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A Monte Sacro il Premio di poesia Massimo Ferretti | di Alessandro Pino

28 Mag

[ROMA] Si tiene dal 28 al 30 maggio presso il Liceo Scientifico Statale Nomentano, il Centro Sociale Brancaleone e la scalinata di via Tofana a Monte Sacro la prima edizione del Premio di poesia Massimo Ferretti. Si tratta di una rassegna di eventi culturali mirata a perpetuare l’opera del poeta Massimo Ferretti.

La manifestazione è nata da un’idea di Furio Testa e Alessandro Contadini e
gode del patrocinio del Terzo Municipio e del Comune di Chiaravalle, in collaborazione con Polisemie – Rivista di Poesia Ipercontemporanea, del movimento Grande come Una Città, OJ Food, Es – Editoria Semplice e Scuola del Libro.
Alessandro Pino

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Addio al console Antonio Verde, il diplomatico amico dei tram di Napoli | di Alessandro Pino

13 Mag

Il Covid ha fatto un’altra vittima illustre: a soli sessant’anni di età è mancato al Cairo nei giorni scorsi il diplomatico Antonio Verde, console italiano in Egitto. Originario di Giugliano e laureato in Scienze Politiche all’Orientale di Napoli, aveva iniziato la carriera diplomatica nel 1990 inanellando prestigiosi incarichi tra cui il consolato italiano a Los Angeles.

Era anche un apprezzato intenditore di veicoli storici e dei mezzi di trasporti pubblico storici partenopei e fu uno dei principali animatori del sito tematico “Mondotram”, diventando segretario nazionale della AIAT (Associazione Italiana Amici della Tranvia) che da esso prese origine.

Solo qualche giorno prima della scomparsa, chi scrive aveva scambiato con il console Verde un paio di brevi messaggi via social, inviandogli un filmato amatoriale ispirato alla saga di Guerre Stellari come ogni tanto avveniva in entrambe le direzioni. Poi l’aggravamento e la notizia della tragica scomparsa.

Alessandro Pino

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Cento anni di Nino Manfredi: ricordiamolo con “La mazzetta” | di Alessandro Pino

1 Apr

[NAPOLI] Sono trascorsi pochi giorni dal centenario della nascita di Nino Manfredi e vogliamo con modestia celebrarlo anche noi su questo sito ricordandolo in uno dei suoi film a nostro avviso più caratteristici: “La Mazzetta” del 1978 (ma fu girato sotto Natale del 1977) diretto da Sergio Corbucci e in cui assieme all’attore ciociaro recitavano Ugo Tognazzi, Paolo Stoppa, Marisa Laurito, Imma Piro, Pietro De Vico, Gennaro Di Napoli. La musica era firmata da un allora giovanissimo Pino Daniele.

Si tratta di un thriller in salsa napoletana con marcate sfumature da commedia, tratto da un romanzo di Attilio Veraldi e sceneggiato tra gli altri, oltre che dallo scrittore, da Elvio Porta e Luciano De Crescenzo, centrato sulla ricerca da parte di un finto avvocato (Manfredi) delle carte relative a un appalto, .

Per chi è appassionato della ricerca di location cinematografiche, ecco alcune indicazioni, ricavate dal sito specializzato Il Davinotti: la scena della tortura a base di spaghetti con polipetti e nero di seppia, entrata nell’immaginario collettivo e a cui si riferisce l’immagine, fu girata nel ristorante “Transatlantico” al Borgo Marinari di Napoli.

Altre scene furono girate a Fuorigrotta in via Michelangelo da Caravaggio, alcune ad Anzio (spacciata per Formia) mentre in via Della Marcigliana a Roma una residenza usata più volte come location cinematografica fu immaginata come villa sul Monte Faito.

Il bar di fronte a Porta Capuana dove il personaggio di Manfredi (finto avvocato) riceve i clienti esiste ancora anche se l’allestimento interno è molto cambiato.

Per i cultori delle automobli classiche, nel film fa probabilmente la sua primissima apparizione cinematografica l’Alfa Romeo Giulietta “serie 116” (nel romanzo è una Alfetta).
Alessandro Pino

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È conservata alla Bufalotta la Fiat 130 della strage di via Fani  (LE FOTO)    

15 Mar

[ROMA] Come ogni 16 marzo vengono riproposte le immagini di quella mattina del 1978 in cui Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse e della mattanza di via Fani (o di via Stresa, come disse il grande Paolo Frajese in uno storico servizio per il Tg1 condotto da Bruno Vespa) con le foto delle povere salme dei membri della scorta, sanguinanti e riverse a terra o negli abitacoli delle auto sulle quali viaggiavano.

Non tutti sanno peró che la Fiat 130 blu ministeriale su cui sedeva il presidente della Democrazia Cristiana (assieme al maresciallo Oreste Leonardi e all’autista Domenico Ricci, mentre sulla Alfetta bianca di scorta c’erano Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera) si trova da tempo nel territorio del Terzo Municipio, zona Bufalotta: precisamente in una struttura museale della Motorizzazione Civile in via Di Settebagni per la quale era previsto il ritorno alla piena fruibilità da parte del pubblico.

La vettura è conservata come le immagini dei telegiornali la resero tristemente nota, fori di proiettili sul parabrezza inclusi. Le foto di questo articolo sono state scattate dall’autore dell’articolo durante una occasionale apertura nel 2019.
A cura di Alessandro Pino

© foto dell’autore

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Inaugurato il parco della Villa di Faonte a Vigne Nuove-Bufalotta | di Alessandro Pino

13 Mar

[ROMA] È stato inaugurato il 13 marzo alla presenza del sindaco di Roma Virginia Raggi e del presidente del Terzo Municipio Giovanni Caudo il parco della Villa di Faonte, tra la Bufalotta e Vigne Nuove. Il parco prende il nome dai ruderi di quella che si ritiene fosse appunto la villa di Faonte, liberto dell’imperatore Nerone e dove quest’ultimo morì suicida. All’inaugurazione erano presenti gli archeologi della Soprintendenza Statale Di Gennaro, Malizia e Bove che hanno scavato i resti della Villa, gli assessori municipali Stefano Sampaolo e Francesca Leoncini oltre all’attore, regista e divulgatore di storia romana Gherardo Dino Ruggiero che ogni 9 giugno qui rappresenta “Nerone: la morte” con la sua associazione “Il Carro de’ Comici”
Alessandro Pino

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Un nuovo testimone per la canzone d’autore: Stefano de Filippo con “Il cappellaio matto”

6 Mar

[A cura di Alessandro Pino] Proprio mentre impazza la kermesse sanremese, lontano da spettacolarizzazioni esasperate è uscito in tutti gli store digitali, in streaming e in rotazione radiofonica il singolo del cantautore Stefano de Filippo intitolato “Il cappellaio matto”.
Dopo anni di esibizioni dal vivo in locali, tentativi e sperimentazioni è arrivata dunque la grande occasione per il trentunenne artista: «Cominciai con la pubblicazione di una raccolta di poesie – confida Stefano De Filippo – per poi dedicarmi con tutto me stesso alla musica».
Parlando del brano appena uscito, vera e propria ballad dal testo coinvolgente e asciutto e dai suoni rarefatti (arrangiato da Francesco Vinciotti), Stefano De Filippo spiega: «Nasce di fronte a un fotogramma del film Alice in Wonderland e da lì ho voluto costruire un parallelismo tra una storia d’amore moderna e il rapporto che coesiste fra Alice e il Cappellaio matto». Anche il videoclip che veste il brano è coerente con tale scelta minimalista ed essenziale: è diretto dal regista Michele Vitiello (che ha firmato gli ultimi lavori per immagini di Ivana Spagna, Amedeo Minghi, Audio2), con la collaborazione di Niccolò Carosi, la fotografia di Enrico Petrelli e il montaggio di Damiano Punzi.

Alessandro Pino

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Il Ponte Nomentano classificato 227° tra i Luoghi del Cuore Fai | di Alessandro Pino

27 Feb

[ROMA] Sono stati annunciati il 25 febbraio i risultati del Censimento 2020 dei Luoghi del Cuore, promosso dal Fondo per l’Ambiente Italiano e giunto alla decima edizione. Nato per promuovere la cura e la valorizzazione di luoghi caratteristici del territorio nazionale, il Censimento ha visto concorrere tra essi il Ponte Nomentano, luogo simbolo del Terzo Municipio, classificatosi solo al 227° posto avendo raccolto sul sito del Fai 1752 voti. Ben poca cosa rispetto alle oltre settantacinquemila preferenze attribuite alla Ferrovia delle Meraviglie Cuneo Ventimiglia Nizza, vincitrice del Censimento. Subito dopo si sono piazzati il Castello e Parco di Sammezzano in Toscana con più di sessantaduemila voti e il Castello di Brescia con più di quarantatremila voti.

Notevolissimo in ogni caso il successo dell’iniziativa: 2.353.932 i voti pervenuti complessivamente. La campagna dei Luoghi del Cuore del Fai si articola su un ciclo biennale: negli anni pari si svolge il Censimento vero e proprio, in quelli dispari successivi si tiene un bando al quale partecipano i luoghi che hanno raccolto più di duemila preferenze, per accedere a contributi economici destinati alla loro cura.

Ricordiamo che l’ultimo sabato e domenica di ogni mese si svolgono le visite guidate gratuite al Ponte Nomentano a cura della associazione “Il Carro de’Comici” in compagnia dell’attore e regista Gherardo Dino Ruggiero.

Alessandro Pino

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«Cronache delle principesse addormentate»: i grandi temi di oggi dentro l’incanto delle fiabe nel nuovo libro di Giancarlo Attili

15 Feb
Giancarlo Attili con il suo nuovo libro

[di Alessandro Pino] Sta suscitando un crescente interesse di pubblico un ciclo di racconti fantasy scritti da Giancarlo Attili, legati tra loro dal titolo “Cronache” e facenti parte di un progetto strutturato in più capitoli: da pochi giorni è uscito per i tipi della Infinito Edizioni “Cronache delle Principesse Addormentate“, il più recente di una serie iniziata con “Cronache degli orchi” e proseguita con “Cronache dei giganti”.
Racconti fantasy con eroi, viaggi, prove, sortilegi, dicevamo: chi ama il racconto di magia e gli schemi tipici del mondo delle fiabe e della mitologia norrena (in primis la trilogia dell’Anello di Tolkien o il ciclo di Shannara di Terry Brooks) troverà pane per i suoi denti, con in più richiami anche al racconto mitologico dell’epica classica o alle fiabe italiane raccolte da Italo Calvino.
Ma è sotto il piano di lettura più esterno e immediatamente percepibile che si trova la vera essenza delle “Cronache”:

«Si tratta in realtà di uno stratagemma per condurre il lettore ad affrontare molti temi scottanti che caratterizzano il mondo contemporaneo: dalla violazione dei diritti umani, all’alienazione derivante dal modello consumistico occidentale, dai diritti dell’infanzia e delle donne alla devastazione dell’ambiente» spiega Attili, romano di origini marsicane, funzionario in una nota società dell’energia e specializzato nel settori delle fonti rinnovabili, delle telecomunicazioni, dell’ambiente e dell’innovazione tecnologica «nei miei scritti provo a proporre quindi diversi piani di lettura, uno più superficiale proteso ad accendere la fantasia e a indebolire le barriere protettive che il lettore pone tra sé e il testo (pregiudizi, preconcetti, convinzioni politiche o religiose) e uno più profondo dove si nasconde come in un’ellissi il tema fondamentale che intendo raccontare. Accendere la fantasia per illuminare la coscienza, questo è il mio obiettivo di scrittore».

L’espediente letterario a cui ricorre Attili è a suo parere necessario per immunizzare il lettore da certe dinamiche della comunicazione attuale, ribaltandole: «La cronaca giornalistica, arricchita da video, testimonianze e dettagli raccapriccianti, si è trasformata in un prodotto di consumo, riuscendo nel devastante compito di abituare le coscienze a ciò cui non ci si dovrebbe mai assuefare: cinismo, indifferenza, apatia sociale. Ciò avviene da tempo sulla comunicazione mainstream e più recentemente anche sui social media».

Dall’informazione quotidiana che si confonde con la fiction, quindi, con le “Cronache” di Attili la visuale si rovescia come in uno specchio e la finzione fiabesca dei racconti ambientati in tempi e luoghi remoti diventa il camuffamento che nasconde il notiziario di oggi, stimolando la riflessione del pubblico in materia di etica e responsabilità sociale, rispetto e dignità dell’essere umano, a seconda dei singoli specifici temi di fondo proposti di volume in volume: è il filo conduttore che lega i volumi della serie ed è sua volta legato alla sensibilità dello scrittore sui temi dei diritti umani e al suo impegno da anni in progetti no profit in Italia e all’estero.

Ecco quindi che gli “Orchi” del primo volume sono la metafora dei mostri che invadono dall’interno persone invischiate nella devianza sociale e nel disagio (depressione, tossicodipendenza, violenza giovanile, pedofilia, indifferenza, follia), i “Giganti” del secondo libro sono uomini ebbri di potere che credono di essere onnipotenti calpestando i diritti umani o anche ostacoli creati dall’ambizione (povertà, schiavitù).

Cronache delle principesse addormentate”, infine, ha come tema centrale il ruolo della donna nella storia e nella società. Fonte primaria di ispirazione sono le donne, siano esse state persone reali o personaggi della letteratura e del mito: Ipazia di Alessandria, Angelica dell’Orlando Furioso, ma anche Simone de Beauvoir, Marina Abramović oppure Alcesti, Dafne, Demetra, Kora e molte altre.
«C’erano in particolare tre aspetti che volevo rappresentare: la dolorosa e silente sottomissione delle donne, la ricerca spasmodica della bellezza e della perfezione esteriore come unico strumento di affermazione possibile nella società, la tenacia e il coraggio che spesso mancano a molti uomini» prosegue Attili «in alcuni racconti ho voluto rappresentare una alienante inversione dei ruoli, dove le donne prendono il potere e restituiscono nella finzione, con la stessa efferata crudeltà, quello che hanno subito e subiscono nella realtà: stupri e violenze di genere, infibulazione, istruzione negata, prostituzione, matrimoni precoci, pregiudizi ed esclusione sociale».

La serie delle “Cronache” non si interrompe qui, essendo un progetto che prevede nuovi capitoli per affrontare altri temi: «L’intenzione è di procedere su questa linea e affrontare in tal modo numerosi altri argomenti che mi stanno particolarmente a cuore. Sto già lavorando allo studio e alla raccolta di documentazione per la stesura di nuovi capitoli della saga delle “Cronache” dedicati stavolta ai migranti, ai fanciulli e all’ambiente».

In pentola, anzi nel calderone magico dello scrittore, c’è però anche dell’altro: «Come prossimo passo intendo confrontarmi nuovamente con il romanzo, genere che già avevo affrontato anni fa con un giallo a sfondo esoterico ambientato tra Roma e le montagne dell’Abruzzo conclude Giancarlo Attili- é in lavorazione ed è già a buon punto un nuovo progetto che vedrà presto la luce e a cui tengo molto».

Alessandro Pino

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Addio a Dave Prowse, l’autentico Lord Fener di “Guerre Stellari” – di Alessandro Pino

29 Nov

Per i fan della serie di “Guerre Stellari” era un mito, avendo vestito il costume di Lord Darth Fener (Vader, in lingua originale) nelle prime tre pellicole, quelle originali, quelle da cui iniziò tutto: all’età di 85 anni è mancato l’attore britannico Dave Prowse, in gioventù sollevatore di pesi e culturista, il classico “forzuto” dei film di una volta. Ne ha dato notizia il suo agente. Prowse da molti anni aveva subíto una sorta di ostracismo da parte della produzione ufficiale, sembrerebbe per screzi risalenti all’epoca della lavorazione dei tre film in cui apparve. A quanto pare, non apprezzó il fatto di essere doppiato da James Earl Jones anche se in Rete si trovano le riprese originali in cui si sente la sua voce recitare le battute di Lord Fener. Sembra anche che avesse rivelato anticipazioni sulla trama, suscitando la riprovazione di George Lucas. Per questo non veniva invitato agli eventi ufficiali legati alla serie ma ai fan questo non importava: anche se altri hanno indossato a vario titolo il costume con il casco nero e i comandi del respiratore illuminati, Lord Fener o Lord Vader sarà sempre e solo lui.

Alessandro Pino

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L’omaggio a Gigi Proietti della Polizia di Roma Capitale- di Alessandro Pino

5 Nov

[ROMA] Chi ha seguito la diretta televisiva dei funerali di Gigi Proietti, celebrati nella Capitale la mattina del 5 novembre, avrà senz’altro notato che l’autofunebre con il feretro del grande attore è stata scortata nel percorso tra le strade del centro da numerosi motociclisti delle forze dell’ordine, ma particolarmente imponente è stata la presenza della Polizia Locale di Roma Capitale. Inevitabile pensare a Proietti vestito da vigile urbano nella famosa scena del “whisky maschio senza rischio” in “Febbre da Cavallo”. Molti anni dopo Proietti tornò a vestire quell’uniforme in uno spot (vero quella volta) sulla sicurezza stradale facendo una simpatica parodia di sé stesso nella scena diventata nel frattempo un fenomeno di culto. Con un post diffuso via social il Corpo della Polizia Locale di Roma Capitale ha reso omaggio a Proietti: “E’ stato un grande onore scortare il tuo feretro e accompagnarti nel tuo ultimo viaggio- si legge nel post– convinti del fatto che, quello che hai lasciato in tutti noi rimanga in eterno”.

Alessandro Pino

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Addio a Gigi Proietti, uno di noi, uno di Monte Sacro- di Alessandro Pino

2 Nov

[ROMA] Se n’è andato proprio nel giorno del suo ottantesimo compleanno un altro di quei personaggi che hanno accompagnato la vita italiana degli ultimi decenni diventando talmente familiari da essere considerati eterni: Gigi Proietti, il grande attore (anzi mattatore) e regista di cinema, teatro e televisione, non c’è più. Anche per lui, come per Sean Connery, si scriveranno fiumi di parole ricordandone la carriera. Qui ci limiteremo a ricordarne il legame con Monte Sacro, quartiere di cui era originario. Alcuni anni or sono vi tornò per girare a piazza Sempione delle scene di uno sceneggiato televisivo. Sapendo della sua presenza, insieme a Luciana lo raggiungemmo per invitarlo a una manifestazione che stavamo organizzando. Affabile e cortese con tutti nel concedersi per autografi e selfie, ricordò come nel palazzo Sabatini oggi sede del Consiglio Municipale avesse frequentato le scuole.
Alessandro Pino

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Arrivederci, signor Bond: è scomparso Sean Connery- di Alessandro Pino

31 Ott

Quando viene a mancare un monumento e una solida icona culturale come Sean Connery, scomparso a novanta anni di età alle Bahamas come annunciato dalla BBC, è un po’ come se andasse via una persona di famiglia che si credeva ci sarebbe stata per sempre. Della lunghissima carriera dell’attore scozzese, fatta non solo di James Bond (uno per tutti “Gli Intoccabili”) parleranno altri, su quale sia il suo miglior film di 007 (per me è “Mai dire mai”, comunque) dibatteranno altri ancora. Qui ci si limiterà a un microscopico ricordo personale di chi scrive, cultore bondiano da decenni: una volta sono riuscito a stringergli la mano: fu alla Festa del Cinema di Roma nel 2006, all’Auditorium Parco della Musica, dove era ospite. Avvicinarlo all’arrivo fu impossibile ma dopo oltre dodici ore di servizio in piedi, a fine turno ottenni di entrare nella sala dove parlava, piazzandomi in posizione strategica vicino all’uscita dove lo attendeva l’auto che lo avrebbe riportato in albergo. Finalmente si avvicina con la moglie, attorniato da accompagnatori. Monumentale, ripeto. Prima allungai un dito a sfiorargli la giacca, tanto per poter dire a me stesso che avevo toccato Sean Connery. Poi visto che la macchina non era arrivata ancora e attendeva lì qualche istante: massí, allunghiamo la mano. Ovviamente non ho foto a ricordo di quell’evento per me storico (i telefoni con superfotocamera non esistevano o quasi) ma mi diverto a dire che per lasciare la mano nelle stesse condizioni di quel momento me la sono amputata conservandola in freezer: da allora uso una protesi.
Alessandro Pino

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Un giro a casa di Alberto Sordi (con Alessandro Pino)

28 Ott
Barberia

[ROMA] Sulla storia della villa di Alberto Sordi nei pressi delle Terme di Caracalla- ora diventata museo e dove è attualmente in corso la mostra per il centenario della nascita dell’attore e regista- si è già detto e scritto di tutto, della sua funzione originaria di convento, del giovanissimo Alberto che passandoci davanti in bicicletta sognava di abitarci e che acquistó nel 1954 soffiandola a Vittorio De Sica. Qui vorremmo fornire invece delle impressioni, delle sensazioni che la visita a Villa Sordi suscita, almeno per la porzione di essa aperta al pubblico: l’ingresso, il teatro privato (poco usato dopo la morte dell’amata sorella Savina nel 1972 e la conseguente cessazione dei ricevimenti in casa), uno dei salotti, la camera da letto, lo studiolo e il famoso locale barberia. Altre parti come le toilette o la cucina sono interdette all’accesso mentre alcuni locali sono visibili di sfuggita ma senza poter entrarvi. Gli arredi danno l’idea di una sorta di casa della nonna all’ennesima potenza: una atmosfera austera (come era nel privato Sordi a dispetto dell’immagine pubblica ridanciana e bonaria), quasi opprimente (il teatro privato sembra una cripta) con arredi che più classici non si può, divanetti e poltroncine in broccato e lampadari a gocce di cristallo, vetrine con cornici barocche ospitanti argenteria varia, il tutto permeato di una stucchevolezza kitsch che lascia interdetti, vedasi la parete cosparsa di mensolette ospitanti uccelli in porcellana dipinta o i ninnoli di vario genere sparsi un po’ ovunque. Altra sensazione particolare viene dal fatto che in un paio di punti della casa sono attualmente installati dei video che trasmettono alcune interviste televisive di Sordi (tra cui quella dove è ospite di Mike Bongiorno a “Ieri e oggi” nel 1976). Ebbene, se ci si trova in uno dei locali adiacenti, non davanti agli schermi quindi, sembra di sentirlo conversare come se fosse nella stanza accanto: insomma, fa un po’ strano. Chi volesse visitare Villa Sordi e la mostra del centenario può trovare le informazioni del caso sul sito ufficiale.
Alessandro Pino

Camera da letto
Salotto
Scalone e salotto
Studio privato
Ancora la camera da letto, altra angolazione
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Teatro 7 Off: a Monte Sacro un nuovo spazio teatrale con Michele La Ginestra – di Alessandro Pino

28 Set

[ROMA] La ripartenza dopo il buio nasce anche dalla cultura e dallo spettacolo ed è bello sapere che un nuovo importante spazio teatrale sorgerà nel cuore di Monte Sacro: sarà il Teatro 7 Off in via Monte Senario, a pochi passi da viale Jonio. Il Teatro 7 Off nasce come costola del Teatro 7 al quartiere Nomentano e a dare l’annuncio via social nei giorni scorsi è stato proprio il direttore artistico del Teatro 7, l’attore, regista e conduttore televisivo (oltre che noto testimonial della Pasta De Cecco) Michele La Ginestra. Al momento sono in corso i lavori di allestimento del palco e della platea nella nuova struttura che inizierà l’attività dai laboratori teatrali, rivolti sia agli adultii che ai giovani e ai bambini.
Alessandro Pino

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Una scrittrice di Monte Sacro in vetta ad Amazon- di Alessandro Pino

30 Ago

[ROMA] Una scrittrice di Monte Sacro é attualmente ai primi posti del concorso letterario Storyteller 2020 di Amazon con il suo terzo romanzo intitolato “Dai ragione ai sogni”. Lei si chiama Patrizia Marinelli, la passione per la scrittura ce l’ha fin da bambina e ha già vinto dei piccoli premi letterari fin da metà anni Novanta: il premio saggistica E.I.P. “Scuola strumento di pace” , il concorso europeo del Movimento per la Vita “La vita: una scelta per ognuno e per l’Europa” e il premio di poesia “L’alba del terzo Millennio” dell’associazione “La Conca” di Romeo Iurescia, il diploma d’onore del concorso
letterario A. L. I. Penna d’autore e il diploma di merito dal concorso letterario Albatros.
I romanzi di Patrizia Marinelli sono espressione di un nuovo genere letterario definito “Young Adult”, psicologico sentimentale con una spiccata attenzione e riferimento a un pubblico post adolescenziale ma non solo, visto che riscuote consensi anche presso un target anagraficamente molto più maturo.
La protagonista di “Dai ragione ai sogni” (già apparsa in un precedente lavoro) è Domiziana, una ragazza
che dopo una adolescenza travagliata
dalle prime esperienze amorose, dalle
droghe e dalla morte della amata sorella riesce a raggiungere uno stato di equilibrio, calma e razionalità. La tranquillità però dura poco e Domiziana si trova perseguitata da incubi ricorrenti in cui appare un misterioso ragazzo che la portano a mettere in discussione la relazione con Ivan, il suo fidanzato. Anche la copertina di “Dai ragione ai sogni” è un pezzo d’autore, illustrata dall’artista Marilena Fineanno con la quale Patrizia Marinelli rinnova una lunga collaborazione.

Alessandro Pino

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Sacco Pastore: addio a Ezio Feliciani, meccanico e artista delle Lancia classiche- di Alessandro Pino

28 Ago

[ROMA] Il mondo dell’automobilismo storico romano perde uno dei suoi tecnici più apprezzati: all’età di ottantasette anni è infatti scomparso nei giorni scorsi Ezio Feliciani, meccanico notissimo tra i conoscitori del marchio Lancia e più in generale del motorismo classico, al punto da preparare vetture per manifestazioni internazionali e di rendere la sua officina di via Val Camonica in zona Sacco Pastore -per molto tempo autorizzata della ex Casa di Chivasso- la sede del Club Colosseum, uno dei principali sodalizi del settore, da lui fondato. Alla lunghissima attività prettamente tecnica- aveva iniziato a lavorare con i motori da bambino- ne aveva unita una artistica, realizzando sculture ricavate dalla saldatura di parti meccaniche che raccoglieva in un locale dell’officina appositamente dedicato e chiuso al normale accesso da una grata in ferro. Proprio l’ex presidente del Club Colosseum, il giornalista Marco Marinacci, ne traccia un ricordo personale: <Ezio Feliciani l’ho conosciuto nel 2004, quando mi sono iscritto al club di veicoli storici che aveva fondato, il Colosseum Club Veicoli Storici Roma, di cui poi sono stato presidente dal 2010 al 2019. Una persona incredibile, un personaggio. Nel 2004 Ezio, nato nel 1933, aveva già 71 anni ma proprio non sembrava né per fisico né per spirito. Quando veniva ai raduni con la sua Fulvia HF qualche sgommata non mancava mai. Rimasi a bocca aperta la prima volta che mi portò nella “gabbia” a vedere le sue sculture, ma soprattutto rimasi senza fiato quando cominciò a spiegarmele. Non sono “pezzi de fero messi lì”, come diceva lui, ma ognuna ha una storia, un significato articolato quasi sempre a sfondo religioso. Uno spessore d’animo forse sorprendente in una persona che a scuola era andata ben poco: a dodici anni il padre gli disse che gli serviva una mano (comprensibilmente, visto che aveva dodici figli), lui si mise a fare il meccanico e a diciannove anni aprì la sua prima officina tutta sua, a conti fatti si era nel 1952, nell’Italia delle Topolino. Ben presto fu ufficiale Lancia, e con il passar degli anni è diventato un vero e proprio riferimento anche grazie all’attività di restauro, a livello meccanico, delle auto “de ‘na vorta”. La gabbia delle sculture, sì. Ezio aveva la fissazione di non buttare i pezzi delle macchine che aggiustava, ma di metterli insieme con fantasia per formare delle sculture: in nessuna c’è un pezzo che non provenga da un’auto. Non si salvava nulla, anzi non si buttava nulla: candele, catene, valvole, coppiglie, alberi, parastrappi, ingranaggi. Ma per capire che Gesù Bambino è una coppiglia e l’aureola della Madonna una rondella e il bue e l’asinello sono due bilancieri ti devi avvicinare e guardare attentamente. E queste sculture sono nell’officina, racchiuse in una gabbia. Sono famose e – confesso che non so come avesse fatto! – era riuscito a farne dono a personaggi famosi, del calibro di Bush o del Papa. C’è un guerriero con la lancia che raffigura Vincenzo Lancia perché, diceva, “a me m’ha ‘mparato lui”, c’è un indiano d’America con le candele Champion che sono americane ma niente Bosch né Marelli, c’è mezza 500 con un presepe animato, c’è un cavallo rampante in cui spicca il volano di una Guzzi, c’è una gallina tutta di candele, c’è una incredibile Pietà con pezzi di sedili, catene, molloni e spingidisco che ha destato lo stupore del Cardinale Poletti per via dell’effetto di “abbandono” che Ezio è riuscito a darle, in cui… “ha fregato Michelangelo”. Quando si metteva a raccontarle era così coinvolto che non si fermava più, faceva e ti faceva fare tardi qualunque cosa avesse e avessi da fare. Ma era anche terribilmente affascinante e così qualche volta lo ho filmato: perché altri potessero ascoltare direttamente da lui alcune descrizioni. Peccato non avergliele fatte descrivere tutte, ora non c’è più tempo.
La descrizione della Pietà merita un cenno in più: Ezio raccontava che il cardinale Poletti restò impressionato e si complimentò moltissimo perché aveva ottenuto l’effetto dell’abbandono, che nessun altro scultore, Michelangelo compreso, aveva dato alla sua opera. Ezio si preoccupò moltissimo, pensando di aver fatto un errore e non rendendosi conto di cosa fosse questo benedetto abbandono, e continuando a chiedere “ma che d’è ‘st’abbandono” finché il cardinale gli mostrò le catene e le articolazioni dei sedili che erano mobili e che quindi, se sollevate, ricadevano giù, come le parti di un corpo esamine. Non so se il racconto di Ezio fosse un po’ romanzato, ma era molto coinvolgente, si creava un pathos.

Ne ha fatte di tutti i colori, ha corso con Luigi Musso, ha avuto a che fare con mille personaggi importanti, del settore e non. Nella sua officina c’è ancora una Guzzi 250 che tanti anni fa aveva modificato per correre: va perfettamente in moto, si fa sentire ruggire ma soprattutto tiene un minimo incredibile che farà sì e no due scoppi al secondo, incredibile, bisogna sentirla per crederci. Entro un giorno in officina e sento un casino… “aoh, sto a fa’ gira’ un po’ questa senno’ s’addorme”, subito prendo il cellulare e filmo, tutto contento dà un po’ di sgassate ma poi la mette al minimo e fa la faccia beata per come lo regge. Non gli sarà parso vero quindi quando, nel 1997, Roberto Chiodi gli chiese di preparare la sua Flavia Coupé per fare un giretto un po’ lungo: la Pechino Parigi. Non bastava, quindi giro del mondo, 33.000 chilometri, con tanto di macchina che va in un burrone di 30 metri ma continua a funzionare sistemando solo le ammaccature più grosse. E cosa esce fuori alla fine? Che nella preparazione aveva nascosto un santino della Madonna del Divino Amore sotto al sedile, “è lei che vi ha protetto, che vi ha fatto tornare a casa sani e salvi”. Non so bene, francamente, come mai gli venne l’idea di fondare il club federato ASI, il Colosseum: fu nel 1991, so che prima era socio di altri club, non credo sia importante. Ma come fu per l’officina evidentemente ne voleva uno suo. Con una sede improbabile sul soppalco dell’officina, nella quale arrivano tutti i rumori e le puzze dei motori che aggiustava, per molto tempo non c’erano neppure dei vetri, incapaci di contenere il rumore ma almeno qualche gas. Anni fa, non ero ancora presidente, in un certo numero di persone pensammo che fosse bene cambiare sede e sceglierne una più “normale”, non fu possibile: “no no, ’sto club è nato qua, e deve da sta’ qua, vicino alle machine”. Un club di poca gente senza fronzoli, forse un po’ rudimentale ma un club vero, che sta insieme perché gli va e non perché gli conviene.

Che sarà ora senza Ezio… non lo so. In officina ci sono i figli, Fabrizio e Milena, già da tempo. Ma per noi Ezio c’è sempre, e sono sicuro che in questo momento il Paradiso è un luogo rumoroso, perché appena arrivato… “A Sampie’ vie’ qua, che te trucco la machina!”>.

Alessandro Pino

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Così parlò…Cazzaniga: intervista a Renato Scarpa- di Alessandro Pino

25 Lug

Renato Scarpa, l’attore celebre per la sua partecipazione a pellicole divenute di culto degli anni Ottanta come “Così parlò…Bellavista” di Luciano De Crescenzo (in cui interpretava il milanese dottor Cazzaniga capo del personale dell’Alfasud di Pomigliano D’Arco), “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi (dove era il complessato Robertino) e “Un Sacco Bello” di Carlo Verdone (in cui era l’ipocondriaco Sergio) ha presenziato nella Capitale nel pomeriggio del 24 luglio all’inaugurazione di una targa a ricordo del quarantennale del film dell’attore e regista romano. Attorniato dai fan e dai cinefili, il maestro Scarpa, accompagnato dallo scrittore e regista Paolo Silvestrini, rispondendo ad alcune domande sui suoi personaggi entrati nell’immaginario collettivo degli italiani, ha commentato: <Per me Napoli è sempre stato il golfo più bello del mondo, è la speranza, la bellezza>.
Qui il video dell’intervista.
Alessandro Pino

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Votiamo il Ponte Nomentano tra i Luoghi del Cuore del Fai- di Alessandro Pino

21 Lug

[ROMA] É il momento di valorizzare, pubblicizzare e sostenere tutti insieme uno dei simboli del territorio del Terzo Municipio, un luogo plurimillenario dove è passata la Storia con la esse maiuscola: il ponte Nomentano, nel cuore di Monte Sacro, che su questo sito ahinoi troppo spesso appare in quanto preda del becero teppismo e più lietamente parlando della annuale rievocazione storica del passaggio di Carlo Magno nell’anno 800 a cura del divulgatore di storia romana Gherardo Dino Ruggiero e della sua associazione “Il Carro De’ Comici”. Adesso è stato inserito nel censimento dei “luoghi del cuore” organizzato dal Fai, il Fondo per l’Ambiente Italiano, giunto alla decima edizione ed è possibile votarlo gratis con un clic sul sito. Certo, la concorrenza è agguerrita perché nel pur disastrato belpaese non mancano le attrattive ma è l’occasione per rinsaldare un legame collettivo con l’ambiente e anche un modo per difenderlo concretamente: per i luoghi più votati, a fronte della presentazione di un progetto da concordare con il Fai vengono stanziati dei contributi da erogare solo a enti senza scopo di lucro e a enti pubblici, non a persone fisiche o enti profit. Insomma, non resta che cliccare.

Alessandro Pino

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Addio a Ennio Morricone, tra le sue colonne sonore una legata a Talenti- di Alessandro Pino

6 Lug

[ROMA] Il mondo dello spettacolo, della musica e della cultura in genere saluta il celeberrimo compositore Ennio Morricone- Oscar nel 2016 per le partiture del film di Quentin Tarantino “The Hateful Eight” e nel 2007 alla carriera per la sterminata produzione di colonne sonore per il cinema, anche se altrettanto estesa fu quella per la televisione – mancato nella notte al Campus Biomedico all’età di novantuno anni per le conseguenze di una frattura dovuta a una caduta. Tra le sue colonne sonore, una delle meno conosciute è forse quella composta per “L’Umanoide”, un film di fantascienza del 1979 diretto da George B. Lewis (pseudonimo del regista Aldo Lado) che fu girato in parte nei cinestudi Dear di Talenti, oggi Rai dedicati a Fabrizio Frizzi – nell’attuale Terzo Municipio della Capitale – e in cui recitavano diversi attori apparsi in precedenza in pellicole dell’agente 007: Barbara Bach, Corinne Cléry e Richard Kiel . «Era un bel film girato con grande sforzo, ma non poteva competere con le produzioni americane – ricordava il maestro rispondendo a una mia domanda anni fa dopo aver diretto un concerto all’Auditorium Parco della Musica – io cercai di scrivere una colonna sonora in polemica con queste». Un compositore prestigioso e un cast di grido non bastarono a salvare dall’insuccesso un film che si ricorda per le imbarazzanti somiglianze con Guerre Stellari, a partire dal “cattivo” Lord Graal, interpretato da Ivan Rassimov  in un costume spudoratamente simile a quello del ben più famoso Lord Fener.

Alessandro Pino

Ennio Morricone con Aldo Lado
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Estate sotto le stelle al Teatro degli Audaci- di Alessandro Pino

29 Giu


[ROMA] La stagione artistica del Teatro degli Audaci riprende all’insegna delle risate e del buonumore dopo la sospensione imposta dalle restrizioni del lockdown e si prolunga fino ad agosto con un palcoscenico appositamente allestito sotto le stelle. A dare l’annuncio al grido di “R-estate con noi” è il fondatore e direttore artistico Flavio De Paola elencando alcuni degli artisti di grandezza nazionale che si esibiranno: ad aprire la rassegna estiva sarà “Il viaggio di Neaco”, evento di musica napoletana  con Luigi Carbone, Giovanni Imparato, Aldo Perris, Antonio Carluccio, Mats Eric Hederg, Davide Grottelli, Anna Rita di Pace.
Saliranno poi sul palcoscenico Rodolfo Laganà con il suo spettacolo “Toro sedato” dal 9 all’ 11 luglio, Mario Zamma con lo spettacolo “Sbussolati” dal 17 al 19 luglio, la Compagnia degli Audaci con la commedia di John Tremblay “L’apparenza Inganna” dal 24 al 26 luglio (per la regia di Flavio De Paola, interpretata da Gianluca Delle Fontane, Serena Renzi, Ilario Crudetti, Giorgia Masseroni e con Flavio De Paola), Marisa Laurito con lo spettacolo  “Lisistrata” dal 1 al 2 agosto. Ma non finisce qui e chiamando il numero 06 94376057 potete chiedere tutte le informazioni e prenotare il vostro posto in prima fila. Il Teatro degli Audaci si trova in via Giuseppe De Santis, 29 (uscita 10 del GRA), zona Porta di Roma. Parcheggio gratuito e riservato.
Alessandro Pino