea nessun servizio sostitutivo, come accaduto in altri casi di intervento su guasti alla rete.aceaCARROBOTTE

 

LM

 

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III Municipio di Roma Capitale: per votare le delibere sulle somme urgenze c’è ancora del tempo utile. Il pensiero del Presidente Marchionne

10 Apr

PAOLOmarchionneA margine dell’assemblea pubblica di venerdi 8 nell’aula magna del Matteucci, voluta per fare il punto sui tre anni della sua consiliatura, il presidente del Municipio Paolo Marchionne così ha risposto alle domande circa la mancata ratifica delle delibere per i debiti fuori bilancio

Le delibere sulle somme urgenze non sono state votate. Restano in eredità per la prossima consiliatura?

«Non è detto. Io con grande istituzionalità sono promotore di tutte quelle delibere perché sono debiti contratti dalla pubblica amministrazione. Mi auguro che possano essere portate. Però voglio dire una cosa, che non è assolutamente chiara: sono delle risorse, molte, oltre 3 milioni di euro, risalgono alla passata amministrazione e una parte ovviamente ce l’abbiamo messa pure noi quando non c’era il bilancio ancora approvato e quindi per fare interventi urgenti occorreva assumere impegni senza copertura. Ma quando sono stati votati i bilanci, sia nel 2013 che nel 2014 sono state messe le coperture economiche, quindi non si tratta di buchi che si troverà un altro, rimarrà questa formalità del voto, dell’assunzione dell’aula consiliare e niente di più.»

E sul fatto che non si è andati al voto nonostante ci fossero i consiglieri della maggioranza?

«Credo che la maggioranza avesse voluto cercare una calendarizzazione più graduale che non fare un consiglio monotematico. Mi auguro che insomma che i consiglieri valuteranno se vogliono essere votate prima della consiliatura.».

Quindi ci saranno altri consigli?

«Beh, ancora c’è un po’ di tempo.»

Quanto?

«Non lo so. Non sono state ancora indette le elezioni a Roma, però non possono nemmeno essere domani, a sorpresa (poche ore dopo il Ministro dell’Interno Alfano le ha fissate per il 5 giugno 2016, ndr)

Quindi c’è ancora tempo per farne un altro?

«Ma sicuro, mi auguro altri due, altri tre … anche perché non ci sono non solo le delibere che riguardano il bilancio ma ce ne sono altre,  almeno altre due o tre che secondo me sono estremamente significative, su cui dobbiamo prendere un impegno prima della campagna elettorale».

E quali sono?

«Lo decideranno i consiglieri»

Luciana Miocchi

 

 

É morto Romeo Iurescia, ex consigliere del III Municipio di Roma Capitale

19 Mar

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Si sono tenuti questa mattina alle 11 nella chiesa di San Igino a Colli Aniene i funerali di Romeo Iurescia, pittore, scrittore e poeta, nonché consigliere municipale per diverse consiliature.
Settantacinque anni, originario di Petacciato (Cb), si é spento al termine di una breve malattia.
Luciana Miocchi

III Municipio di Roma Capitale: alla stazione metro B1 Jonio striscione per il parchetto vietato ai ruotodotati

23 Feb

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Straordinari notturni per le mani ignote che hanno sistemato lo striscione di “Anonimus” sui muri di accesso alla stazione metro B1 – Jonio. Il parco pensile é di fatto inaccessibile alle carrozzelle dei disabili motori e alle carrozzine e ai passeggini dei più piccoli, a meno di non provvedersi di una scorta di muscolosi volontari in grado di vincere la ripida salita. Gli ascensori, infatti, non arrivano al piano verde, pare perché cosi previsto da stringenti norme di sicurezza.
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Luciana Miocchi

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Valmelaina – III Municipio di Roma Capitale: oggi i “Ladri di Biciclette” rimarrebbero all’asciutto… – di Luciana Miocchi

1 Feb
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La fontanella di via Scarpanto immortalata in “Ladri di Biciclette” di Vittorio de Sica

Stamattina il Comitato indipendente Valmelaina ha dato notizia di aver protocollato all’ufficio tecnico del Municipio la richiesta del ripristino della fontanella resa famosa da film “ladri di biciclette”, ormai all’asciutto da più di un anno, dai tempi del cantiere della Metro B1, nonostante molti residenti ne abbiano chiesto il ripristino.  Sono state avvistate diverse squadre di tecnici ma fino ad oggi, ufficialmente nessuno ha saputo spiegare perchè il famoso nasone è ancora declassato a semplice monumento di ghisa, non funzionante.

Al Comitato si dicono fiduciosi di una risposta positiva per uno dei simboli della storia del quartiere e del neo realismo cinematografico.

Luciana Miocchi

 

(Si ringrazia Lorella Giribaldi per la foto)

 

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Settebagni, III Municipio di Roma Capitale: sottopasso chiuso e cittadini allo sbaraglio – di Luciana Miocchi

1 Feb

pubblicato sulla testata giornalistica http://www.di-roma.com

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Dall’idea originale di un sottopasso più grande allargando l’esistente a quello tutto nuovo, si è passati alla paralisi totale e alla confusione. Adesso il quartiere può “godere” dell’improvvisa chiusura del vecchio passaggio, da tempo dichiarato non stabile e del caos conseguente, con alternative, anche pedonali, non messe in campo dall’amministrazione per il periodo di lavori di consolidamento

La questione dell’allargamento del sottopasso ferroviario in via di Sant’Antonio è ormai annosa. Sono più di venti anni che una convenzione stipulata tra il Comune di Roma e un costruttore che ha edificato delle palazzine in zona, sancisce che dietro pagamento di appositi oneri concessori – regolarmente effettuato e registrato – l’opera deve essere realizzata. In origine l’idea era di allargare il preesistente, poi, nel corso degli anni si è preferito prima pensare alla realizzazione di un nuovo manufatto accanto all’esistente, con tanto di cantierizzazione dell’area interessata ai danni dei terreni della parrocchia, poi, trascorsi anni infruttuosi e con tanto di fallimento della ditta che aveva vinto l’appalto, dopo aver scoperto l’esistenza di uno scambio non segnalato prima, il progetto sembra essersi perso sulle scrivanie di non meglio precisati uffici di Fs, anche se ogni tanto torna a palesarsi il disegno di un sottopasso a qualche centinaio di metri di distanza, direzione Roma. Ma questa è un’altra storia, della quale i residenti sono decisi a venirne a capo.

Gli odierni dolori sono provocati sempre dal vecchio sottopasso, denunciato come pericolante da diverso tempo, tanto da meritare nel luglio 2015 pressanti richieste del locale comitato di quartiere, alle qualiveniva risposto nel dicembre dello stesso anno, da parte dell’assessore municipale ai Lavori pubblici Fabio Dionisi che Ferrovie avrebbe effettuato dei lavori di consolidamento, cantierizzando l’area per 60 giorni, non meglio precisando i tempi di inizio nè tantomeno se fosse stato possibile il transito per i pedoni.

A questo punto occorre ricordare, per chi non conosce la zona, che la ferrovia taglia praticamente in due il quartiere, separando la zona collinare da quella che si estende lungo la via salaria. Ciò comporta che ci sia un unico altro ponte di accesso e di scambio per il traffico veicolare, il ponte della salita della Marcigliana, circa 800 metri più giù e un accesso pedonale alla stazione Fs che però non è fruibile da portatori di handicap né dalle carrozzine e dai passeggini.

Il 21 gennaio l’assessore contattava il Comitato di quartiere, avvertendolo che il 25 sarebbero partiti i lavori, che non sarebbe stato possibile mantenere un accesso pedonale e che non si riteneva di poter procrastinare a dopo la chiusura delle scuole l’intervento, stante il passaggio dei treni sulla soprastante linea ferroviaria e che un comunicato ufficiale sarebbe stato diramato a breve.

Nonostante il poco tempo a disposizione il Cdq decideva di cercare di informare i residenti con ogni mezzo, internet, Facebook e il buon vecchio passaparola, nonchè con una riunione pubblica lo stesso 25, al quale avrebbe partecipato lo stesso assessore.

Con un certo senso di irritazione invece che dalla nota ufficiale, residenti e Comitato di Quartiere venivano a conoscenza dalla testata on line romatoday delle dichiarazioni di assessore e minisindaco sull’inizio dei lavori. Su facebook l’ex consigliere di Forza Italia, Marco Bentivoglio, pubblicava una lettera protocollata in Municipio con la quale dava raccomandazioni sugli interventi da fare in vista della modificata viabilità del quartiere.

La nota di Bentivoglio, firmata anche dal consigliere Borgheresi, sembrava essere, alla data del 25 gennaio, l’unico atto scritto sul tema.

Tanto che alla riunione serale l’assessore ancora raccoglieva proposte sulla viabilità provvisoria, se senso unico su via dello scalo o divieto di parcheggio, sull’aumento della frequenza di passaggio del bus Atac 039, proponendo l’istituzione di una specie di navetta circolare, sempre se la stessa Atac potesse farlo.Segnava perfino la proposta di utilizzare la navetta scuolabus per trasportare le persone, omettendo di dire o forse non sapendo, che il servizio viene effettuato dietro gara di appalto e che quindi una soluzione del genere comporterebbe quanto meno una ridiscussione di detto appalto e la revisione della parte economica, una procedura non semplice e dai tempi sicuramenti lunghi.

Alla serata interveniva anche l’ex presidente del Municipio Cristiano Bonelli, difendendo l’idea, sulla quale tutto il quartiere concorda, di ottenere la realizzazione del sottopasso come da convenzione e richiamando l’attenzione sul grande assente della serata, ovvero Ferrovie dello Stato.

A oggi il punto della situazione: ponte chiuso, con tutto il traffico veicolare che per accedere alla parte collinare deve passare dalla salita della Marcigliana, nessun divieto di sosta e fermata sulla via dello Scalo di Settebagni, nessun senso unico. Nemmeno la presenza di vigili fuori dal plesso scolastico che ospita anche un asilo comunale, oltre le primarie e le medie, se non in un paio di occasioni.

Sulla piazza virtuale che è ormai considerata Facebook, nei vari gruppi di Settebagni, intanto, si è scatenata la rabbia e il risentimento per una situazione che ben poteva essere risolta, studiando in anticipo un piano traffico provvisorio, con l’istituzione di un senso unico o del divieto di parcheggio a seconda di quanto ritenuto necessario dalla polizia locale e il doveroso allestimento della segnaletica orizzontale e verticale.

La responsabilità per aver lasciato i residenti in una situazione di pieno caos non verrà, comprensibilmente mai fuori, persa tra le varie scrivanie di assessorato, polizia locale, Fs e ufficio tecnico.L’assessore Dionisi ha dato conto durante la riunione del fatto che la tassa per l’occupazione del suolo pubblico è stata pagata soltanto pochi giorni fa e che questo ha fatto sì che mancasse l’ufficialità dell’inizio dei lavori. Ma se è vero che il ponte aveva bisogno pressante e non rimandabile di lavori di consolidamento, l’ufficio competente avrebbe dovuto richiedere quanto meno lo studio di un piano di emergenza da applicare al momento dei lavori, proprio per evitare quanto è accaduto: a distanza di una settimana dall’annuncio della chiusura, ancora tutto è lasciato al buon senso o alla prepotenza dei residenti, con gli inevitabili ingorghi dell’ora di punta, alla mattina e alla sera al rientro dal lavoro.

Consigli sull’andare a piedi a portare i bambini a scuola? Legittimi ma non è questo che ci si aspetta da un’amministrazione pubblica. Tanto più se ha avuto tutto il tempo di pensare e di mettere in atto un provvedimento di discliplina del traffico provvisorio. Invece, sembra che prima della metà della prossima settimana rimarrà tutto invariato.

Luciana Miocchi

Flash – chiuso per lavori il vecchio sottopasso di Settebagni – di Alessandro Pino

27 Gen

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Sono iniziati il 26 gennaio tra le polemiche i lavori di risistemazione nel vecchio sottopasso di via S. Antonio di Padova a Settebagni (Terzo Municipio della Capitale) che ne comportano però la chiusura con le immaginabili conseguenze sui collegamenti anche pedonali nel quartiere. Un successivo articolo di Luciana Miocchi troverete tutti i dettagli sulla vicenda che ha portato alla chiusura.
Alessandro Pino

Un valletto “particolare” al Premio Montesacro: ladies and gentlemen, Alessandro Pino! – di Penelope Giorgiani

31 Dic

A detta di molti, la sua è stata la presenza maschile più apprezzata sul palco del Premio Montesacro durante la serata di gala dello scorso 5 dicembre presentata da Luciana Miocchi: è il nostro Alessandro Pino, il giornalista da tempo braccio destro (e sinistro) di Luciana che nella edizione 2015 la brillante e stilosa conduttrice si è portata dietro nel ruolo di valletto, indaffaratissimo a gestire il 

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Il valletto e la presentatrice

traffico di ospiti e finalisti sul palcoscenico. Per arrivare alla serata al teatro Viganò, però, ci è voluto un lavoro lungo e complesso che Alessandro ha svolto in qualità di segretario dell’associazione ComunicaRoma, organizzatrice della manifestazione: «Quello che si vede sul palco, quell’ora e mezza a teatro è solo la punta di un iceberg, ci sono mesi di preparazione con le ultime settimane che diventano frenetiche assorbendo tutto il tempo disponibile: contatti che vanno presi di persona con artisti, sponsor, premiati, autorità. Senza dimenticare l’Almanacco con i profili dei vincitori dell’edizione precedente, curato da me e Luciana: soltanto quello ha richiesto un lavoro durato quasi un anno. Luciana che è la presidente di ComunicaRoma ha compiuto uno sforzo titanico, io ho cercato   di darle una mano come segretario ma lo avrei fatto anche se non avessi ottenuto il ruolo di valletto. Al proposito devo ammettere che l’ho tampinata per un anno intero chiedendole di darmi la parte, ci tenevo tantissimo, solo che onestamente mi ero parecchio appesantito, ero diventato un incrocio tra una tazza del cesso e una balena e son dovuto sottostare a un suo ricatto a fin di bene: “O dimagrisci e riprendi un aspetto decente oppure non ti metto nemmeno a vendere le noccioline in sala”. Alla fine ho perso quaranta chili e quando image

sono stato sicuro di essere io il valletto – praticamente un paio di giorni prima della serata finale – mi sono concesso una botta di vita clamorosa, almeno per i miei standard: sono andato da Brioni e mi sono regalato una cravatta in stile 007 da indossare con l’abito di scena». Per il futuro che cosa bolle in pentola? «Di carne al fuoco, per restare in tema culinario, ce n’è parecchia perchè abbiamo tante idee che ci frullano per il capo. L’anno prossimo mi piacerebbe essere il secondo conduttore che affianca Luciana sul palco e credo  prenderò delle lezioni di recitazione. Certo, davanti c’è un anno intero ma abbiamo già iniziato a lavorare all’edizione 2016. Siamo positivi e propositivi: qualcosa di bello accadrà».
Penelope Giorgiani

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Strepitoso successo del “Premio Montesacro 2015” al Teatro Viganò – di Penelope Giorgiani

10 Dic

 

Un Teatro Viganò gremito di pubblico fino all’inverosimile il 5 dicembre per la serata finale di spettacoli e premiazioni ha decretato il trionfo della edizione 2015 del “Premio Montesacro”, manifestazione organizzata dall’Associazione Culturale ComunicaRoma con il patrocinio gratuito della Presidenza del Terzo Municipio per valorizzare le personalità e le realtà legate al territorio di cui porta il nome. Come nella prima edizione, primadonna e fascinosa presentatrice della serata è stata la giornalista Luciana _DSC9791BMiocchi, coordinatrice del giornale “La Voce del Municipio” tra gli sponsor del Premio – insieme all’intrattenitore Marco Fava, affiancati sul palco da due valletti indaffaratissimi a gestire ospiti, trofei e premiati: il giornalista Alessandro Pino in stile 007 – apprezzato dal pubblico per presenza scenica –  e la studentessa del Liceo Aristofane Emma Patanella. Direzione artistica affidata alla stilista e reporter Alessia Vetro. Confermata la formula delle premiazioni inframmezzate da esibizioni di cantanti e artisti, dopo i saluti istituzionali del presidente del Municipio Paolo Marchionne e dell’assessore alla Trasparenza e alle Politiche Scolastiche, Riccardo Corbucci: si sono susseguiti il balletto “Lost” della compagnia In Punta di Donna coreografato da Giulia Antonini, il trio canoro delle Ladyvette che in questi giorni appariranno nella fiction Rai “Il paradiso delle signore” qui accompagnate al piano da Roberto Gori, i cantanti Federica Baioni (accompagnata da Dario e Andrea Esposito) e  il cantante Mirko Oliva (da X Factor edizione romena) e un quartetto d’archi della Accademia degli Ostinati, _DSC9650B premiati tra l’altro nella categoria giovani. Ospite d’onore a sorpresa l’attrice Sabina Guzzanti – originaria di Monte Sacro – che si è esibita in un caustico monologo ricevendo poi un premio speciale dalle mani di Luciana Miocchi. Tante le categorie premiate, i cui finalisti selezionati da una giuria nei giorni scorsi,  erano stati  segnalati dai cittadini nella fase preliminare del Premio tramite il sito internet “Premiomontesacro.com” e presso lo stand informativo allestito al Mercatino Conca d’Oro. Per ogni categoria al vincitore è andata la riproduzione di palazzo Sabatini (la sede del Municipio a piazza Sempione) realizzata dal maestro Giandomenico Renzi e consegnata da personalità del territorio, mentre agli altri finalisti tutti presenti sul palco affollatissimo è andata una targa personalizzata: “Donna dell’Anno” è stata eletta Adriana Restante del Comitato di Quartiere “Piazza Corazzini Verde” mentre il riconoscimento “Uomo dell’Anno” è andato a Fabrizio Bartoccioni, presidente della associazione Vertical attiva nella raccolta fondi per la ricerca sulle lesioni alla spina dorsale, protagonista sul finale di un vivace scambio di battute con il presidente Marchionne per il taglio dei fondi subìto per la propria assistenza, cui Marchionne ha risposto intervenendo per rimarcare di aver seguìto i dettami di legge (i cui effetti sono stati comunque rinviati a fine gennaio per le opportune modifiche come preannunciato dallo stesso Marchionne), lasciando poi la _DSC9843Bintervenire l’assessore alle Politiche sociali Di Maggio, presente sul palco come premiatrice. Premio alla “Carriera” per la preside dell’Istituto Uruguay Carla Galeffi. Il premio alla “Scuola” è andato all’Istituto Carlo Levi. “Giornalista Web” è stato eletta la penna di Romapost Claudio Bellumori mentre il premio “Giornalista Carta stampata” è andato a Giuseppe Grifeo de “Il Tempo”. Affine per materia il premio “Informazione”, andato al sito Incomune.tv per le riprese video delle sedute consiliari in Municipio. Nella categoria “Commercio” è stato premiato il barista Gianni Carbonaro che dal suo locale ha tolto le famigerate slot machine, l’”Artigianato” ha visto prevalere il pizzaiolo campione del mondo Abramo Fini. Nella categoria “Scrittura e fotografia” è stato premiato il video reporter Valerio Nicolosi che per l’appunto ha ringraziato tramite un filmato proiettato sul fondale perché in trasferta all’estero. Nella “Promozione della Musica” ha vinto l’Associazione Defrag, la “Cultura” è andata all’intellettuale e cultore della romanità Marcello Teodonio, lo “Sport” all’atleta delle Special Olympics Filippo Pieretto, premiati invece DSC_0095B nella sezione ”Attivismo Politico” il Comitato di Quartiere Città Giardino, nel “Sociale” lo psichiatra della Asl Rm A Mauro Raffaeli, nel “Volontariato” la Misericordia di Castel Giubileo e nel “Senso civico” gli attivisti di “Retake Terzo Municipio”. Ultima categoria premiata (dal Luogotenente dei Carabineieri in congedo Salvatore Veltri) quella alla “Memoria”, con il riconoscimente conferito ai familiari di Gustavo Manoni che fu tra i fondatori del nucleo abitato di Settebagni, politico locale e autore del libro “Rosso come il sangue” curato da Luciana Miocchi. Un successo pieno che conferma quello dell’anno scorso dunque per una manifestazione che nelle intenzioni degli organizzatori vuole rappresentare un elemento sempre più importante di appartenenza dei cittadini al territorio.

Penelope Giorgiani

 

(si ringraziano i fotografi Roberto Scardoni e Cristiano Pino)

Presentato da Miocchi & Pino al Teatro degli Audaci il libro di Alberto Alpozzi “Il faro di Mussolini”

31 Ott

Nella raffinata ambientazione del Teatro degli Audaci – zona Porta di Roma, Terzo Municipio della Capitale – si è tenuta lo scorso 23 ottobre la presentazione romana de “Il faro di Mussolini”, volume scritto dal fotografo professionista Alberto Alpozzi e pubblicato dalle Edizioni 001.

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Alberto Alpozzi tra Luciana Miocchi e Alessandro Pino

A presentare il libro Luciana Miocchi e Alessandro Pino, entrambi firme notissime ai lettori di testate locali come “Di Roma” (media partner dell’iniziativa) che hanno intervistato l’autore dando anche voce agli interventi del pubblico. Alpozzi ha ricordato il suo primo avvistamento del faro citato nel titolo (tuttora esistente in Somalia, a forma di fascio littorio a testimonianza di un’era ma che in realtà portava il nome di  Francesco Crispi) avvenuto mentre si trovava a bordo di un velivolo militare nel Golfo di Aden per documentare la missione antipirateria. L’autore ha poi ripercorso il successivo lavoro di ricerca storica, rigoroso e senza alcuna concessione – nonostante il titolo intrigante – a qualunque retorica nostalgica, mirato a gettare uno sguardo generale sul colonialismo europeo in quella regione dell’Africa, coprendo un periodo di circa centocinquanta anni che quindi va ben oltre il famoso ventennio e fornisce anche spunti per interpretare alcuni assetti attuali di politica estera. Il libro si legge agilmente ed è stato già apprezzato anche da personalità della politica  senza pregiudizi come Piero Fassino (sindaco di Torino eletto con il Pd) che era intervenuto alla presentazione nel capoluogo subalpino. Una pari larghezza di vedute è stata mostrata dall’assessore alle Politiche Scolastiche del Terzo Municipio (e già presidente del Consiglio Municipale) Riccardo Corbucci, presente al Teatro degli Audaci come anche l’ex consigliere municipale di centrodestra Fabrizio Clavenzani. Ospite della presentazione è stato il colonnello Leonardo Carbone, giunto appositamente dalla Sicilia per dare testimonianza del servizio svolto dal proprio papà presso la stazione radio del faro a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta.

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Gigi Proietti a piazza Sempione per le riprese di “Una pallottola nel cuore 2” – di Alessandro Pino

22 Ott
Gigi Proietti con Luciana Miocchi sul set di piazza Sempione (foto Alessandro Pino)

Gigi Proietti con Luciana Miocchi sul set di piazza Sempione (foto Alessandro Pino)

Piazza Sempione – nel cuore di Monte Sacro, Terzo Municipio di Roma Capitale – in fermento la

Gigi Proietti e Luciana Miocchi a piazza Sempione (foto Alessandro Pino)

Gigi Proietti e Luciana Miocchi a piazza Sempione (foto Alessandro Pino)

mattina del 22 ottobre: i portici del palazzo Sabatini si sono trasformati nel set dello sceneggiato televisivo “Una pallottola nel cuore 2” con Gigi Proietti. Il celebre attore, originario proprio del quartiere, come sua abitudine è stato cortese e affabile nel concedersi agli ammiratori per autografi e selfie (tra gli altri si sono visti il presidente del Municipio Paolo Marchionne e l’assessore ai Lavori Pubblici Fabio Dionisi). Tra un ciak e l’altro, Proietti ha ricordato che da piccolo proprio nell’attuale sede del Municipio – in origine edificio scolastico – aveva frequentato le scuole.

Alessandro Pino

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Al Teatro degli Audaci di Roma il 23 ottobre con Miocchi & Pino per la presentazione del libro “Il faro di Mussolini” di Alberto Alpozzi

21 Ott

Un titolo furbo che non lascia indifferenti per un libro in realtà di rigorosa ricerca storica non solo sull’edificio in questione – un faro navale tuttora esistente a Capo Guardafui in Somalia a forma di fascio littorio – ma su tutto un periodo, quello del colonialismo europeo in Africa Orientale, il cui arco temporale si estende di molto sia prima che dopo il fascismo. Questo è dunque il tema de “Il faro di Mussolini” scritto da Alberto Alpozzi, fotografo professionista di quelli realmente operativi, più volte al seguito delle forze armate italiane nelle loro missioni internazionali oltre che docente universitario di fotografia presso il Politecnico di Torino. Proprio durante un reportage sulle operazioni contro la farodimussolinipirateria nel Golfo di Aden, Alpozzi si è imbattuto in quel faro così particolare che ha suscitato la sua curiosità al punto di iniziare un corposo lavoro di documentazione una volta tornato a casa. Il frutto è un volume che è stato richiesto anche dalla biblioteca della prestigiosa Università di Harvard e che l’autore sta presentando girando in lungo e in largo la penisola, di volta in volta affiancato da personalità della cultura, della politica e dell’informazione: alla presentazione tenutasi a Torino è intervenuto anche il sindaco del capoluogo piemontese, Piero Fassino, mentre a Gorizia ha fatto da moderatore Fausto Biloslavo, nome e volto notissimo della carta stampata e della televisione. Per la presentazione romana che si terrà il 23 ottobre al Teatro degli Audaci, la conduzione è stata affidata a due giornalisti locali che da tempo formano un collaudato sodalizio professionale: Luciana Miocchi e Alessandro Pino, entrambi firme della testata “Di Roma” che è anche media partner dell’evento. Luciana è ormai una habitué del palcoscenico, essendo anche la presentatrice del “Premio Montesacro”, per Alessandro invece è il debutto davanti a un pubblico vasto come quello di una platea teatrale. Ha inoltre confermato la partecipazione un ospite che con il faro di Capo Guardafui ha un legame familiare: il colonnello Leonardo Carbone, il cui padre aveva prestato servizio dal 1939 al 1941 presso la stazione radio annessa al faro e che riferirà di alcuni ricordi del genitore relativi a quell’esperienza. L’appuntamento è dunque il 23 ottobre alle sedici e trenta al Teatro degli Audaci che si trova in via Giuseppe De Santis 29, zona Porta di Roma.

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Tra i nuovi Commendatori anche un reduce di Auschwitz: Alberto Sed – di Alessandro Pino

11 Ott
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Alberto Sed con Luciana Miocchi

Tra le recentissime nomine a Commendatore della Repubblica firmate dal Presidente Sergio Mattarella c’è anche quella di Alberto Sed, sopravvissuto di Auschwitz che nel campo di concentramento perse la madre e due sorelle. Alberto ancora oggi incontra studenti di tutta Italia per raccontare la sua allucinante esperienza che alcuni anni or sono ha anche trasposto nel libro “Sono stato un numero” scritto da Roberto Riccardi (edito da La Giuntina) e più recentemente in una videointervista rilasciata a Luciana Miocchi.

Alessandro Pino

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Hitler sbrocca per colpa di Lucianamiocchi.com arrivata a oltre centomila contatti

2 Ott

Alla fine siamo cascati anche noi nel tormentone delle parodie della scena nel bunker presa da “La Caduta”, cedendo alla tentazione di crearne una per celebrare assieme a voi che ci seguite i centomila contatti raggiunti dal nostro blogghino piccino picciò.

Speriamo diverta voi come ha divertito noi realizzarla.

Grazie per la vostra attenzione e…continuate a seguirci!

Luciana Miocchi e Alessandro Pino  

 

 

 

(Montaggio video a cura di Dario Valerio D’Antonio)

 

 

 

 

III Municipio di Roma Capitale: monumento ai caduti della notte

27 Set

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Ogni giorno la distesa di bottiglie é la stessa. Un po’ sdraiate, qualcuna in piedi, ordinate in fila o sparse in artistico disordine. La disposizione può cambiare un poco durante la giornata ma l’effetto finale é sempre quello che pare di trovarsi davanti ad un’ istallazione permanente di un artista post moderno, un omaggio ai “caduti della notte” che bivaccano sulle panchine e sui muretti che circondano la fermata della metro B1 di piazza Conca d’oro. Forse un tenero richiamo ai progettisti delle aiole e degli accessi che avranno avuto le migliori intenzioni sulla carta ma nei fatti, all’imbrunire la combinazione risulta leggermente angosciante agli occhi di chi deve guadagnare rapidamente il marciapiede. In effetti, la scarsa illuminazione di alcuni punti lascia la percezione di poca sicurezza. Dato il gran numero di vuoti di birra impiegate nel “monumento” , essendo impensabile che siano state prodotte da pochi e sobri individui, forse ciò non si discosta di molto dalla realtà. Certo i cumuli di bottiglie potrebbero essere il risultato di notti di baldoria. Allora il problema non sarebbe di polizia ma di pUlizia…
Luciana Miocchi

III Municipio di Roma Capitale: a fuoco l’androne di uno stabile dell’Ater a Vigne Nuove

26 Ago

11889461_10208032068667928_4291422318024136661_nErano circa le tre di questa mattina quando l’androne del palazzo ATER al civico 18 di Largo Fratelli Lumiere è stato invaso dalle fiamme. Paura per i residenti intrappolati all’interno dello stabile fino all’intervento dei Vigili del Fuoco. Sul posto anche la polizia locale. Sconosciuta al momento la dinamica dei fatti.

Nell’edificio abitano familiari del consigliere munipale d’opposizione Manuel Bartolomeo.

(si ringrazia Manuel Bartolomeo per la foto)

Luciana Miocchi

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Ferragosto in ascensore – racconto di Alessandro Pino e Luciana Miocchi

16 Ago

Borsa frigorifera, borsone con costume olimpionico vagamente anni settanta e seriamente contenitivo, Settimana Enigmistica fresca di stampa, batteria di riserva per il telefono, ciabatte, asciugamani, stuoia, crema solare: Felice chiuse la porta di casa dopo aver fatto un ennesimo rapido inventario di cosa doveva portare con sé per trascorrere il Ferragosto al mare con la comitiva, perdendo poi  un paio di secondi per decidere se prendere l’ascensore oppure farsi   le tre rampe di scale che lo separavano dal garage interrato. Ancora un po’ imbambolato dal sonno, disse fra sé e sé “massì, dai” premendo il pulsante per chiamare la cabina. Nonostante la palazzina di periferia in cui viveva fosse soltanto di quattro piani, ogni volta l’attesa interminabile gli faceva sospettare che ce ne fossero almeno altri venti o trenta nascosti, dei piani fantasma per così dire, altrimenti non si spiegava perché mai ci dovesse mettere tutto quel tempo per arrivare. Intanto che aspettava pensava alla giornata a Fregene, tastandosi la panza sotto la maglietta volutamente ampia e 20150812_101720chiedendosi se fosse abbastanza in forma per presentarsi a torso nudo: del resto erano settimane che non toccava un filo di pastasciutta  o una briciola di pane all’inseguimento della linea perduta, proprio in  previsione di un evento del genere. Era arrivato ad avere visioni notturne di piatti di amatriciane e carbonare che lo richiamavano come le sirene di Ulisse ed effettivamente un paio di giorni prima poco ci era mancato che, ospite di alcuni parenti, non saltasse addosso ad una  zuppiera ricolma di tagliatelle al ragù. Ma almeno per quel Ferragosto avrebbe dovuto attuare una ignobile messa in scena per far sembrare naturale – e non forzato come in effetti era  –  il ritorno a una linea passabile se non proprio a clessidra: per una volta si sarebbe nutrito normalmente, anzi si era offerto di preparare  lui stesso i tramezzini che la combriccola – lui incluso – avrebbe mangiato sulla spiaggia. La sera prima con le sue manine aveva  imbottito e poi avvolto nel cellophane le fette di pan carré con la massima cura, sforzandosi di dimenticare di aver letto la lista degli ingredienti con la quantità incredibile di strutto contenuta nell’impasto e  immaginando quale di esse sarebbe finita tra le labbra carnose e dipinte color miele di Valeria, nemmeno quarant’anni, separata  senza prole che da non molto tempo si era aggiunta al gruppo di amici e che gli garbava assai. Tastandosi ancora la zona addominale si convinse soddisfatto che finalmente poteva fare a meno di presentarsi  con quella assurda mezza muta nera della Cressi che in analoghe occasioni si era ostinato a indossare e che secondo lui lo sfinava, mascherandone pietosamente la trippa strabordante; l’anno prima se l’era messa  conciandosi come Jacques Cousteau a bordo della Calypso anche per un bagno in una tinozza gonfiabile nel giardino della sorella Lucilla che tra gli sghignazzi perculatori gli aveva chiesto come mai indossasse la ciambella salvagente sotto anziché sopra. Era immerso in queste considerazioni – in attesa di farlo nelle acque del Tirreno – quando finalmente l’ascensore arrivò al piano e dopo un rintocco meccanico si aprirono le porte scorrevoli. Prese i bagagli e spinse il tasto del piano interrato dove nel garage era parcheggiata la sua Alfa 75 verde petrolio che finalmente era riuscito a comprare un paio di mesi addietro, realizzando il suo sogno di Alfista duro e puro e ignorando le sagge esortazioni a lasciar perdere di Lucilla che quel modello conosceva bene avendolo guidato a lungo; ma la sorella era la solita disfattista guastafeste, che diamine,  lui in fondo ci era rimasto a piedi soltanto due volte nelle poche settimane da quando aveva concluso quell’affare strepitoso. Le porte si chiusero e la cabina iniziò la discesa nelle viscere del palazzo; lentamente come sempre, forse più lentamente del solito…troppo lentamente, fino a fermarsi del tutto. La conferma che forse sarebbe stato meglio farsi a piedi qui pochi gradini arrivò provando a spingere il tasto di apertura porte: davanti a lui la poco confortante visione del cemento del solaio gli annunciava che quel cubicolo rivestito di alluminio e finto legno si era fermato esattamente tra due piani. «No, cazzo» fu la comprensibile reazione ma si riprese  subito senza perdersi d’animo, fiducioso che la pressione del pulsante di allarme avrebbe limitato il ritardo compensato dal fatto che era anche uscito con un certo anticipo. Solo che…premendo il tasto non si udì alcun campanello, alcuna sirena.  La fronte iniziò a inumidirglisi, ma di un sudore freddo dovuto all’addensarsi di vaghe reminiscenze dell’ultima riunione condominiale, durante la quale era stata sollevata la questione dell’impianto di emergenza dell’ascensore, spesso malfunzionante. In pochi secondi il ricordo della circostanza si fece più nitido, era proprio così: non di rado si guastavano sia il segnale di allarme interno al palazzo sia il combinatore telefonico collegato con la ditta che aveva in appalto la manutenzione dell’impianto e che sarebbe dovuta intervenire in caso di emergenza. Assieme alla temperatura, aumentavano di pari passo lo sgomento per quella specie di sepoltura verticale e la rabbia nei confronti dell’amministratore – pilatesco al pari di tutti i suoi predecessori nella gestione di quel condominio – che evidentemente non si era mosso con la dovuta risolutezza per risolvere il problema. All’improvviso gli si accese sopra la testa la lampadina delle idee brillanti, anzi a lui dovette sembrare proprio un’insegna al neon con scritto “GENIO”: la targhetta con il numero di telefono della ditta incaricata stava lì bella davanti a lui proprio di fianco alla tastiera, giusto il tempo di chiamarli con il cellulare e sarebbero arrivati. L’insegna al neon si affievolì fino a spegnersi del tutto quando si accorse che lì sotto lo smartphone non prendeva la linea: la cabina era già al livello dei piani interrati, forse un cellulare vecchio stile – di quelli che servivano soltanto a telefonare e mandare messaggi – sarebbe riuscito a trovare almeno una tacca, ma questi apparecchi di adesso, pieni di programmi e funzioni che gli mancava solo la caffettiera a cialde inserita, per quanto riguarda la capacità di far semplicemente conversare si dimostravano assai indietro ai loro progenitori. «Cazzo» disse ad alta voce, come se avesse bisogno di sentire con le orecchie la consapevolezza raggiunta di essere finito in un bel secchio di guai. Non poteva chiedere aiuto né avrebbe potuto rispondere a eventuali chiamate degli amici che lo attendevano . Si appoggiò con la schiena a una parete pensando a chi fosse presente nel palazzo in quella giornata. Erano da poco passate le otto di mattina, magari qualcuno che non era andato in vacanza e che  ancora doveva uscire per la gita tradizionale c’era: ma come si chiede aiuto quando sei rimasto chiuso in ascensore, quale è la formula che sia al contempo efficace, che ti faccia sentire dai potenziali soccorritori senza farti sentire un cretino tu stesso? Provò diverse formule: “C’è nessunooooo?”, “Mi sentiteeeeeee?”, fino al disperato quanto concreto “aiuuuuutooooooo”. Niente di niente, nessuno rispondeva.

Guardò l’ora sul quadrante dell’Omega Constellation prima edizione, altro suo trofeo di collezionista di perfezione meccanica: i minuti erano trascorsi e si erano fatte le nove. Giunsero dei suoni dall’alto, da uno dei piani superiori. Erano delle voci umane sì, ma sembravano di qualcuno che ululasse al cielo. Ah, sì: doveva essere il professore di lettere in pensione del secondo piano, tipico appartenente al genere del “rincoglionito wagneriano”, quelli che la mattina dei giorni festivi accendono la vecchia cattedrale a 33 giri e impongono al disgraziato quanto involontario pubblico la  tetralogia del Nibelungo completa.  Inutile sperare che le richieste di soccorso sarebbero giunte a quelle orecchie affollate da Valchirie, ori del Reno e crepuscoli degli Dei.

Starsene in piedi era inutile, cominciava ad averne le tasche ben colme di quella prigionia e valutò che il metro di differenza tra la postura eretta e quella seduta non avrebbe cambiato nulla sull’efficacia delle sue invocazioni di soccorso. Si accucciò rannicchiandosi tra le borse, aveva sete e si decise ad aprire una delle bottiglie di minerale che aveva portato. Quasi si strozzò mentre beveva quando sentì altre voci. Questa volta erano molto più vicine e non era una registrazione, erano persone in carne e ossa! Erano i due fidanzati dell’appartamento di fronte al suo, sempre con il sorriso sulle labbra: lui di mestiere faceva l’architetto e…l’altro lui invece era uno studente pugliese fuori sede e fuori corso da una vita di sociologia. Quel giorno però la loro abituale allegria doveva essere andata a farsi benedire: si stavano insultando pesantemente. Felice pur in quello spiacevole frangente non riuscì a reprimere una risatina perché si stava dando ampia pubblicità  all’argomento del contendere: «Se proprio ci tieni a fare il puttano col primo che passa almeno abbi la decenza di esercitare in posti diversi da quelli che frequentiamo di solito!» dichiarò l’architetto ferito. La replica in marcato accento salentino ci mise solo mezzo secondo ad arrivare: «Oh ma ti stai facendo i film in testa, mò per una birretta assieme fai una tragedia». Felice provò a inserirsi nel duetto ma senza successo, quei due erano troppo occupati a beccarsi per sentirlo e il suono del portone del palazzo che si chiudeva mise il sigillo del fallimento pure su quel tentativo.

Le tre lancette, ore minuti e secondi sul quadrante dorato del Constellation seguitavano a rincorrersi e si era fatto mezzogiorno; la prima bottiglia di acqua era finita e cominciava a farsi sentire un altro tipo di necessità legata ai liquidi che come entrano devono anche uscire dal corpo umano. Sì, insomma Felice doveva fare plinn plinn come negli spot televisivi. Provò a trattenerla un altro po’ ma alla fine lo sforzo fu insostenibile; l’ultimo baluardo prima di una resa vergognosa, dell’allagamento inverecondo , si rivelò proprio la bottiglia vuota. Si alzò in piedi, si armò di bottiglia e cercò di fare centro. Un paio di gocce scapparono fuori ma era provvisto di salviette umidificate; anche questa era fatta ma nel frattempo nessuno si faceva vivo e il pulsante di allarme che di tanto in tanto provava a schiacciare seguitava a non funzionare.

Prese la Settimana Enigmistica, sempre tendendo le orecchie a eventuali segnali di vita umana; lesse tutte le barzellette illustrate, pure quelle delle risatine a denti stretti, si interessò alle rubriche di notiziole utili, consumò mezzo refill della Parker che gli aveva regalato Lucilla per il compleanno, in sostituzione di una identica che aveva fatto l’errore di prestare e che era passata in cavalleria con suo estremo disappunto,  unendo i puntini numerati e riempiendo gli spazi, provò a risolvere senza ovviamente riuscirci il poliziesco, infine si decise ad attaccare le parole crociate. Quando le ebbe completate tutte tranne quelle crittografate (forse erano riservate a ex spie sovietiche abituate a decifrare codici segreti) si erano fatte le due del pomeriggio. Altre voci: gli sembrò di distinguere il primario del superattico, sì doveva essere proprio lui assieme alla dama che spesso lo accompagnava. Personaggio che da quando era apparso un paio di volte in una rubrica televisiva di medicina aveva preso una spocchia che lo rendeva simpatico come un brufolo sul culo ma in questo caso Felice decise di soprassedere, anzi al pensiero che sarebbe stato libero grazie al suo aiuto il tizio gli sembrò quasi gradevolmente familiare e si ripromise da quel momento in poi di seguirlo assiduamente in tv. Iniziò a chiedere aiuto a gran voce chiamando per titolo e cognome l’ormai famoso luminare delle malattie del retto. Soltanto che il medico quel giorno doveva avere la lancetta dello stronzometro posizionata sulla tacca del rosso più vivo, un rosso cardinale e pur essendo impossibile non sentire la voce di Felice decise di ignorarlo: del resto lo attendeva un pomeriggio in barca a vela e non aveva alcuna intenzione di sottrarvi anche solo mezzo minuto, avendo progettato almeno una mezza dozzina di approcci diversi, con in quali farsi cadere la dama ai propri piedi. Felice non voleva crederci e quella improvvisa simpatia si tramutò in odio cieco altrettanto velocemente di quanto era nata: conoscendo la passione del medico per la nautica d’altura – anche perché costui non perdeva occasione per sbandierarla ai quattro venti -iniziò ad indirizzargli maledizioni e nefasti auguri di tempeste e naufragi in acque infestate da pescicani e pirati, non dimenticando di includere in quei cordiali pensieri  l’intero albero genealogico di chi lo aveva lasciato al suo destino.

Fu preso un po’ dallo sconforto per la giornata ormai sprecata in un modo tanto assurdo,  per un attimo gli balenò la folle idea di aprire in qualche modo il tetto della cabina e arrampicarsi su per la tromba dell’ascensore aprendo poi le porte del piano dall’interno: si rese conto immediatamente che aveva visto troppi film d’azione, ma in fondo sarebbe stato carino poter raggiungere Valeria dopo una azione tanto eroica: una roba epica, da eroi senza macchia e senza paura. E lui invece stava lì in una ridicola cella di un metro quadro, tra i borsoni e una bottiglia piena di piscio. Una specie di clochard che invece di un cartone aveva per momentaneo alloggio la fottuta cabina di un ascensore. Già, chissà se lei gli stava pensando o semplicemente nemmeno aveva fatto caso alla sua assenza? Alla fine si lasciò vincere dalla stanchezza nervosa e si appisolò.

Lo svegliarono altre voci, questa volta più numerose: era ormai sera e alcuni inquilini stavano finalmente rincasando. Si scosse dal torpore e ricominciò a urlare picchiando con le mani aperte sulle pareti metalliche. Lo avevano sentito, qualcuno prima ancora di chiamare la ditta della manutenzione provò semplicemente a spegnere e riaccendere l’impianto dal quadro elettrico al piano garage: la cabina si smosse, lentamente come si era fermata ripartì verso l’alto. Le porte si aprirono e gli sembrò che ad accoglierlo ci fosse un comitato di festeggiamenti, c’era la famigliola che gli abitava di fianco tornata dalle vacanze coi due bambini piccoli che gli saltavano attorno frastornandolo ancor di più, i due giulivi anzi gai che evidentemente avevano fatto pace, nonostante le tendenze a saltare di fiore in fiore del prestante fuori corso, pure il rincoglionito nibelungico che era sceso a portare la cagnetta per la passeggiatina serale. Spiegazioni un po’ imbarazzate, ringraziamenti, promesse di un caffè tutti insieme e la suoneria del telefono che aveva ripreso la linea ora che era tornato a riveder le stelle: era un messaggio da un numero che non conosceva, aprì e lesse il testo. Era Valeria, si era fatta dare il suo numero da una amica comune, “ma non ci sei? Mi faceva piacere vederti ma chissà dove sarai andato a divertirti…”.  Felice la richiamò immediatamente. Con la capacità di un attore con l’hobby della pesca mise su un raccontino niente male di impegno preso mesi addietro con una vecchia zia che voleva festeggiare i novant’anni con un battesimo dell’aria proprio il giorno del suo compleanno ma non aveva trovato nessuno che la assistesse nel suo desiderio e lui si era sentito in dovere di esaudire la tenera vegliarda. L’importante era aver ricevuto quel messaggio. Ne avrebbe avuto di tempo per rifarsi del ferragosto in scatola. Con Valeria.

Alessandro Pino e Luciana Miocchi

La città eterna: Un certificato al tempo delle ferie

12 Ago

bannersfumatogiallo3_d0Ci si ritrova spesso a descrivere dettagliatamente quel che non funziona, quello che viene ignorato, i danni dell’incuria o dell’ignoranza. Questa volta però voglio condividere un momento felice.

Già dover andare dietro a delle noiose pratiche burocratiche non è piacevole, nella settimana che precede il ferragosto figuriamoci. Costretta obtorto collo a dover frequentare gli uffici anagrafici di via Fracchia entro a testa bassa e umor nero, pronta a buttar via una mattinata tra urla, impiegati dalla faccia tetra per essere costretti dietro il vetro all’11 di agosto, aria condizionata non pervenuta, attese snervanti e orari ridotti.

E invece.

Ritiro il numeretto che avverte di 58 persone in fila prima di me. Panico. Entro nella sala d’aspetto pronta al corpo al corpo. Sei sportelli aperti. Gente seduta, forse rassegnata alla fila o solo semplicemente fiaccata dalla pioggia mattutina o dall’afa fuori. Mi accorgo della temperatura piacevole, il climatizzatore funziona. I numeri si rincorrono sul display ad un intervallo ragionevole. Gli operatori magari non sorridono troppo ma nemmeno io se è per questo.

Mezz’ora a smanettare sullo smartphone e arriva il numero giusto. Sorriso all’impiegata che presa visibilmente alla sprovvista, fa altrettanto. Buongiorno, buongiorno. Timbri, firma, ritiro, saluti.

Forse durante il resto dell’anno ci accapigliamo perchè siamo in troppi a far la fila. O forse sono pochi gli operatori allo sportello. Che poi è la stessa cosa. Essere romani a Roma non è facile.

Luciana Miocchi

L’illusione del verde a Roma : Monte Mario

5 Ago

monte mario BNon sono più solo parchi e giardini in periferia, ad essere sporchi e trascurati. Bottiglie di vetro e di plastica, immondizia varia, cestini mai svuotati, erba alta, erba secca, per non far torto a nessun romano, tutta Roma sembra entrata nell’era buia dell’abbandono totale.monte mario A

Questo è, o dovrebbe essere, l’ingresso alla riserva naturale di Monte Mario, incastonata tra alcuni dei quartieri residenziali più ambiti. Democraticamente sporco e con un’aria tristemente abbandonata.

Luciana Miocchi

Maestà e sfacelo a Roma: passeggiata forzata di due inviati poco speciali

3 Ago

Venticinque giugno, ultima puntata di della trasmissione radiofonica “RomaChiama 88.100”. Servizi registrati di Alessandro Pino e collegamento in diretta telefonica da piazza del Campidoglio per Luciana Miocchi, c’è un flash mob pro Marino da seguire, nel bel mezzo dei giorni più bui per il Sindaco chirurgo, il cui governo rischia di essere travolto dagli strascichi dell’inchiesta su Mafia Capitale. La scelta non si rivela felicissima: quello stesso giorno è previsto uno sciopero del trasporto pubblico, con tanto di fasce di garanzia, per cui le persone si affrettano ad arrivare e andare via prima che i mezzi spariscano di nuovo. Il Pino non si lascia sfuggire l’occasione di un giro nella città eterna e, libero al momento da altri impegni, si presta a dare una mano. Bloccati in qualche modo alcuni attivisti, anche loro con il problema di tornare a casa la diretta viene portata a termine. Un’esperienza elettrizzante, per alcuni versi. Ma la vera avventura comincia dopo, quando già si era avuto un assaggio girellando nei dintorni della piazza..

Quello che segue è il resoconto della stessa avventura, vista da occhi diversi, da teste che non potrebbero che essere agli antipodi.

Un uomo non si perde nelle sfumature, bada alla sostanza  –  Alessandro Pino:

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Pubblicità invadenti all’orizzonte

“Questo è il resoconto di una passeggiata  tra i due volti di Roma, oggi: uno splendore antico che lascia ammutoliti ed è introvabile altrove, mortificato da una decomposizione morale e materiale giunta a livello tale che se non si fa qualcosa – qualunque cosa – per innescare una rigenerazione finirà per sommergere tutto. Un percorso iniziato da piazza del Campidoglio e terminato a Prati una sera di fine giugno, dopo un collegamento in diretta per l’ultima puntata della prima stagione di Roma Chiama 88.100, trasmissione radiofonica con la quale abbiamo collaborato nel ruolo di inviati. Mezzi pubblici non ce n’erano a causa dell’immancabile, beffardo sciopero del venerdì e la fascia oraria di garanzia era terminata. Ci consultiamo rapidamente e conveniamo di lasciare perdere i taxi e tornare a piedi, un po’ per l’euforia della nuova esperienza da giornalisti radiofonici che ha esaltato entrambi, un po’ perché nessuno dei  due vuole ammettere con l’altro (“e che saranno mai cinque chilometri…”) di essersi ridotto fisicamente un rottame. Dunque ci incamminiamo alla luce nitida del crepuscolo, dando un ultimo ampio sguardo con le spalle alla statua di Marco Aurelio. E già qui lo stato di grazia (o quasi) viene messo alla prova da una schiera di bagni chimici in plastica rossa posizionati quale graziosa sorpresa al termine del colonnato dei Musei Capitolini. Scendiamo la scalinata, da lì prendiamo via delle Botteghe Oscure svoltando in via Arenula verso il Lungotevere e da lì in direzione di Prati, tra marciapiedi sconnessi, invasi dal fogliame e dalle cartacce, poco o per niente illuminati ma soprattutto in mezzo alla tangibile, percepibile presenza di una umanità disastrata, che è stata fatta arenare nell’Urbe e poi lasciata allo sbando:  tracce di feci umane, zaffate di orina e del vomito di chi deve aver rimesso anche l’anima dopo essersi scolato chissà quale intruglio dozzinale.  Ogni tanto una sosta (per sentire con gli auricolari qualche passo della trasmissione e anche per riprendere fiato…)  ma guardandoci attorno con circospezione, perché è inutile negare l’evidenza: ogni angolo può nascondere un pericolo, un aggressore che non ha niente da perdere anche nei pressi di luoghi che per prestigio dovrebbero essere – forse un po’ ipocritamente – immuni da tutto ciò. Invece scopri che le periferie non hanno l’esclusiva dello sfacelo (ci siamo proposti di adoperare il meno possibile l’abusatissimo termine “degrado”). Di tutto ciò magari non ci si rende conto chiusi nell’abitacolo della propria automobile: nessuna retorica a favore della bicicletta, per carità, si tratta semplicemente di calarsi fisicamente dentro queste situazioni per riuscirle a cogliere appieno. Del resto è quello che ha reso (tristemente) popolari un sito con pagina Facebook annessa il cui nome dice impietosamente che la città fa schifo. La marcia intanto prosegue, superiamo  una lunga fila di automezzi posizionati per un set cinematografico e arriviamo al ponte Umberto I soffermandoci per qualche scatto con la reflex: il gioco delle luci del Cupolone e dei riflessi nel Tevere è affascinante, molto meno il gigantesco telo pubblicitario affisso su un palazzo e che per forza risulta inquadrato ma soprattutto il solito mercatino di borse contraffatte e di ciarpame – vedasi aste per i selfie con il telefonino –  che non chiude mai e prospera in bella vista alla faccia della legalità. Certo che se nessuno comprasse alcunché la questione nemmeno si porrebbe. Del barcone semiaffondato nel fiume e degli  accampamenti sugli argini di persone che in qualche modo si procureranno da vivere, anche diventando predatori, nemmeno ne parliamo. Scavalcato il ponte ci si avvicina alla ambita mèta, le fauci riarse vengono ristorate da un brindisi con Coca gelata – avevamo resistito fino a quel momento per non farci spennare dai locali dall’aspetto pericolosamente  turistico incontrati più in centro – e anche alla radio arriva il momento dei saluti mentre sopra le nostre due teste si accende già la lampadina delle idee brillanti: quella da cui è nato l’articolino che state leggendo”.

Una donna nota il particolare – Luciana Miocchi:

“di tanti giorni per manifestare la solidarietà al Sindaco, gli attivisti vanno a scegliere proprio quello che han meno possibilità di funzionare, uno in cui c’è lo sciopero dei mezzi pubblici. La fascia di garanzia termina proprio quando dobbiamo andare in onda. Vabbè, che non si dica che non sono una tipa adattabile. Qualche problema nel far rimanere le persone che interverranno, mica tutti son votati alla scarpinata, pure se si tratta di difendere il Sindaco o di cogliere l’occasione ghiotta di insolentirlo via etere. In attesa della diretta con la radio mi guardo intorno: una coppia di sposi, lui in alta uniforme, lei con il reggiseno che spunta irriverente dalla scollatura sulla schiena. Sorrido, immaginando che il neo marito per non metterla in imbarazzo gli sta facendo fare il defilè della vita in condizioni quasi comiche, fortuna che i romani ormai sono abituati a tutto…li accompagno con gli occhi fin sotto il colonnato dei musei capitolini e la mia attenzione passa dal vestito della sposa ….alla linea di bagni chimici posizionati alla fine delle colonne. Rossi con un cuore rovesciato gigante e marca ben evidenza. Uao. Sullo sfondo una cascata di edera. Penso che questa la devo fotografare, a raccontarla si rischia di non essere creduti. Vero che quando scappa scappa ma…avrebbero potuto incartarli, mimetizzarli, colorarli di verde, chessò.

In fondo al colonnato, una sorpresa...

In fondo al colonnato, una sorpresa…

Lo dico a Pino, mi guarda come se gli avessi segnalato Marino vestito da antico romano, poi si convince ad andare a guardare e alla fine scatta raffiche di foto come solo un turista giapponese. Ci guardiamo perplessi, osserviamo la copia del Marc’Aurelio che sembra indicare il drappo della mostra: raffigura un enorme leone di marmo con le fauci aperte. Titolo: l’età dell’angoscia. Già questa bastava a stendere un armadio ma noi non ci scomponiamo. Sapevamo che fare la diretta da qua avrebbe comportato l’eroica missione di fermare un taxi a Roma in un giorno di sciopero o farsela a piedi per qualche chilometro o anche, sfidare la sorte aspettando qualche bus superstite. Stamattina ho lasciato la macchina in via Damiata, a Prati. Ma cosa vuoi che sia mai una passeggiata lungo il Tevere, in centro, all’imbrunire in una sera d’estate rinfrescata dal venticello romano… evitiamo i bar per turisti ma non schiviamo le strisce pedonali sbiadite, perfino sotto l’altare della Patria. Roma vista girando a piedi , senza fretta, indigeni tra i turisti. Quasi un esperimento sociologico. Cominci a distinguere la diversità di sguardo del barista a seconda se ti giudica romano o visitatore, l’impercettibile cambio nei gesti e nel tono delle parole. Già all’altezza di Largo di Torre Argentina la premiata ditta ha perso la voglia di scherzare, le buche e la segnaletica scolorita, unita ad una certa sporcizia generale dei marciapiedi riescono a creare un’atmosfera sinistra, che per nulla si addice a quella che un tempo era stata la caput mundi. Percepisco un qualcosa, un lieve fastidio a cui non so dare un nome preciso ma decido di ignorarlo, sfiorata dalle centinaia di turisti che imperterriti camminano intorno a noi.

Ogni tanto ci fermiamo ad ascoltare il resto della trasmissione dividendoci gli auricolari. Sarà la suggestione di quello che viene detto, degli sviluppi delle indagini…ma ci guardiamo in faccia e senza aver nemmeno bisogno di parlare concordiamo che si, l’atmosfera non è delle migliori. È che abitiamo in periferia e siamo abituati a sentire giustificazioni del tipo che Roma è troppo grande, che i quartieri più lontani è nell’ordine delle cose siano peggio serviti, come se i loro abitanti avessero fatto qualcosa per meritare meno attenzioni e servizi. Forse ce ne siamo perfino convinti un po’. Perciò, quando notiamo che in terra ci è un fitto tappeto di foglie secche, ricordo del passato autunno, che i marciapiedi sono sconnessi e la segnaletica sparita ne rimaniamo colpiti più che in altre occasioni. Sul lungotevere sembra quasi di partecipare ad una via crucis: lastre dissestate, ampie porzioni al buio, foglie, bottiglie rotte e di plastica spesso consumate dal sole. Slalom tra le macchine parcheggiate ad mentula. Immondizia varia. Più o meno puzza di piscio in ogni dove.

Vi fermate in centro per un caffè?

Vi fermate in centro per un caffè?

All’altezza di Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, mi scappa un’imprecazione, colpa del naso troppo raffinato: nel florilegio di aromi che non dovrebbero essere presenti nell’ aria il mio olfatto sembra registrare il tanfo insopportabile di minestra inacidita, vomito e…merda. Il Pino mi canzona un po’, perché ho usato proprio quella parola, per lui troppo radical-chic ma poi conferma che il mio fiuto ha colpito nel segno, indicandomi per giunta un angolo dove è apparecchiato un rudimentale tinello con tanto di posate, pentolino e macchinetta per il caffè. Tra le macchine parcheggiate un cumulo coperto di foglie e fazzolettini indica la toilette. Quasi un chilometro di lungotevere occupato da un set cinematografico. Luci e teloni modificano l’atmosfera, illuminano gli spazi, riempiono con la finzione una realtà fatta di silenzi, passi frettolosi e guardinghi, buio e puzza. Pochi metri più in là, su uno dei tanti ponti di Roma, decine di turisti si fermano a fotografare la suggestione dei monumenti che si specchiano all’imbrunire nelle acque del Tevere, attorniati da venditori di bastoni per i selfie. File di bottiglie e cocci di vetro. In acqua, ciò che resta di un barcone semiaffondato. Lungo gli argini accampamenti di fortuna. Pubblicità invadenti all’orizzonte. Subito dopo il ponte ricomincia il buio. La trasmissione continua, noi seguitiamo a guardarci a tratti in faccia, in un silenzio che dice più di mille parole: ci sembra di attraversare un incubo, un orrido sfregio ad una città che nonostante tutto è un richiamo irresistibile per i turisti di tutto il mondo, vengono a vedere quel che è stato realizzato fino al secolo scorso, noi ai posteri stiamo consegnando solo la decadenza, l’implosione, la barzelletta che si ripete uguale ad ogni evento importante: progetti, soldi, mazzette, lavori fantasma, rincorsa agli ultimi giorni pre manifestazione, scandali, magistratura. Sono anni che funziona così. Ora però sembra proprio che la stessa Roma si sia trasformata in una sorta di corpo morente, rassegnato alla cancrena e a vedersi morire un po’ ogni giorno: quali speranze può avere una capitale in cui perfino dietro ai palazzi del potere si respira l’aria fetida del peggiore vespasiano, dove  le strisce pedonali non si vedono ma si intuiscono anche sotto al Campidoglio, dove i cassonetti traboccano dalla periferia più remota al centro storico, dove puoi ritrovarti a passare accanto ad una fila di panchine trasformate in monolocali, giardini pubblici adibiti a stenditoi, testimoni della presenza di esistenze ai margini sempre più numerose.

Risaliamo Prati fino a piazza Cola di Rienzo, dove ci fermiamo ad un bar che non serve solo i turisti ma anche residenti e chi lavora nei numerosi uffici. Seppur vicina al Vaticano, questa è una zona più defilata, in fin dei conti tranquilla. Negli ultimi tempi c’è stata l’esplosione dei localini e delle pizzerie, con i tavoli lungo i marciapiedi che durante la bella stagione si riempiono di gente. Le luci degli esercizi

mai titolo fu più azzeccato...

mai titolo fu più azzeccato…

commerciali danno una bella mano, nelle vie dove ce ne sono di meno la fa da padrone il solito buio e il solito tanfo. Anche qui, la segnaletica orizzontale si segue a memoria, nella speranza di non sbagliarsi e la raccolta differenziata s’è fatta anarchica: spesso compaiono pezzi d’arredamento e altri ingombranti vari accanto ai cassonetti, come se Ama non garantisse il ritiro a domicilio, come se in molti avessero perduto il senso del decoro e del vivere civile.

Finalmente giungiamo all’auto, parcheggiata nei pressi del Tribunale Civile. Abbiamo fatto bene ad incamminarci a piedi, durante il tragitto abbiamo incontrato si e no tre autobus per di più dopo un’ora di marcia, quando eravamo ormai quasi arrivati a destinazione. Abbiamo consumato le suole come i bravi cronisti di una volta. La trasmissione è appena finita, sui ringraziamenti di Enrico Pazzi ai collaboratori giro la chiave di accensione. Roma chiama. Chissà se prima o poi qualcuno risponde”.

Luciana Miocchi e Alessandro Pino