Galleria

Ecco Padre Ruben, il nuovo parroco di Settebagni – di Alessandro Pino

21 Set

Padre Ruben Gallegos è il nuovo parroco di Settebagni, quartiere all’estrema periferia del Terzo Municipio di Roma Capitale. Il sacerdote diocesano – quindi non più un membro dei frati francescani ai quali da sempre era stata affidata la guida della locale parrocchia di S. Antonio di PINOpadrerubenPadova – è nato a Lima in Perù quarantadue anni fa ed è sacerdote da undici. Si è formato in seminario a Roma ma prima dell’ordinazione sacerdotale era stato in missione per diversi anni nel suo continente di origine. Prima di arrivare a Settebagni è stato viceparroco in un quartiere difficile come il Laurentino 38 per undici anni e successivamente un anno a Torrevecchia. «Rispetto ai due quartieri che ho avuto modo di conoscere questo è diverso, ho avuto una accoglienza affettuosa dimostrata da tutti anche per strada, altri sono venuti a trovarmi suonando al campanello. Negli altri posti no, dovevo cercarli io» ha commentato Padre Ruben mostrando di gradire l’atmosfera quasi familiare che si vive a Settebagni.

Alessandro Pino

Galleria

Al Teatro degli Audaci di Roma presentata “una stagione esagerata” con tanti nomi importanti – di Alessandro Pino

14 Set

DSC_0327

Per un teatro che fa del genere commedia il perno della propria offerta non ci può essere miglior biglietto da visita di una presentazione della imminente stagione artistica nella quale si sprecano le gag, le battute e soprattutto le risate sia sul palco tra attori e registi divertenti e divertiti sia tra il pubblico intervenuto: è proprio quanto accaduto lo scorso 12 settembre al Teatro degli Audaci, una sala ancora giovanissima (questo è il terzo anno di vita) che è una autentica bomboniera sita nel Terzo Municipio della Capitale, per la precisione in via Giuseppe De Santis, zona Porta di Roma.

Flavio De Paola con Mario Antinolfi, Alida Tarallo, Maria Cristina Gionta e Gianfranco d'Angelo

Flavio De Paola con Mario Antinolfi, Alida Tarallo, Maria Cristina Gionta e Gianfranco d’Angelo

A fare gli onori di casa presentando “Una stagione esagerata” – così è stata a ragione definita per la ricchezza del programma – naturalmente c’era il fondatore e direttore artistico del Teatro degli Audaci, l’attore e regista Flavio De Paola che l’anno scorso ha anche vinto il Premio Montesacro per la messa in scena di Novecento di Alessandro Baricco (che tornerà a rappresentare dal 28 gennaio al 14 febbraio 2016). Assieme a lui una parte degli artisti i cui nomi campeggeranno in cartellone nel corso della stagione, tra cui un mostro sacro del cinema, del teatro e della televisione italiana come Gianfranco D’Angelo (in scena a dicembre con Romani si nasce italiani si diventa diretto da Mario Scaletta). Ma non finiscono qui le celebrità che prossimamente le tavole del Teatro degli Audaci vedranno recitare: addirittura in un colpo solo (Tre donne in cerca di guai, il 16 e 17 ottobre) arriveranno una stella della commedia all’italiana come Barbara Bouchet, una DSC_0317 cantante celebre come Iva Zanicchi e un’attrice che ha recitato anche nella serie di James Bond, ossia Corinne Clery. Non bastano? Ecco allora Rocco Papaleo in Una piccola impresa meridionale il 23 e 24 gennaio. Si inizia il primo ottobre (fino al 4) con Condannato a morte the punk version con Orazio Cerino, un pre stagione fuori cartellone. La stagione vera e propria inizia con Sirene confuse di Attilio Fontana e Siddhartha Prestinari, dal 8 al 11 ottobre. Ci sono anche Tutti a bordo di Luca Giacomozzi (dal 22 ottobre al primo novembre), Strani ma non troppo diretto da Mario Scaletta (dal 5 al 15 novembre), Il berretto a sonagli con Eduardo e Salvo Saitta, Filumena Marturano diretta da Mario Antinolfi con Alida Tarallo, Rumori fuori scena diretto ancora da Flavio De Paola (dal 3 al 20 marzo), Papà al cubo diretto da Luigi Russo (dal primo al 3 aprile), Nemici intimi diretto da Mario Scaletta (dal 7 aprile al primo maggio), Sapore di mare diretto da Luca Giacomozzi con Enio Drovandi che recitava nel film da cui è tratto (dal 5 al 22 maggio). A Capodanno (e fino al 10 gennaio) Daddy blues con Flavio De Paola e Maria Cristina Gionta.
Oltre alla classica stagione teatrale sono previsti anche corsi di recitazione per adulti e giovani e un ciclo di spettacoli dedicato ai più piccoli denominato “Audaci in famiglia” curato dalla compagnia Nomen Omen.  Per conoscere i prezzi di biglietti e abbonamenti oltre a eventuali variazioni di programma basta collegarsi al sito http://www.teatrodegliaudaci.it oppure mandare una mail all’indirizzo info@teatrodegliaudaci.it o ancora telefonando al botteghino allo 06 94376057 e infine seguendo la pagina Facebook “teatrodegliaudaci”.

Alessandro Pino

DSC_0336

 

 

Galleria

Padre Gaetano Saracino: il “prete della tv” fa un bilancio sugli anni trascorsi a Val Melaina – di Alessandro Pino

10 Set

È diventato uno dei sacerdoti più famosi d’Italia da quando ha iniziato ad apparire in veste di opinionista in alcune trasmissioni della Rai ma non si è montato la testa, rimanendo sempre legato al quartiere di Val Melaina – una delle parti più popolari del Terzo Municipio di Roma Capitale – nel quale arrivò appena uscito dal seminario e di cui poi è stato parroco  dal 2008 fino a questi giorni, forse gli ultimi nei quali rivestirà tale ruolo: padre Gaetano Saracino molto probabilmente lascerà la Chiesa del Redentore, ancora non si sa per quale nuova destinazione e incarico. Si dice che sia in corso una raccolta di firme per convincere le autorità ecclesiastiche a recedere dalla decisione di avvicendarlo ma lui si limita a commentare così: «Speriamo che ciò che si compie sia la volontà del Padre. Si, c’è lo scazzo di ricominciare e dover lasciare in ordine le situazioni in corso nella parrocchia e dare continuità».

Padre Gaetano Saracino

Padre Gaetano Saracino

Una pausa che necessariamente lo porta a un bilancio: « Si chiude un  percorso, è il momento di uno sguardo sulla vita che ti dà l’opportunità per poterti fermare e vedere cosa hai fatto. È stata un’esperienza a trecentosessanta gradi, una sfida continua stando in mezzo alla gente, all’umanità, mi ha messo di fronte a ogni realtà facendomi capire cosa vuol dire sostenere e accogliere le persone. Mi sento soddisfatto, i genitori dei ragazzi che hanno partecipato al campo scuola mi hanno regalato una statua in legno raffigurante il Buon Pastore, vuol dire che sono stato capito». Padre Gaetano ci tiene poi a sgomberare il campo da qualunque chiacchera che magari può circolare quando un prete è anche un uomo  piacente che ha successo in televisione certamente per l’autorevolezza dei pareri e la cordiale franchezza dei modi, ma forse anche per il bell’aspetto che in fondo per bucare lo schermo non guasta: per caso qualche malevolo ha tramato affinché non gli fosse rinnovato il mandato? «No, nessuna ombra, non vedo strategie o manovre di chissà che tipo. Semmai mi preoccupa la recrudescenza del consumo di stupefacenti nella Val Melaina che amo, quella virtuosa che già era uscita con orgoglio dagli anni Ottanta della droga e prima ancora dalla guerra».  Un quartiere che fra le altre cicatrici porta ancora quella della disastrosa esplosione – avvenuta per una fuga di gas – di via Ventotene nel 2001. All’epoca padre Gaetano era viceparroco e direttore del centro giovanile, vivendo in pieno quella mattina apocalittica di fine novembre e le settimane che ne seguirono: a un certo punto rimase addirittura ammutolito per un paio di giorni, sconvolto dal dolore.  Una pagina tragica di storia del quartiere, del Municipio e della città scritta con il sangue delle otto vittime e tra i cui protagonisti in positivo padre Gaetano Saracino verrà ricordato a pieno diritto anche quando sarà lontano da quei luoghi.

Alessandro Pino

 

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

 

Galleria

“Colora il mondo”: si inaugura un nuovo asilo nido a Monte Sacro – di Alessandro Pino

6 Set

Una elegante palazzina nello stile della Città Giardino, situata al civico 9 di via Monviso – nel cuore di Monte Sacro e del Terzo Municipio di Roma Capitale – è la sede di un nuovo asilo nido privato per il quale è stato scelto il nome “Colora il mondo” e che verrà inaugurato il 12 settembre (la festa aperta a tutti gli interessati si terrà dalle 16 alle 19)DSC_0300Visitando in anteprima i locali accompagnati dalla giovane ma preparata titolare, la psicologa Eleonora Baiocchini, ci si rende subito conto che la struttura non a caso è stata chiamata così: si cammina in un arcobaleno di colori ampio circa trecento metri quadri ai quali si aggiungono oltre settecento di spazi esterni comprensivi di giardino e nei quali verrà realizzato anche un piccolo orto didattico per indirizzare i bambini a una educazione alimentare spesso trascurata altrove. Mette allegria solo a guardarlo e verrebbe voglia di tornare piccolissimi per poterci trascorrere la giornata. La struttura una volta a regime ospiterà una ventina di bambini a disposizione dei quali ci saranno (oltre a Eleonora in veste di coordinatrice) quattro educatori – formati anche per quanto riguarda le manovre di primo soccorso e DSC_0307 disostruzione delle vie respiratorie – una ausiliaria e una cuoca essendo fornito anche il servizio di mensa per il quale ci si avvarrà anche della consulenza di un nutrizionista.  L’asilo “Colora il Mondo” si rivolge chiaramente a quelle famiglie che non sono entrate nelle graduatorie per gli asili comunali ma rappresenta anche una interessante alternativa per chi comunque vuole offrire qualcosa di più ai propri figli: è prevista l’offerta di attività facoltative come laboratori di cucina, lettura, inglese con insegnanti madrelingua e grafico-pittorici oltre a una ludoteca  mentre nella prossima bella stagione sarà attivato il centro estivo.  Fiore all’occhiello del nuovo asilo è il sistema scelto per avere un filo diretto con le famiglie: una applicazione per tablet e smartphone per trasmettere immagini e informazioni pratiche sulle attività svolte. DSC_0306«L’emozione è tanta perché è un sogno che si concretizza – rivela la dottoressa Baiocchini – già da prima di iniziare l’università il mio sogno era di aprire un asilo nido e ho indirizzato i miei studi in quella direzione. Questa struttura ci è subito piaciuta e sono molto motivata». Altre informazioni sono reperibili scrivendo alla mail info@colorailmondo.it  oltre che sul sito http://www.colorailmondo.it o telefonando al 392.34.57.629 e naturalmente partecipando all’inaugurazione del 12 settembre.

Alessandro Pino

DSC_0298

DSC_0299

DSC_0304

DSC_0303

DSC_0302

Galleria

Terzo Municipio di Roma Capitale: il casale alla Marcigliana che doveva diventare centro di accoglienza – di Alessandro Pino

1 Set

È stata una delle polemiche che ha arroventato l’estate in Terzo Municipio: l’annunciato arrivo di un gruppo di immigrati in una struttura – un vecchio casale nel quale erano iniziati lavori di adeguamento – sita al civico 532 di via della Marcigliana, nel cuore della omonima riserva naturale. 20150829_153634[1]L’edificio però è stato sequestrato durante un sopralluogo effettuato il 20 agosto dai guardaparco di RomaNatura – l’ente regionale per la gestione delle aree naturali protette nel Comune di Roma – assieme ad alcune autorità tra cui il presidente del Terzo Municipio, Paolo Emilio Marchionne che era accompagnato dall’assessore municipale alle politiche sociali Eleonora Di Maggio. A quanto si legge in un comunicato sul sito istituzionale di RomaNatura, infatti, mancava il nulla osta preventivo ai lavori rilasciato dallo stesso ente e necessario in un’area soggetta a vincoli di natura storica, ambientale e paesaggistica. L’assegnazione  dei fondi stanziati per l’iniziativa tramite bando pubblicato dalla Prefettura di Roma è stata sospesa così come la pratica delle autorizzazioni. Ma quanti erano precisamente gli immigrati che dovevano arrivare? Le cifre di cui si è parlato oscillano parecchio: sul 20150831_135916[1] proprio profilo Facebook il presidente Marchionne ha parlato di cento persone ma nel comunicato di RomaNatura si parla addirittura di cinquecento. Adesso cosa succederà? Arriveranno comunque e saranno ospitati in un’altra struttura? Certo che a pensarci bene è stato evitato per ora un polverone ben maggiore e che avrebbe potuto esasperare gli animi: se il progetto fosse andato in  porto,  da un lato i più attenti alle esigenze dei migranti avrebbero sollevato la questione dell’inadeguatezza all’accoglienza di un luogo in effetti parecchio isolato, immerso com’è nella campagna; altri invece avrebbero riproposto il tema di una assistenza che invece spesso – pur trattandosi di comparti di spesa diversi – viene a mancare nei confronti degli italiani in difficoltà economiche e alloggiative.

Alessandro Pino

Galleria

Terzo Municipio di Roma Capitale: un’idea di Riccardo Corbucci per piazza Sempione – di Alessandro Pino

29 Ago

Sono ormai giunti a conclusione i lavori di rifacimento del manto stradale che hanno interessato nelle scorse settimane la Nomentana nel tratto che attraversa il cuore di Monte Sacro –  dove già sono stati notati alcuni rattoppi –  e piazza Sempione. simplon3 Proprio per quanto riguarda la piazza, il presidente del Consiglio  del Terzo Municipio, Riccardo Corbucci, ha preso lo spunto per proporre – attraverso il proprio profilo Facebook – l’idea di una nuova viabilità che ne preveda la parziale chiusura al traffico privato, mantenendo il parcheggio antistante la sede municipale di palazzo Sabatini ma con ingresso da via Monte Tesoro e contestuale ripristino dell’antico doppio senso di marcia sulla Nomentana nella parte che prende il nome di via Maiella. I commenti dei cittadini non si sono fatti attendere: in molti sono stati quelli favorevoli, alcuni addirittura chiedendo una scelta più drastica con la totale chiusura della piazza e l’eliminazione del parcheggio.  Non è mancato comunque chi ha espresso la propria perplessità, evidenziando come una scelta del genere avrebbe conseguenze negative sul traffico sia in direzione del centro che di Talenti, stante la ormai ventennale chiusura ai veicoli del Ponte Nomentano che un tempo consentiva di bypassare la zona. Ovviamente Corbucci, sapendo bene che per quanto numerosi i commenti su un social network non possono essere realmente rappresentativi del complesso dei cittadini, è intervenuto egli stesso annunciando l’intenzione di promuovere per settembre un’assemblea pubblica con la partecipazione di cittadini e gli uffici competenti per valutare pro e contro di eventuali modifiche alla circolazione nella zona.

Alessandro Pino

Galleria

Stazione Fs di Settebagni: finalmente i nuovi tabelloni elettronici – di Alessandro Pino

28 Ago

DSC_0272

Da alcuni giorni nella stazione ferroviaria di Settebagni  – Terzo Municipio di Roma Capitale – sono stati installati nuovi tabelloni elettronici per informare i passeggeri sull’orario dei treni in arrivo e partenza. Costruiti dalla Solari di Udine, sostituiscono i precedenti che erano rimasti disattivati per diversi mesi e che erano anche stati soggetti ad atti di vandalismo.

Alessandro Pino

DSC_0279

Galleria

Incendio a Vigne Nuove: parlano i residenti – di Alessandro Pino

26 Ago
20150826_163517

L’androne del palazzo

 

20150826_163545

L’esterno con i segni del fumo

I segni dell’incendio che ha danneggiato l’androne di una palazzina di proprietà dell’Ater  (in cui vivono anche familiari del consigliere municipale Manuel Bartolomeo) al civico 18 di largo Fratelli Lumière – zona Vigne Nuove- la notte del 26 agosto sono visibili già da fuori la cancellata: una mano di nerofumo copre parte della facciata fino al secondo piano. Varcato il cancello, in una rientranza sulla destra c’è lo scheletro di uno scooter divorato dal fuoco: secondo alcuni sarebbe proprio il motociclo a essere stato dato alle fiamme, propagatesi poi intorno. «Qui ci sta una combriccoletta di ragazzi poco raccomandabili che si fermano qua sotto – riferisce una residente – non so se sono stati loro ma il sospetto c’è». A causa del fuoco il citofono non funziona più, nelle scale la luce è saltata, il vetro del portone si è crepato; l’ascensore fortunatamente funziona ancora. La paura però

I resti dello scooter divorato dalle fiamme

I resti dello scooter divorato dalle fiamme

 è stata tanta: «Ci siamo svegliati sentendo delle voci  – racconta un altro inquilino – poi a un certo punto mia figlia si è alzata e ha aperto la finestra; ha visto un sacco di fumo nero ha cominciato a strillare, si sentivano le fiamme sotto.  La scala interna era piena di fumo, non si vedeva niente perché la luce era saltata. Poi sono arrivati i Vigili del Fuoco». La mattina un incaricato dell’Ater ha eseguito un sopralluogo, poi è arrivato un elettricista.

Alessandro Pino

Galleria

Settebagni: cambierà la guida della Parrocchia di S. Antonio di Padova

24 Ago

Dopo decenni di conduzione dei francescani, la decisione di affidarla a sacerdoti diocesani

Anticipata come un fulmine a ciel sereno da alcuni interventi in rete da parte di residenti a Settebagni, si annuncia una novità per la vita del quartiere che ha del clamoroso ma che nonostante ciò non ha sorpreso alcuni: dopo decenni di guida da parte dell’Ordine Francescano, la locale Parrocchia intitolata a Sant’Antonio di Padova verrà affidata a sacerdoti diocesani. 7bparrocchiaLa notizia è stata confermata da ambienti interni alla Parrocchia senza però volersi sbilanciare in commenti o valutazioni, presenti invece in abbondanza sui social network e che fanno ipotizzare qualcosa di più che un fisiologico avvicendamento: impossibile non prendere nota di un certo malcontento già manifestato in più occasioni da parte dei fedeli nei confronti della attuale conduzione della Parrocchia, giudicata da alcuni forse troppo rigidamente distaccata dai tempi, dalla reale quotidianità delle persone e responsabile anche della progressiva fatiscenza dei locali adiacenti la Chiesa vera e propria. Una difficoltà di comunicazione forse non solo sul piano culturale e morale ma anche letteralmente linguistico che non ha facilitato le cose tra interlocutori – da una parte e dall’altra – che inevitabilmente considerano come straniera la lingua parlata dall’altro. Possibile dunque che le lamentele siano state sospinte fino ai piani alti della Curia, fino alla decisione di un cambio radicale (ma che potrebbe essere dettata semplicemente dalla penuria ormai cronica di frati francescani) che sarà certamente molto sentito in una comunità tanto ristretta e in parte isolata – anche geograficamente – dal resto del Terzo Municipio. Resta da vedere quale sarà la reazione di quella parte dei parrocchiani che invece avevano manifestato il loro sostegno al parroco uscente oltre a un’altra questione che pochi conoscono: sembrerebbe che a suo tempo i terreni e i fondi per la costruzione della Chiesa furono donati a condizione che essa fosse guidata sine die dai Francescani. Nel caso fosse confermata l’esistenza di un tale vincolo, ci sarà qualcuno che si opporrà per farlo valere?

Alessandro Pino e Luciana Miocchi

Galleria

Dopo la zingarata trionfale va in scena il disastroso teatrino alla romana – di Alessandro Pino

23 Ago

IMG-20150823-WA0000[1]I fatti sono ormai arcinoti, avendo compiuto il giro del mondo per uno sputtanamento a livello planetario: lo scorso 20 agosto si sono svolti a Roma nella chiesa intitolata a San Giovanni Bosco i funerali di Vittorio Casamonica, principale esponente della famiglia di zingari stanziali nota per le sue attività criminose. Una cerimonia non esattamente di basso profilo: il tiro a sei cavalli per la carrozza funebre – si dice la stessa usata per le esequie di Totò e di Lucky Luciano – le note composte da Nino Rota per  “Il Padrino” suonate da una banda musicale, i manifesti affissi fuori la chiesa inneggianti allo scomparso quale “re di Roma”, la Polizia di Roma Capitale accusata di aver scortato il corteo di oltre duecentocinquanta vetture bloccando il traffico, l’ormai famosissimo lancio di petali di rosa da un elicottero sono diventati in poche ore argomento di discussione sia al bar sotto casa che sui quotidiani stranieri. Mancavano solo le Frecce Tricolori per coronare degnamente un trionfo dell’arroganza a braccetto con il cattivo gusto che però dal punto di vista dei protagonisti è stato un enorme successo mediatico e di clan. In tempi di social network imperanti poi viene proiettato su scala mondiale tutto quello che a Roma era arcinoto da decenni e che una volta sarebbe rimasto confinato al si sa ma non si dice, regalando IMG-20150823-WA0001[1] l’ennesima  figura di palta a chi la amministra a ogni livello. A lato, la polemica contro la Chiesa cattolica che anni or sono nella stessa chiesa aveva negato i funerali a Piergiorgio Welby, “reo” agli occhi delle gerarchie ecclesiastiche di aver scelto l’eutanasia per porre fine al suo calvario di malato. Il giorno dopo, a gettare benzina sul fuoco provvedeva l’atteggiamento da pesci in barile tenuto dalle autorità che si rimpallavano la responsabilità di non avere impedito siffatta cerimonia, lamentando inoltre di non essere stati informati, assicurando altresì fermezza e rigore: la classica scena della stalla che viene chiusa solo quando i buoi sono scappati da un pezzo.  Al momento l’unico provvedimento adottato dalle Autorità sarebbe la sospensione della licenza di volo al pilota dell’elicottero che non avrebbe chiesto alcuna autorizzazione, ciliegina sulla torta della inettitudine di chi puntualmente lascia che la città Eterna diventi non tanto la “terra di nessuno” quanto quella di un ben identificabile “qualcuno”. A proposito del sorvolo non autorizzato, viene spontanea la considerazione che se l’Isis non ci ha ancora sterminato con un bombardamento aereo è solo perché evidentemente non ne ha voglia o forse non ci ritiene nemmeno un bersaglio degno di nota. Insomma è stato l’ennesimo, disastroso, mortificante teatrino all’italiana, anzi alla romana. Da parte nostra ci permettiamo un modesto suggerimento: visto che la sobria cerimonia sarà costicchiata qualcosina, non sarebbe forse il caso che le Forze dell’Ordine procedessero con un controllino allo spesometro dei personaggi coinvolti,  per confrontarlo in base alle spese sostenute? Si sa mai che finisca come per Al Capone…

Alessandro Pino

 

Galleria

Ferragosto in ascensore – racconto di Alessandro Pino e Luciana Miocchi

16 Ago

Borsa frigorifera, borsone con costume olimpionico vagamente anni settanta e seriamente contenitivo, Settimana Enigmistica fresca di stampa, batteria di riserva per il telefono, ciabatte, asciugamani, stuoia, crema solare: Felice chiuse la porta di casa dopo aver fatto un ennesimo rapido inventario di cosa doveva portare con sé per trascorrere il Ferragosto al mare con la comitiva, perdendo poi  un paio di secondi per decidere se prendere l’ascensore oppure farsi   le tre rampe di scale che lo separavano dal garage interrato. Ancora un po’ imbambolato dal sonno, disse fra sé e sé “massì, dai” premendo il pulsante per chiamare la cabina. Nonostante la palazzina di periferia in cui viveva fosse soltanto di quattro piani, ogni volta l’attesa interminabile gli faceva sospettare che ce ne fossero almeno altri venti o trenta nascosti, dei piani fantasma per così dire, altrimenti non si spiegava perché mai ci dovesse mettere tutto quel tempo per arrivare. Intanto che aspettava pensava alla giornata a Fregene, tastandosi la panza sotto la maglietta volutamente ampia e 20150812_101720chiedendosi se fosse abbastanza in forma per presentarsi a torso nudo: del resto erano settimane che non toccava un filo di pastasciutta  o una briciola di pane all’inseguimento della linea perduta, proprio in  previsione di un evento del genere. Era arrivato ad avere visioni notturne di piatti di amatriciane e carbonare che lo richiamavano come le sirene di Ulisse ed effettivamente un paio di giorni prima poco ci era mancato che, ospite di alcuni parenti, non saltasse addosso ad una  zuppiera ricolma di tagliatelle al ragù. Ma almeno per quel Ferragosto avrebbe dovuto attuare una ignobile messa in scena per far sembrare naturale – e non forzato come in effetti era  –  il ritorno a una linea passabile se non proprio a clessidra: per una volta si sarebbe nutrito normalmente, anzi si era offerto di preparare  lui stesso i tramezzini che la combriccola – lui incluso – avrebbe mangiato sulla spiaggia. La sera prima con le sue manine aveva  imbottito e poi avvolto nel cellophane le fette di pan carré con la massima cura, sforzandosi di dimenticare di aver letto la lista degli ingredienti con la quantità incredibile di strutto contenuta nell’impasto e  immaginando quale di esse sarebbe finita tra le labbra carnose e dipinte color miele di Valeria, nemmeno quarant’anni, separata  senza prole che da non molto tempo si era aggiunta al gruppo di amici e che gli garbava assai. Tastandosi ancora la zona addominale si convinse soddisfatto che finalmente poteva fare a meno di presentarsi  con quella assurda mezza muta nera della Cressi che in analoghe occasioni si era ostinato a indossare e che secondo lui lo sfinava, mascherandone pietosamente la trippa strabordante; l’anno prima se l’era messa  conciandosi come Jacques Cousteau a bordo della Calypso anche per un bagno in una tinozza gonfiabile nel giardino della sorella Lucilla che tra gli sghignazzi perculatori gli aveva chiesto come mai indossasse la ciambella salvagente sotto anziché sopra. Era immerso in queste considerazioni – in attesa di farlo nelle acque del Tirreno – quando finalmente l’ascensore arrivò al piano e dopo un rintocco meccanico si aprirono le porte scorrevoli. Prese i bagagli e spinse il tasto del piano interrato dove nel garage era parcheggiata la sua Alfa 75 verde petrolio che finalmente era riuscito a comprare un paio di mesi addietro, realizzando il suo sogno di Alfista duro e puro e ignorando le sagge esortazioni a lasciar perdere di Lucilla che quel modello conosceva bene avendolo guidato a lungo; ma la sorella era la solita disfattista guastafeste, che diamine,  lui in fondo ci era rimasto a piedi soltanto due volte nelle poche settimane da quando aveva concluso quell’affare strepitoso. Le porte si chiusero e la cabina iniziò la discesa nelle viscere del palazzo; lentamente come sempre, forse più lentamente del solito…troppo lentamente, fino a fermarsi del tutto. La conferma che forse sarebbe stato meglio farsi a piedi qui pochi gradini arrivò provando a spingere il tasto di apertura porte: davanti a lui la poco confortante visione del cemento del solaio gli annunciava che quel cubicolo rivestito di alluminio e finto legno si era fermato esattamente tra due piani. «No, cazzo» fu la comprensibile reazione ma si riprese  subito senza perdersi d’animo, fiducioso che la pressione del pulsante di allarme avrebbe limitato il ritardo compensato dal fatto che era anche uscito con un certo anticipo. Solo che…premendo il tasto non si udì alcun campanello, alcuna sirena.  La fronte iniziò a inumidirglisi, ma di un sudore freddo dovuto all’addensarsi di vaghe reminiscenze dell’ultima riunione condominiale, durante la quale era stata sollevata la questione dell’impianto di emergenza dell’ascensore, spesso malfunzionante. In pochi secondi il ricordo della circostanza si fece più nitido, era proprio così: non di rado si guastavano sia il segnale di allarme interno al palazzo sia il combinatore telefonico collegato con la ditta che aveva in appalto la manutenzione dell’impianto e che sarebbe dovuta intervenire in caso di emergenza. Assieme alla temperatura, aumentavano di pari passo lo sgomento per quella specie di sepoltura verticale e la rabbia nei confronti dell’amministratore – pilatesco al pari di tutti i suoi predecessori nella gestione di quel condominio – che evidentemente non si era mosso con la dovuta risolutezza per risolvere il problema. All’improvviso gli si accese sopra la testa la lampadina delle idee brillanti, anzi a lui dovette sembrare proprio un’insegna al neon con scritto “GENIO”: la targhetta con il numero di telefono della ditta incaricata stava lì bella davanti a lui proprio di fianco alla tastiera, giusto il tempo di chiamarli con il cellulare e sarebbero arrivati. L’insegna al neon si affievolì fino a spegnersi del tutto quando si accorse che lì sotto lo smartphone non prendeva la linea: la cabina era già al livello dei piani interrati, forse un cellulare vecchio stile – di quelli che servivano soltanto a telefonare e mandare messaggi – sarebbe riuscito a trovare almeno una tacca, ma questi apparecchi di adesso, pieni di programmi e funzioni che gli mancava solo la caffettiera a cialde inserita, per quanto riguarda la capacità di far semplicemente conversare si dimostravano assai indietro ai loro progenitori. «Cazzo» disse ad alta voce, come se avesse bisogno di sentire con le orecchie la consapevolezza raggiunta di essere finito in un bel secchio di guai. Non poteva chiedere aiuto né avrebbe potuto rispondere a eventuali chiamate degli amici che lo attendevano . Si appoggiò con la schiena a una parete pensando a chi fosse presente nel palazzo in quella giornata. Erano da poco passate le otto di mattina, magari qualcuno che non era andato in vacanza e che  ancora doveva uscire per la gita tradizionale c’era: ma come si chiede aiuto quando sei rimasto chiuso in ascensore, quale è la formula che sia al contempo efficace, che ti faccia sentire dai potenziali soccorritori senza farti sentire un cretino tu stesso? Provò diverse formule: “C’è nessunooooo?”, “Mi sentiteeeeeee?”, fino al disperato quanto concreto “aiuuuuutooooooo”. Niente di niente, nessuno rispondeva.

Guardò l’ora sul quadrante dell’Omega Constellation prima edizione, altro suo trofeo di collezionista di perfezione meccanica: i minuti erano trascorsi e si erano fatte le nove. Giunsero dei suoni dall’alto, da uno dei piani superiori. Erano delle voci umane sì, ma sembravano di qualcuno che ululasse al cielo. Ah, sì: doveva essere il professore di lettere in pensione del secondo piano, tipico appartenente al genere del “rincoglionito wagneriano”, quelli che la mattina dei giorni festivi accendono la vecchia cattedrale a 33 giri e impongono al disgraziato quanto involontario pubblico la  tetralogia del Nibelungo completa.  Inutile sperare che le richieste di soccorso sarebbero giunte a quelle orecchie affollate da Valchirie, ori del Reno e crepuscoli degli Dei.

Starsene in piedi era inutile, cominciava ad averne le tasche ben colme di quella prigionia e valutò che il metro di differenza tra la postura eretta e quella seduta non avrebbe cambiato nulla sull’efficacia delle sue invocazioni di soccorso. Si accucciò rannicchiandosi tra le borse, aveva sete e si decise ad aprire una delle bottiglie di minerale che aveva portato. Quasi si strozzò mentre beveva quando sentì altre voci. Questa volta erano molto più vicine e non era una registrazione, erano persone in carne e ossa! Erano i due fidanzati dell’appartamento di fronte al suo, sempre con il sorriso sulle labbra: lui di mestiere faceva l’architetto e…l’altro lui invece era uno studente pugliese fuori sede e fuori corso da una vita di sociologia. Quel giorno però la loro abituale allegria doveva essere andata a farsi benedire: si stavano insultando pesantemente. Felice pur in quello spiacevole frangente non riuscì a reprimere una risatina perché si stava dando ampia pubblicità  all’argomento del contendere: «Se proprio ci tieni a fare il puttano col primo che passa almeno abbi la decenza di esercitare in posti diversi da quelli che frequentiamo di solito!» dichiarò l’architetto ferito. La replica in marcato accento salentino ci mise solo mezzo secondo ad arrivare: «Oh ma ti stai facendo i film in testa, mò per una birretta assieme fai una tragedia». Felice provò a inserirsi nel duetto ma senza successo, quei due erano troppo occupati a beccarsi per sentirlo e il suono del portone del palazzo che si chiudeva mise il sigillo del fallimento pure su quel tentativo.

Le tre lancette, ore minuti e secondi sul quadrante dorato del Constellation seguitavano a rincorrersi e si era fatto mezzogiorno; la prima bottiglia di acqua era finita e cominciava a farsi sentire un altro tipo di necessità legata ai liquidi che come entrano devono anche uscire dal corpo umano. Sì, insomma Felice doveva fare plinn plinn come negli spot televisivi. Provò a trattenerla un altro po’ ma alla fine lo sforzo fu insostenibile; l’ultimo baluardo prima di una resa vergognosa, dell’allagamento inverecondo , si rivelò proprio la bottiglia vuota. Si alzò in piedi, si armò di bottiglia e cercò di fare centro. Un paio di gocce scapparono fuori ma era provvisto di salviette umidificate; anche questa era fatta ma nel frattempo nessuno si faceva vivo e il pulsante di allarme che di tanto in tanto provava a schiacciare seguitava a non funzionare.

Prese la Settimana Enigmistica, sempre tendendo le orecchie a eventuali segnali di vita umana; lesse tutte le barzellette illustrate, pure quelle delle risatine a denti stretti, si interessò alle rubriche di notiziole utili, consumò mezzo refill della Parker che gli aveva regalato Lucilla per il compleanno, in sostituzione di una identica che aveva fatto l’errore di prestare e che era passata in cavalleria con suo estremo disappunto,  unendo i puntini numerati e riempiendo gli spazi, provò a risolvere senza ovviamente riuscirci il poliziesco, infine si decise ad attaccare le parole crociate. Quando le ebbe completate tutte tranne quelle crittografate (forse erano riservate a ex spie sovietiche abituate a decifrare codici segreti) si erano fatte le due del pomeriggio. Altre voci: gli sembrò di distinguere il primario del superattico, sì doveva essere proprio lui assieme alla dama che spesso lo accompagnava. Personaggio che da quando era apparso un paio di volte in una rubrica televisiva di medicina aveva preso una spocchia che lo rendeva simpatico come un brufolo sul culo ma in questo caso Felice decise di soprassedere, anzi al pensiero che sarebbe stato libero grazie al suo aiuto il tizio gli sembrò quasi gradevolmente familiare e si ripromise da quel momento in poi di seguirlo assiduamente in tv. Iniziò a chiedere aiuto a gran voce chiamando per titolo e cognome l’ormai famoso luminare delle malattie del retto. Soltanto che il medico quel giorno doveva avere la lancetta dello stronzometro posizionata sulla tacca del rosso più vivo, un rosso cardinale e pur essendo impossibile non sentire la voce di Felice decise di ignorarlo: del resto lo attendeva un pomeriggio in barca a vela e non aveva alcuna intenzione di sottrarvi anche solo mezzo minuto, avendo progettato almeno una mezza dozzina di approcci diversi, con in quali farsi cadere la dama ai propri piedi. Felice non voleva crederci e quella improvvisa simpatia si tramutò in odio cieco altrettanto velocemente di quanto era nata: conoscendo la passione del medico per la nautica d’altura – anche perché costui non perdeva occasione per sbandierarla ai quattro venti -iniziò ad indirizzargli maledizioni e nefasti auguri di tempeste e naufragi in acque infestate da pescicani e pirati, non dimenticando di includere in quei cordiali pensieri  l’intero albero genealogico di chi lo aveva lasciato al suo destino.

Fu preso un po’ dallo sconforto per la giornata ormai sprecata in un modo tanto assurdo,  per un attimo gli balenò la folle idea di aprire in qualche modo il tetto della cabina e arrampicarsi su per la tromba dell’ascensore aprendo poi le porte del piano dall’interno: si rese conto immediatamente che aveva visto troppi film d’azione, ma in fondo sarebbe stato carino poter raggiungere Valeria dopo una azione tanto eroica: una roba epica, da eroi senza macchia e senza paura. E lui invece stava lì in una ridicola cella di un metro quadro, tra i borsoni e una bottiglia piena di piscio. Una specie di clochard che invece di un cartone aveva per momentaneo alloggio la fottuta cabina di un ascensore. Già, chissà se lei gli stava pensando o semplicemente nemmeno aveva fatto caso alla sua assenza? Alla fine si lasciò vincere dalla stanchezza nervosa e si appisolò.

Lo svegliarono altre voci, questa volta più numerose: era ormai sera e alcuni inquilini stavano finalmente rincasando. Si scosse dal torpore e ricominciò a urlare picchiando con le mani aperte sulle pareti metalliche. Lo avevano sentito, qualcuno prima ancora di chiamare la ditta della manutenzione provò semplicemente a spegnere e riaccendere l’impianto dal quadro elettrico al piano garage: la cabina si smosse, lentamente come si era fermata ripartì verso l’alto. Le porte si aprirono e gli sembrò che ad accoglierlo ci fosse un comitato di festeggiamenti, c’era la famigliola che gli abitava di fianco tornata dalle vacanze coi due bambini piccoli che gli saltavano attorno frastornandolo ancor di più, i due giulivi anzi gai che evidentemente avevano fatto pace, nonostante le tendenze a saltare di fiore in fiore del prestante fuori corso, pure il rincoglionito nibelungico che era sceso a portare la cagnetta per la passeggiatina serale. Spiegazioni un po’ imbarazzate, ringraziamenti, promesse di un caffè tutti insieme e la suoneria del telefono che aveva ripreso la linea ora che era tornato a riveder le stelle: era un messaggio da un numero che non conosceva, aprì e lesse il testo. Era Valeria, si era fatta dare il suo numero da una amica comune, “ma non ci sei? Mi faceva piacere vederti ma chissà dove sarai andato a divertirti…”.  Felice la richiamò immediatamente. Con la capacità di un attore con l’hobby della pesca mise su un raccontino niente male di impegno preso mesi addietro con una vecchia zia che voleva festeggiare i novant’anni con un battesimo dell’aria proprio il giorno del suo compleanno ma non aveva trovato nessuno che la assistesse nel suo desiderio e lui si era sentito in dovere di esaudire la tenera vegliarda. L’importante era aver ricevuto quel messaggio. Ne avrebbe avuto di tempo per rifarsi del ferragosto in scatola. Con Valeria.

Alessandro Pino e Luciana Miocchi

Galleria

Se scioperano anche i dipendenti dell’Ikea – di Alessandro Pino

12 Ago

La protesta per la disdetta da parte dell’azienda del contratto integrativo ha causato la sospensione anche dei servizi di ristorazione per i clienti nel negozio a Porta di Roma

PINOikeascioperi

Un gruppo di lavoratori dell’Ikea Porta di Roma in sciopero

Abituati ad associare il nome dell’Ikea all’immagine idilliaca delle famigliole e delle coppiette impegnate nel rituale e periodico giro tra gli ambienti domestici sapientemente ricostruiti  nei grandi locali diffusi in tutta Italia, desta quasi scalpore la notizia dello stato di agitazione attuato in questi giorni dai lavoratori italiani della multinazionale degli arredamenti di origine svedese.        Secondo quanto riferito da alcuni dei dipendenti in sciopero, il motivo della protesta sarebbe la volontà della dirigenza di recedere dal contratto integrativo imponendo delle novità che comporterebbero per i lavoratori degli svantaggi per quanto riguarda il trattamento economico (in particolare con il premio di produzione, gli straordinari e i festivi pagati di meno rispetto al passato) e un aumento della flessibilità sugli orari di lavoro. Le trattative tra azienda e le tre sigle sindacali confederate al momento sarebbero sospese e questo ha portato molti dipendenti a incrociare le braccia per protesta il 12 agosto – ma c’erano già state altre giornate di agitazione – stazionando presso i punti vendita come quello all’interno di uno dei centri commerciali più grandi e noti d’Italia: Porta di Roma, nel Terzo Municipio della PINOikeascioperiB Capitale.  Un giro all’interno del negozio in questione conferma che lo sciopero ha avuto una notevole adesione, al punto che l’azienda ha esposto degli avvisi per comunicare al pubblico la sospensione di alcuni servizi come la progettazione Cucine, il Cambio e Resi, il Banco finanziamenti e addirittura la chiusura del bar e del ristorante: fa un certo effetto vederli deserti sapendoli solitamente frequentatissimi dalla clientela a ogni ora. La stessa informazione viene ripetuta periodicamente dagli altoparlanti. Fuori l’entrata ci sono alcuni dei dipendenti in sciopero, anche se per un po’ si allontanano di pochi metri cercando riparo dal solleone sotto una grande tettoia. All’inizio si mostrano forse un po’ diffidenti quando gli viene chiesto se vogliono parlare con un giornalista, domandano  giustamente per chi si scrive e come si è sparsa la notizia dello sciopero;  si aprono dopo che il tesserino di appartenenza all’Ordine certifica  che non si è in presenza di un infiltrato venuto dalla Scandinavia.  Molto cortesi a posare per uno scatto con la gigantesca scritta Ikea sullo sfondo, riferiscono sull’andamento dell’astensione dal lavoro: «Su circa trecento dipendenti della sede di Porta di Roma siamo un centinaio a scioperare tenendo conto dei turni e dei riposi – dice una di loro anche se non hanno un portavoce ufficiale – ha aderito anche chi non è iscritto ai sindacati». E i clienti come l’hanno presa? «Sono molto comprensivi e mostrano la loro solidarietà, alcuni tornano indietro e non entrano, altri non comprano».

Alessandro Pino

Galleria

Ingresso del Parco delle Sabine a largo Labia: già un bivacco dopo un mese dall’inaugurazione (FOTOGALLERY) – di Alessandro Pino

7 Ago

Stesso copione visto ai giardini della stazione Jonio: vandalismo e rifiuti la fanno da padrone

Era stato un facile profeta Mimmo D’Orazio – presidente del Comitato di Quartiere Serpentara – quando poco più di un mese fa fu inaugurato l’accesso al parco delle Sabine in largo Fausta Labia, Terzo Municipio di Roma Capitale: di fronte alle pareti immacolate dell’edificio da adibire a servizi e ristoro, alle panchine in monoblocco bianco, agli allegri zampilli d’acqua che sgorgavano dal pavimento e ai 20150807_072330giochi dello spazio per i bambini, quando gli fu chiesta una previsione sullo stato dei luoghi dopo sei mesi il suo commento fu «Tra sei mesi diciamo che siamo ottimisti, ho fatto una scommessa con un amico, quindici giorni, ma non per un discorso di sfascismo o pessimismo, purtroppo la colpa è anche dei cittadini…io mi auguro con tutto il cuore che rimanga così come l’abbiamo vista oggi, ho forti dubbi». A farci un giro oggi lo scettiscismo di D’Orazio appare più che

Dirglielo di persona no, eh

Dirglielo di persona no, eh

giustificato: i pavimenti e le panchine sono stati imbrattati dai soliti teppisti muniti di vernice spray e alcune delle sedute presentano  vistose crepe; alcuni dei giochi per i bambini (dei dischi colorati che ruotando davano luogo a un effetto ottico) sono stati rubati e di loro rimane solo il palo di sostegno; sparsi un po’ ovunque resti di pasti (angurie incluse, che la frutta di stagione ci sta bene) segno che il piazzale è stato trasformato in bivacco. Soltanto il cielo sa come mai finora si siano salvate le pareti di marmo dell’edificio che verrà destinato a punto ristoro. Ci sarebbe da commentare con il più classico “te l’avevo detto io” ma arrivati a questo punto il sarcasmo cede il passo all’amarezza, alla rabbia e alla frustrazione per uno spettacolo già visto in questi giorni – vedasi il giardino sopra la nuova stazione Jonio della metro B1 – e per come vengono fatte andare le cose in una città dove i barbari hanno mano libera sia in centro che nelle periferie, per una situazione che appare sempre più fuori controllo.

Alessandro Pino

20150807_072715

 

20150807_072424

Dei giochi ottici rimane solo il palo

Dei giochi ottici rimane solo il palo

Una panchina vistosamente crepata

Una panchina vistosamente crepata

20150807_072116

 

Scarabocchi su panchine e pavimenti

Scarabocchi su panchine e pavimenti

Galleria

Castel Giubileo: sempre peggio l’asilo “Castello di Gelsomina” e il parco di via Bolognola (FOTOGALLERY) – di Alessandro Pino

6 Ago

Sono sempre più desolanti le condizioni dell’ex asilo “Castello di Gelsomina” a Castel Giubileo, Terzo Municipio di Roma Capitale. La struttura è al centro di polemiche da quando fu chiusa nel 2012 perché dichiarata insalubre a seguito di presentazione di un certificato di un medico Asl a causa di infiltrazioni di umidità risalenti presumibilmente da una falda acquifera sottostante.

L'ingresso dell'asilo

L’ingresso dell’asilo

Successivamente alla chiusura l’ipotesi di affidarla una associazione era rapidamente sfumata a causa dell’irritualità della procedura adottata. In attesa di lavori di ristrutturazione da lungo tempo annunciati e mai iniziati, nonostante negli ultimi tempi si siano trovati i fondi nella quota del milione di euro destinato ai municipi per lavori di manutenzione di strutture già esistenti, si trova in totale abbandono: gli ingressi presentano evidenti tracce di scasso con le porte aperte e alcuni vetri in frantumi, i muri sono stati imbrattati dagli scarabocchi dei soliti teppisti armati di bombolette spray, sparsi per il giardino e ormai cotti dal sole si trovano i giocattoli che servivano a intrattenere i bambini, la vegetazione sta man mano prendendo possesso di

Il vialetto di accesso all'asilo

Il vialetto di accesso all’asilo

tutto il cortile e anche la porta del deposito combustibile della caldaia risulta forzata. Il vialetto di accesso che affaccia su via di Castel Giubileo oltre a essere invaso dalle piante è zona a luci rosse come testimoniano i preservativi usati sparsi a terra con le loro bustine. Le cose non vanno meglio nell’adiacente parco pubblico di via Bolognola: il campo di basket intitolato al giovane Simone Fargnoli – morto per una caduta in bicicletta qualche anno fa – è dissestato, il campo di calcetto non ha più le reti perimetrali, alcune panchine sono state distrutte, l’erba alta è disseminata di rifiuti e i rami di alcuni alberi sono pericolanti.

Alessandro Pino

Giocattoli sparsi nel giardino

Giocattoli sparsi nel giardino

Mura imbrattate dai teppisti

Mura imbrattate dai teppisti

DSC_0294

Un'altra entrata: vetri infranti e invasione di piante

Un’altra entrata: vetri infranti e invasione di piante

Altri muri imbrattati

Altri muri imbrattati

Una panchina semidistrutta nel parco

Una panchina semidistrutta nel parco

Rami pericolanti

Rami pericolanti

Il fondo disastrato del campo di basket

Il fondo disastrato del campo di basket

Di nuovo l'asilo invaso dalle piante

Di nuovo l’asilo invaso dalle piante

Il vialetto di accesso all'asilo visto da altra angolazione

Il vialetto di accesso all’asilo visto da altra angolazione

Il campo di calcetto senza più le reti divisorie

Il campo di calcetto senza più le reti divisorie

Rifiuti sparsi nel parco

Rifiuti sparsi nel parco

 

Galleria

Serata a piazza Sempione sotto le (Cinque) Stelle – di Alessandro Pino

30 Lug

DSC_0249

Di Maio, Di Battista e Lombardi: i volti più noti del Movimento intervenuti sul palco nel cuore del Terzo Municipio

Il territorio del Terzo Municipio di Roma Capitale sembra essere diventato quasi il centro della politica nazionale: se al parco delle Valli si sta concludendo in questi giorni la Festa romana dell’Unità, la sera del 30 luglio è stato il Movimento Cinque Stelle a tenere banco  portando in piazza Sempione i propri portavoce relativi ai diversi livelli istituzionali (Comune di Roma, Consiglio Regionale del Lazio, Camera dei Deputati, Parlamento Europeo). Buona la risposta del pubblico che man mano ha riempito la piazza

Simone Proietti - consigliere M5S del Terzo Municipio - con Luigi Di Maio

Simone Proietti – consigliere M5S del Terzo Municipio – con Luigi Di Maio

soprattutto sul finale quando a intervenire sono stati i volti più noti del Movimento: i deputati  Roberta Lombardi, Luigi Di Maio  e Alessandro di Battista, il più istrionico del trio e richiestissimo dal pubblico per strette di mano e fotografie. Non c’era la coppia Grillo e Casaleggio, segno  che ormai  i rappresentanti a Cinque Stelle vanno avanti con le loro gambe. Il filo conduttore degli interventi, interrotti solo quando Di Maio si è accorto del malore di uno spettatore chiamando egli stesso dal microfono i soccorsi, è stato quello della pulizia morale da contrapporre al calderone di malaffare scoperchiato dalla vicenda di Mafia Capitale e considerato assolutamente bipartisan. Ci sarebbe però da considerare  che il diffuso sistema venuto alla luce – così come quelli relativi ad altri contesti – era comunque espressione di un consenso dal basso nel quale trovava radicamento e non certo una specie di entità aliena venuta da altri pianeti: possibile

Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista

dunque sperare in una rinascita morale e materiale della città nel momento in cui ci saranno le elezioni? Al riguardo Luigi Di Maio è cauto: «non è semplice, non è che arriva uno con la bacchetta magica e risolve tutti i problemi di Roma» anche se «quando le cose si vogliono fare si fanno». Più decisa Roberta Lombardi: «Penso che è arrivato il momento storico in cui i cittadini romani devono decidere se rimanere sudditi di questa classe politica e ricevere tutto quello che è un diritto come una gentile concessione che per averla dal potente di turno ti devi raccomandare. Devono decidere se rimanere sudditi del potente di turno o tornare a essere dei cittadini liberi».  Speranzoso Alessandro Di Battista: «Io ci spero tanto, la battaglia che fa il M5S più che elettorale è di informazione. Noi crediamo che grazie al lavoro fatto in questi due anni una serie di

Roberta Lombardi

Roberta Lombardi

indecenze che un tempo venivano più o meno nascoste oggi sono venute maggiormente a galla dando più strumenti ai cittadini per cambiare le loro scelte».  Soddisfatto della riuscita della serata il giovane consigliere municipale pentastellato Simone Proietti: «Volevo ringraziare gli attivisti del Terzo Municipio che hanno permesso tutto questo e i cittadini che sono venuti.  Di Battista è sceso tra la gente, questo per far capire che non abbiamo paura del confronto con dei cittadini liberi a differenza di qualcun altro che viene il giorno prima magari per sfuggire a qualche probabile contestazione».

Alessandro Pino

Piazza Sempione al crepuscolo

Piazza Sempione al crepuscolo

Galleria

Una serata a Roma tra volti noti dello spettacolo, chef e solidarietà – di Alessandro Pino

30 Lug

DSC_0189

Al Mondofitness il compleanno dell’associazione “Un mondo per amico” e la consegna  dell’assegno in favore dell’Ospedale Bambin Gesù raccolto dagli chef di “Con il cuore nel piatto”

Un doppio appuntamento all’insegna dello stile italiano anche in cucina, dell’eleganza e della solidarietà quello tenutosi la sera del 29 luglio ai bordi della bella piscina del centro Mondofitness di Roma: si celebrava infatti il primo anno di vita dell’associazione “Un mondo per amico” – sorta con l’obiettivo di diffondere i diritti della persona tramite la conoscenza della altre culture – e contestualmente si è completato il percorso dell’iniziativa “Con il cuore nel piatto” mirata a raccogliere fondi in favore dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. Organizzata dalla Doc Italy e dalla Ma.Ma Management di DSC_0225Tiziana Sirna e Massimiliano Amadio, la manifestazione ha avuto come madrina la showgirl ed ex Miss Italia Nadia Bengala ed è stata presentata dalla giornalista Rai Camilla Nata (in abito lunghissimo con uno strascico interminabile). Prelibatezze particolarissime e vini pregiati sono stati offerti nel buffet a un pubblico selezionato in mezzo al quale si riconoscevano diversi personaggi dello spettacolo: l’attore Lorenzo Flaherty- qui testimonial dello sponsor Dining Card Italia – l’attrice Fioretta Mari, la modella Giada Pulcinelli, il tenore Sergio Panajia e ancora l’attrice Marilù De Nicola, la modella Olga Matsyna, il fotografo di moda Roberto Scardoni, la produttrice Manuela Metri e il presidente di “Un mondo per amico” onorevole Gilberto Casciani, mentre era il dj Andrea Bruzzese a curare il gradevole sottofondo musicale. Durante la serata è stato consegnato a una responsabile dell’Ospedale Bambin Gesù l’assegno di quasi diecimila euro a coronamento di “Con il

Lorenzo Flaherty e Camilla Nata

Lorenzo Flaherty e Camilla Nata

cuore nel piatto”, idea degli chef Laura Marciani e Michele Papagno che assieme a più di venti loro colleghi (anche stellati) avevano raccolto tale cifra lavorando gratuitamente per preparare una cena al “Ristorante degli Angeli” di Magliano Sabina: la somma servirà ad acquistare un complesso macchinario per le visite dei piccoli pazienti. «Sono contentissima, non riesco neanche a spiegare l’emozione che provo dentro» ha dichiarato la chef dopo la cerimonia. Per il futuro Laura vorrebbe creare una casa dove tenere dei corsi gratuiti di cucina con i suoi colleghi che hanno partecipato a “Con il cuore nel piatto” per chi viene da situazioni disagiate e cerca una seconda chance. Insomma è stata una sera d’estate di quelle cui forse solo Roma riesce a dare vita.

Alessandro Pino

Nadia Bengala, madrina della serata

Nadia Bengala, madrina della serata

Il buffet

Il buffet

Il tenore Sergio Panaija con Marilù De Nicola

Il tenore Sergio Panaija con Marilù De Nicola

 

 

La giornalista Camilla Nata, presentatrice della serata

La giornalista Camilla Nata, presentatrice della serata

DSC_0216

 

DSC_0192

La consegna dell'assegno per il Bambin Gesù

La consegna dell’assegno per il Bambin Gesù

L'onorevole Gilberto Casciani, la chef Laura Marciani e Camilla Nata

L’onorevole Gilberto Casciani, la chef Laura Marciani e Camilla Nata

Galleria

Il parco sopra la stazione Jonio della metro B1: a tre mesi dall’apertura è in condizioni desolanti – di Alessandro Pino

27 Lug
Dopo il passaggio dei barbari

Dopo il passaggio dei barbari

 

I teppisti hanno già rovinato il giardino anche grazie all’assenza di sorveglianza e di una chiusura notturna

Ad appena tre mesi dall’inaugurazione il giardino pubblico realizzato sulla copertura della stazione Jonio della metro B1 – nel quartiere Val Melaina, Terzo Municipio di Roma Capitale – è già finito preda del più barbaro teppismo: le panchine in marmo bianco e le pareti sono state imbrattate con scarabocchi fatti con lo spray o con pennarelli, ovunque sono sparse bottiglie di birra intere o in frantumi e la staccionata che DSC_0172recintava lo spazio per i più piccoli è stata spezzata e divelta. Senz’altro gli autori di tutto questo hanno avuto mano libera anche grazie al fatto che i cancelli di accesso su via Scarpanto rimangono aperti nelle ore notturne: certo sarebbe sempre possibile scavalcarli vista la totale assenza di vigilanza ma almeno si eviterebbero episodi clamorosi come quello accaduto la notte tra il 25 e il 26 luglio quando dei ragazzi sono entrati nel parco con una vetturetta a motore. Come non bastasse, la vegetazione dell’adiacente area giochi ancora da inaugurare si sta seccando rapidamente, forse perchè qualcosa nel sistema di irrigazione non va. Davanti a uno scenario tanto DSC_0170desolante il volto di Lorella Giribaldi, presidente del Comitato Indipendente Val Melaina – una che per il quartiere e per il territorio municipale ha dato pure l’anima – è il ritratto dello sconforto: «Il nostro Comitato si è battuto con Roma Metropolitane, con Il Comune, con il Municipio per ottenere un parco per i residenti del quartiere ma vedendolo stasera penso sarebbe stata meglio una spianata di cemento. Noi cittadini non meritiamo nulla, perché finché i cittadini onesti e che rispettano le regole non scendono in piazza e affrontano quegli altri cui non importa nulla del bene comune andrà sempre così».  Difficile darle torto: in effetti ci si chiede con rabbia e frustrazione che senso abbia spendersi tanto per il posto in cui si vive e per i propri concittadini se  poi i risultati sono questi. Certo che se dopo tre mesi di vita il parco si trova in tali condizioni,  di questo passo tra un anno sarà di fatto un luogo malfamato ed evitato proprio dalle famiglie con bambini e dagli anziani che si voleva lo popolassero.

 Alessandro Pino

 

DSC_0176

La recinzione spezzata dell’area per i bambini

La staccionata dell'area giochi divelta e buttata a terra

La staccionata dell’area giochi divelta e buttata a terra

DSC_0174

 

DSC_0169

 

DSC_0167

 

DSC_0164

 

DSC_0162

L'area giochi adiacente il giardino ormai secca

L’area giochi adiacente il giardino ormai secca

DSC_0181

In macchina dentro il giardino  (si ringrazia L. Giribaldi per la foto)

In macchina dentro il giardino
(si ringrazia L. Giribaldi per la foto)

DSC_0165

Scarabocchi ovunque

Ancora scarabocchi dappertutto

Ancora scarabocchi dappertutto

 

Galleria

In Campidoglio danno i numeri e Roma, per volere dell’Istat, perde i numeri romani. Forse.

24 Lug

Polemiche e confusione per una delibera del Comune che impone la sostituzione con lettere o numeri arabi in quei toponimi che includono numeri romani: per ora, pare, il cambio solo negli archivi

20150724_073520-1Così com’era apparsa anche sulla stampa nazionale era una di quelle notizie da far perdere le staffe a quei romani innamorati di Roma ed esasperati da inefficienza, disservizi e insicurezza: per recepire una direttiva dell’Istat in materia di standardizzazione delle indicazioni toponomastiche, l’assemblea capitolina ha deliberato di non usare più i numeri romani – ove presenti nel nome,  vedasi quelli che ricordano una data legata a un avvenimento come  “via XX settembre” o “o viale XXI aprile” o anche “Piazza Pio IX”  – sostituendoli a seconda dei casi con cifre arabe o lettere.  Subito si è scatenato in rete uno di quegli spontanei quanto fugaci movimenti di opinione che paventava l’odiosa immagine di una sostituzione in massa di targhe stradali sulle strade della Capitale: odiosa non solo perché inquadrata nell’ attuale disastroso panorama romano  – al punto di ricordare le discussioni sul sesso degli angeli mentre Costantinopoli veniva saccheggiata dai barbari – ma perché avrebbe cancellato una delle basi di una civiltà e di una cultura proprio dal luogo in cui esse nacquero e si svilupparono. Una civiltà che ancora oggi attira turisti e studiosi da tutto il mondo. Qualcuno si è anche spinto a paragonare l’amministrazione Marino ad Attila – il barbaro al cui passaggio non cresceva più l’erba – per la furia iconoclasta mostrata verso i simboli della classicità capitolina: in molti considerano a dir poco scellerata la recente introduzione del nuovo logo del Comune (quello con scritto Rom&You) che doveva  soppiantare lo scudo con la bimillenaria iscrizione S. P. Q. R. sormontato da una corona. Poi sulla stampa si sono lette delle parziali rettifiche: a quanto pare il cambio avverrebbe  soltanto negli atti ufficiali e negli archivi elettronici ,mentre dal vero rimarrebbero al loro posto le targhe stradali già esistenti, così come i documenti di identità di chi vive nelle vie interessate. Al proposito si era anche gridato al complotto, alla bufala, all’esagerazione di chi per forza vuole attaccare l’attuale Sindaco di Roma. Rimane però un fatto: secondo quanto si è letto, sembra che al deteriorarsi dei supporti in questione – si pensi a una targa stradale che viene vandalizzata –  quelli in sostituzione verranno realizzati con la nuova dicitura senza più i numeri romani, riproponendo quindi di fatto la polemica iniziale sulla romanità violata. Così, al momento, ci sono varie note ufficiali che sembrano contraddirsi a vicenda. Si, no, forse. Chissà, vedremo. Da parte nostra ci permettiamo un’osservazione: visto che l’amministrazione si è nascosta dietro un dito ripetendo come un rosario il “ce lo chiede l’Istat”, allora rispetto a certe questioni di lana caprina avrebbe la precedenza il caro vecchio buon senso che chiede di far tornare una città a livelli di vivibilità decente, altro che “standardizzazione”.

Alessandro Pino e Luciana Miocchi

Galleria

I giochi dei bambini dell’antica Roma al Parco delle Valli – di Alessandro Pino

22 Lug

Il 24 luglio nell’ambito della Festa de l’Unità l’associazione “Il carro de’ comici” proporrà ai più piccoli un pomeriggio da trascorrere come i coetanei di duemila anni fa

Come si divertivano i giovanissimi antichi romani? Quali erano i loro giochi preferiti? Per scoprirlo basta andare il prossimo 24 luglio (ore 17 e 30) al Parco delle Valli, nel cuore del Terzo Municipio della Capitale, dove nell’ambito della Festa capitolina de l’Unità si terrà il laboratorio “I giochi dei bambini nell’antica Roma”, replica di quelli già svolti in precedenti date e ai quali si riferiscono le immagini.

Il gioco chiamato "nuces castellatae"

Il gioco chiamato “nuces castellatae”

L’iniziativa è organizzata dall’associazione Il Carro de’ Comici (il cui fondatore Gherardo Ruggiero ha ricevuto il “Premio Montesacro” per la sua opera di divulgazione) in collaborazione con la Music Theatre International. Il laboratorio vuole coinvolgere i più piccoli proponendo loro di trascorrere un pomeriggio giocando come i coetanei di duemila anni fa e scoprendo che – smartphone e videogiochi esclusi – ci si divertiva non tanto diversamente da oggi: le bambine giocavano con le bambole (anche snodabili per le più facoltose), i maschietti invece delle automobiline guidavano carri in miniatura trainati da cani o capre. Era popolare un gioco chiamato “nuces castellatae”, consistente nel riuscire a centrare con una noce l’imboccatura di un vaso o appunto di una torretta costruita ammonticchiando i frutti in guscio, sullo stesso principio di certi apparecchi di tiro al bersaglio visibili nei luna park. Si giocava a palla anche a quel tempo: erano fatte di stoffa o con membrana animale e riempite di stracci. Oggi pressoché dimenticati – ma i nostri nonni ci giocavano eccome – sono i trampoli, la trottola, il cerchio di legno fatto rotolare aiutandosi con un bastone e i duelli con la spada, anzi con il gladio come al Colosseo.  Tutto questo verrà proposto ai giovani partecipanti secondo il motto “divulgare divertendo” scelto per l’associazione Il Carro de’ Comici: perché imparare cose nuove è bello, se lo si fa anche in modo piacevole è meglio.

Alessandro Pino

 

(si ringrazia per la foto Gherardo Ruggiero)

Galleria

Storie metropolitane: il reggipalo romantico

21 Lug

reggipalo

 

Piazza degli Euganei, Tufello centro, quartiere romano del III Municipio di Roma Capitale.

Non è dato sapere se si tratta di un reggipoppe sfuggito alla vigilanza delle mollette di uno stendibiancheria oppure sia stato lanciato per strada da una proprietaria in preda ad un eccesso di caldo o dimenticato nel rivestirsi velocemente dopo un incontro clandestino e in open air. Ma è quasi una presenza carina, un’altra istallazione metropolitana new wave in una Roma purtroppo ormai abituata a vedere ben altri oggetti spersi per strada. Non possiamo che gioire dell’abbraccio al palo. Sempre qualcosa regge, metaforicamente. E poi, quest’indumento intimo può ritenersi fortunato, una volta, i suoi colleghi venivano bruciati in pubblica piazza, quando le femministe lo ritenevano un simbolo nefasto, prima dell’avvento del push up.

Luciana Miocchi

(Si ringrazia Lorella Giribaldi per aver concesso a questo blog il proprio scatto)