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Concluso con successo il terzo premio Doc Italy, celebrazione del gusto italiano – di Alessandro Pino

13 Dic
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Laura Marciani premiata come “Chef per la solidarietà”

Si è conclusa con successo lo scorso 12 dicembre a Roma il Premio Doc Italy 2015, manifestazione giunta alla terza edizione e nata per valorizzare le nostre eccellenze nel settore dell’enogastronomia e dello stile, quelli in cui ancora lo Stivale riesce a primeggiare nel mondo. Organizzata dalla Ma. Ma. Management di Tiziana Sirna con la consulenza informatica della Kma di Fabio Filieri, la giornata si è svolta in due momenti: la mattina nella prestigiosa sede della sala Cavour presso il Ministero delle Politiche Agricole, di solito riservata a impegni istituzionali, si è tenuta la premiazione di personalità e realtà distintesi nei rispettivi settori – condotta dalla giornalista televisiva Camilla Nata –  che nelle settimane precedenti erano stati votati da un Comitato d’Onore egualmente di valore, composto da: l’attrice Fioretta Mari,  Stefano Cuzzilla ed Emilio Mortilla, Pasquale Mastracchio, Maria Grazia Passeri, Alessandro Carnevali, Antonio Palazzo, Elio Frasca, Antonella Ferrari, Marco Orlandi, Salvatore Spoto, Antonella Freno, Fabio Cassani Pironti, Cristina Clarizia, Emanuela Metri, Stefano Carboni, Alessandro Scorsone, Alberto Lupini. Questo l’elenco dei vincitori premiati con una esclusiva bottiglia gioiello creata dall’artista Paola Crema: il fotografo di moda Paolo Manzini per la “Comunicazione e fotografia”, il titolare del negozio “La Salsamenteria” di Roma Roberto Mangione per “Le Piccole Botteghe d’eccellenza”, Roberto Capecchi e Dario Frega per “La riscoperta dei sapori e saperi”, la manager delle

Camilla Nata intervista il professor Franco Cotana

Camilla Nata intervista il professor Franco Cotana

public relations Grazia Saporiti per la “Comunicazione e promozione”, il viticultore Danilo Lavorata negli “Imprenditori promotori dell’eccellenza”, l’imprenditore Manuel Lombardi per “La riscoperta delle tradizioni” nel settore caseario, le Cantine Viola (produttrici del Moscato Passito di Saracena, vitigno dichiarato Bene Culturale della Calabria e Presidio Slow Food) , il professor Franco Cotana per la sezione “Ricerca, Promozione, Sviluppo e innovazioni eccellenti”, la chef e imprenditrice della ristorazione Laura Marciani come “Chef per la solidarietà”, la sommelier Elena Orzan per il suo impegno quale “Ambasciatrice del bere”, lo chef stellato Enrico Derflingher quale “Ambasciatore del food”, il direttore generale di Altaroma Adriano Franchi come “Promotore della moda italiana nel mondo” e lo stilista Gianni Molaro come “Ambasciatore della moda”. Nel pomeriggio cambio di location con la Casa delle Regioni di via Aldrovandi che ha ospitato una degustazione di prodotti d’eccellenza’offerti da:
Prosecco Casato Unico, Vagnoli Tartufi, Morandin – Mastri Pasticceri, Miele D’Autore, Mister Chili- i mille volti del Peperoncini, Biscottificio Alessi, Vini Annarumma , Mascolo Tipicità Campane, Chinottissimo, conserve La Sbecciatrice, olio sott’oli e conserve La Coccinella, fritti senza glutine Omega 3 e ovviamente il formaggio “il Conciato Romano” fatto degustare e spiegato dal produttore Manuel Lombardi premiato la mattina mentre allietava il pubblico l’Orchestra dei Sapori diretta da Salvatore Ferrara in collaborazione con Eleonora Buttari.

Alessandro Pino

La sala Cavour presso il Ministero delle Politiche Agricole

La sala Cavour presso il Ministero delle Politiche Agricole

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Strepitoso successo del “Premio Montesacro 2015” al Teatro Viganò – di Penelope Giorgiani

10 Dic

 

Un Teatro Viganò gremito di pubblico fino all’inverosimile il 5 dicembre per la serata finale di spettacoli e premiazioni ha decretato il trionfo della edizione 2015 del “Premio Montesacro”, manifestazione organizzata dall’Associazione Culturale ComunicaRoma con il patrocinio gratuito della Presidenza del Terzo Municipio per valorizzare le personalità e le realtà legate al territorio di cui porta il nome. Come nella prima edizione, primadonna e fascinosa presentatrice della serata è stata la giornalista Luciana _DSC9791BMiocchi, coordinatrice del giornale “La Voce del Municipio” tra gli sponsor del Premio – insieme all’intrattenitore Marco Fava, affiancati sul palco da due valletti indaffaratissimi a gestire ospiti, trofei e premiati: il giornalista Alessandro Pino in stile 007 – apprezzato dal pubblico per presenza scenica –  e la studentessa del Liceo Aristofane Emma Patanella. Direzione artistica affidata alla stilista e reporter Alessia Vetro. Confermata la formula delle premiazioni inframmezzate da esibizioni di cantanti e artisti, dopo i saluti istituzionali del presidente del Municipio Paolo Marchionne e dell’assessore alla Trasparenza e alle Politiche Scolastiche, Riccardo Corbucci: si sono susseguiti il balletto “Lost” della compagnia In Punta di Donna coreografato da Giulia Antonini, il trio canoro delle Ladyvette che in questi giorni appariranno nella fiction Rai “Il paradiso delle signore” qui accompagnate al piano da Roberto Gori, i cantanti Federica Baioni (accompagnata da Dario e Andrea Esposito) e  il cantante Mirko Oliva (da X Factor edizione romena) e un quartetto d’archi della Accademia degli Ostinati, _DSC9650B premiati tra l’altro nella categoria giovani. Ospite d’onore a sorpresa l’attrice Sabina Guzzanti – originaria di Monte Sacro – che si è esibita in un caustico monologo ricevendo poi un premio speciale dalle mani di Luciana Miocchi. Tante le categorie premiate, i cui finalisti selezionati da una giuria nei giorni scorsi,  erano stati  segnalati dai cittadini nella fase preliminare del Premio tramite il sito internet “Premiomontesacro.com” e presso lo stand informativo allestito al Mercatino Conca d’Oro. Per ogni categoria al vincitore è andata la riproduzione di palazzo Sabatini (la sede del Municipio a piazza Sempione) realizzata dal maestro Giandomenico Renzi e consegnata da personalità del territorio, mentre agli altri finalisti tutti presenti sul palco affollatissimo è andata una targa personalizzata: “Donna dell’Anno” è stata eletta Adriana Restante del Comitato di Quartiere “Piazza Corazzini Verde” mentre il riconoscimento “Uomo dell’Anno” è andato a Fabrizio Bartoccioni, presidente della associazione Vertical attiva nella raccolta fondi per la ricerca sulle lesioni alla spina dorsale, protagonista sul finale di un vivace scambio di battute con il presidente Marchionne per il taglio dei fondi subìto per la propria assistenza, cui Marchionne ha risposto intervenendo per rimarcare di aver seguìto i dettami di legge (i cui effetti sono stati comunque rinviati a fine gennaio per le opportune modifiche come preannunciato dallo stesso Marchionne), lasciando poi la _DSC9843Bintervenire l’assessore alle Politiche sociali Di Maggio, presente sul palco come premiatrice. Premio alla “Carriera” per la preside dell’Istituto Uruguay Carla Galeffi. Il premio alla “Scuola” è andato all’Istituto Carlo Levi. “Giornalista Web” è stato eletta la penna di Romapost Claudio Bellumori mentre il premio “Giornalista Carta stampata” è andato a Giuseppe Grifeo de “Il Tempo”. Affine per materia il premio “Informazione”, andato al sito Incomune.tv per le riprese video delle sedute consiliari in Municipio. Nella categoria “Commercio” è stato premiato il barista Gianni Carbonaro che dal suo locale ha tolto le famigerate slot machine, l’”Artigianato” ha visto prevalere il pizzaiolo campione del mondo Abramo Fini. Nella categoria “Scrittura e fotografia” è stato premiato il video reporter Valerio Nicolosi che per l’appunto ha ringraziato tramite un filmato proiettato sul fondale perché in trasferta all’estero. Nella “Promozione della Musica” ha vinto l’Associazione Defrag, la “Cultura” è andata all’intellettuale e cultore della romanità Marcello Teodonio, lo “Sport” all’atleta delle Special Olympics Filippo Pieretto, premiati invece DSC_0095B nella sezione ”Attivismo Politico” il Comitato di Quartiere Città Giardino, nel “Sociale” lo psichiatra della Asl Rm A Mauro Raffaeli, nel “Volontariato” la Misericordia di Castel Giubileo e nel “Senso civico” gli attivisti di “Retake Terzo Municipio”. Ultima categoria premiata (dal Luogotenente dei Carabineieri in congedo Salvatore Veltri) quella alla “Memoria”, con il riconoscimente conferito ai familiari di Gustavo Manoni che fu tra i fondatori del nucleo abitato di Settebagni, politico locale e autore del libro “Rosso come il sangue” curato da Luciana Miocchi. Un successo pieno che conferma quello dell’anno scorso dunque per una manifestazione che nelle intenzioni degli organizzatori vuole rappresentare un elemento sempre più importante di appartenenza dei cittadini al territorio.

Penelope Giorgiani

 

(si ringraziano i fotografi Roberto Scardoni e Cristiano Pino)

Fiera (si fa per dire) del materasso anche a Settebagni, Terzo Municipio di Roma Capitale – di Alessandro Pino

11 Nov

Scena già vista tante, troppe volte per le strade di Roma: un vecchio materasso che invece di essere portato all’isola ecologica dell’Ama oppure ritirato a

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domicilio (ma occorre essere in regola con il pagamento della tassa) è stato abbandonato sotto casa. Qui ci troviamo in un residence a Settebagni, estrema periferia del Terzo Municipio. Il parco è per giunta chiuso  da una sbarra automatizzata: difficile dare la colpa agli estranei.
Alessandro Pino

SPECTRE – la recensione di…Moneypino

9 Nov

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È finalmente arrivata nei cinema italiani Spectre, nuova avventura di 007 le cui riprese sul set di Roma erano state seguite da Lucianamiocchi.com nello scorso febbraio.
Chi non l’ha ancora vista prosegua pure a leggere tranquillamente:  la trama non ve la sveliamo anche perchè sinceramente la vicenda appare un po’ tortuosa, forse perchè l’acceleratore è stato premuto più sulla quantità di scene d’azione sparse un po’ per il globo (vedasi gli inseguimenti in auto nella Capitale) che sulla sceneggiatura, con l’aggiunta di una manciata di piccoli richiami alla tradizione della saga di 007, iniziando dal nome dell’organizzazione criminale che dà il titolo alla pellicola. Il protagonista Daniel Craig fa sempre la sua figura per la gioia del pubblico femminile, anche se il taglio di capelli scelto mostra nelle inquadrature da dietro una imbarazzante vertigine a nido di uccello. Netto ribasso invece sul fronte delle Bond girl che stavolta non fanno una brutta fine contrariamente al solito: una appesantita Monica Bellucci e una patata lessa di cui nemmeno ci si ricorda il nome che riesce però a conquistare il cuore di 007. In definitiva a nostro avviso non il miglior film della serie tra quelli interpretati da Craig e che forse proprio qui termina il suo ciclo nei panni (firmati Tom Ford) dell’agente segreto, come si potrebbe ipotizzare dal finale che ovviamente non sveliamo.
Alessandro Pino

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“Il caso Pasolini”: dopo 40 anni al Museo Criminologico di Roma i reperti dell’omicidio – di Alessandro Pino

3 Nov

Sono trascorsi ormai quarant’anni dal feroce omicidio di Pier Paolo Pasolini – delitto sul quale ancora oggi permangono delle ombre – e per la prima volta sono stati esposti dal primo al tre novembre nel DSC_0179Museo Criminologico di Roma alcuni oggetti (nel gergo tecnico vengono definiti “reperti”) legati alla brutale aggressione: si tratta di effetti personali di Pasolini (indumenti, documenti) che il discusso intellettuale aveva indosso con sé al momento della morte o che sono stati ritrovati nella sua Alfa Romeo Gt 2000 Veloce (auto con la quale probabilmente fu travolto quando era riverso a terra). Materiale apparso tante volte sulla carta stampata o in televisione ma che fa indubbiamente un certo effetto vedere da vicino: gli stivaletti, i jeans e la camicia patchwork ancora con i segni del fango dell’Idroscalo di Ostia DSC_0177(luogo dell’uccisione), i documenti dell’Alfa, una bustina di profilattici 777 e una confezione di Saridon, alcune fototessere, assegni della Cassa di Risparmio di Roma, il tesserino di giornalista pubblicista e naturalmente i famosi occhiali scuri Oliver Goldsmith, divenuti quasi un’icona nell’immaginario collettivo. Esposta anche la tavoletta di legno spezzata che fu forse usata per colpirlo. In una vetrina a parte, gli indumenti di Pino Pelosi che fu condannato per l’omicidio.

Alessandro Pino

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Gigi Proietti a piazza Sempione per le riprese di “Una pallottola nel cuore 2” – di Alessandro Pino

22 Ott
Gigi Proietti con Luciana Miocchi sul set di piazza Sempione (foto Alessandro Pino)

Gigi Proietti con Luciana Miocchi sul set di piazza Sempione (foto Alessandro Pino)

Piazza Sempione – nel cuore di Monte Sacro, Terzo Municipio di Roma Capitale – in fermento la

Gigi Proietti e Luciana Miocchi a piazza Sempione (foto Alessandro Pino)

Gigi Proietti e Luciana Miocchi a piazza Sempione (foto Alessandro Pino)

mattina del 22 ottobre: i portici del palazzo Sabatini si sono trasformati nel set dello sceneggiato televisivo “Una pallottola nel cuore 2” con Gigi Proietti. Il celebre attore, originario proprio del quartiere, come sua abitudine è stato cortese e affabile nel concedersi agli ammiratori per autografi e selfie (tra gli altri si sono visti il presidente del Municipio Paolo Marchionne e l’assessore ai Lavori Pubblici Fabio Dionisi). Tra un ciak e l’altro, Proietti ha ricordato che da piccolo proprio nell’attuale sede del Municipio – in origine edificio scolastico – aveva frequentato le scuole.

Alessandro Pino

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Al Teatro degli Audaci di Roma il 23 ottobre con Miocchi & Pino per la presentazione del libro “Il faro di Mussolini” di Alberto Alpozzi

21 Ott

Un titolo furbo che non lascia indifferenti per un libro in realtà di rigorosa ricerca storica non solo sull’edificio in questione – un faro navale tuttora esistente a Capo Guardafui in Somalia a forma di fascio littorio – ma su tutto un periodo, quello del colonialismo europeo in Africa Orientale, il cui arco temporale si estende di molto sia prima che dopo il fascismo. Questo è dunque il tema de “Il faro di Mussolini” scritto da Alberto Alpozzi, fotografo professionista di quelli realmente operativi, più volte al seguito delle forze armate italiane nelle loro missioni internazionali oltre che docente universitario di fotografia presso il Politecnico di Torino. Proprio durante un reportage sulle operazioni contro la farodimussolinipirateria nel Golfo di Aden, Alpozzi si è imbattuto in quel faro così particolare che ha suscitato la sua curiosità al punto di iniziare un corposo lavoro di documentazione una volta tornato a casa. Il frutto è un volume che è stato richiesto anche dalla biblioteca della prestigiosa Università di Harvard e che l’autore sta presentando girando in lungo e in largo la penisola, di volta in volta affiancato da personalità della cultura, della politica e dell’informazione: alla presentazione tenutasi a Torino è intervenuto anche il sindaco del capoluogo piemontese, Piero Fassino, mentre a Gorizia ha fatto da moderatore Fausto Biloslavo, nome e volto notissimo della carta stampata e della televisione. Per la presentazione romana che si terrà il 23 ottobre al Teatro degli Audaci, la conduzione è stata affidata a due giornalisti locali che da tempo formano un collaudato sodalizio professionale: Luciana Miocchi e Alessandro Pino, entrambi firme della testata “Di Roma” che è anche media partner dell’evento. Luciana è ormai una habitué del palcoscenico, essendo anche la presentatrice del “Premio Montesacro”, per Alessandro invece è il debutto davanti a un pubblico vasto come quello di una platea teatrale. Ha inoltre confermato la partecipazione un ospite che con il faro di Capo Guardafui ha un legame familiare: il colonnello Leonardo Carbone, il cui padre aveva prestato servizio dal 1939 al 1941 presso la stazione radio annessa al faro e che riferirà di alcuni ricordi del genitore relativi a quell’esperienza. L’appuntamento è dunque il 23 ottobre alle sedici e trenta al Teatro degli Audaci che si trova in via Giuseppe De Santis 29, zona Porta di Roma.

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

Terzo Municipio di Roma Capitale: Moretti e Milita vicepresidenti del Consiglio

30 Set

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Massimo Moretti, consigliere del M5S è stato eletto a sorpresa nuovo vicepresidente del Consiglio municipale. Va ad affiancare la vicepresidente vicario Valeria Milita di Sel.
Insediati anche i nuovi consiglieri che hanno preso il posto dei neo assessori Dionisi e Corbucci: sono Elena De Santis e Luca Monaco che hanno ricevuto i complimenti del presidente del Municipio Paolo Marchionne.

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L. M. – A. P.

(si ringrazia Simona Sortino per la gentile collaborazione)

Fabio Dionisi è il nuovo assessore ai Lavori Pubblici del Terzo Municipio

26 Set

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Fabio Dionisi, già presidente della commissione permanente consiliare del III Municipio, quella dei lavori pubblici, subito dopo la sua nomina, a chi gli chiedeva come avrebbe portato avanti il nuovo incarico ha risposto così: “Innanzitutto ringrazio il Presidente del Municipio Paolo Marchionne per la fiducia che mi ha concesso e per il futuro posso dire che nell”ambito delle deleghe ricevute impiegherò tutto il mio impegno per affrontare e risolvere le problematiche presenti sul territorio con il criterio del bene comune ed in ottica di miglioramento del livello della qualitá della vita di tutti, in primis delle fasce più deboli. Per quanto riguarda gli obiettivi viviamo in una società ” del tutto e subito ” ma vorrei che i cittadini sappiano che nella Pubblica Amministrazione per realizzare una idea, e per farla al meglio, servono tempo e risorse economiche , per cui io catalogo gli obiettivi da realizzare in tre contenitori,  a breve, medio ed a lungo ternine. Il completamento del programma del Presidente oltre alle indicazioni che pervengono dal Consiglio Municipale ed a quelle che giungono dai cittadini che si fanno parte attiva e propositiva saranno gli obiettivi da realizzare in futuro nel corso della consiliatura.
Ovviamente la porta é sempre aperta e la mia mail   fabio.dionisi@comune.roma.it  è a disposizione di tutti i cittadini”
Luciana Miocchi

pubblicato su http://www.di-roma.com

Terzo Municipio di Roma Capitale: giunta Marchionne, è il momento del rimpasto

26 Set

Rimpasto con sorpresa nella la giunta Marchionne: dopo due anni escono Comito e Sernaglia e entrano Dionisi e Corbucci.
L’opposizione si aspettava saltassero Di Maggio e Pietrosante. La dirigenza Pd voleva un rafforzamento, fuori gli anelli politicamente deboli
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Dopo settimane di chiacchiere di corridoio, di comunicati stampa dei capigruppo consiliari Filini e Bonelli (FdI e Ncd) che chiedevano a gran voce sostituzioni e azzeramenti, finalmente il nodo è stato sciolto.
Fabio Dionisi, già presidente della commissione permanente Lavori Pubblici, e Riccardo Corbucci, già presidente del consiglio municipale, sono i nuovi assessori nominati dal presidente del Municipio Paolo Marchionne, nell’ottica di rafforzare una giunta spesso criticata.

Dionisi va ad occupare un assessorato che il minisindaco aveva tenuto per sé riservandosi di affidarlo in secondo momento, come è avvenuto ora, dopo più di ventiquattro mesi mentre Corbucci va a sostituire Pierluigi Sernaglia, peraltro l’assessore meno criticato della compagine ma che, civatiano della prima ora, era già apparso in bilico un mese fa, quando Pippo Civati annunciò la sua uscita dal Pd. Fuoriuscita che l’ha messo nella scomoda posizione di anello debole e quindi sacrificabile. Persona dotata di intelligenza politica, ha dato le dimissioni da asssessore alla scuola autonomamente, evitando imbarazzi a tutti, prima che potesse essere sollevato. Quasi in contemporanea, ha annunciato attraverso un comunicato stampa di uscire anche lui dal Pd.

Antonio Comito, assessore al personale in quota lista civica Marino ha lamentato di essere stato congedato senza prima essere avvertito. La sua delega sul patrimonio è stata girata a Federica Rampini, già assessore alle politiche sportive.
A sorpresa Eleonora di Maggio, in quota Sel è rimasta al suo posto di assessore ai servizi sociali, guadagnando anche la delega all’emergenza abitativa. La sua gestione circa gli sgomberi degli accampamenti abusivi e soprattutto il primo episodio mai verificatosi prima di trasformazione della sede istituzionale in ricovero notturno per gli sgomberati dalle baracche del parco delle valli ha alzato diversi polveroni, anche mediatici, cavalcati dall’opposizione e alimentati dal malcontento popolare.
Sel, che in Comune è uscita dalla maggioranza, in Municipio ha difeso strenuamente l’assessorato, facendo cadere la maggioranza legale in ben due consigli.
Anche Vittorio Pietrosante, già assessore al commercio, indicato più volte come uno dei possibili assessori destinati a dare l’addio, ha non solo salvato la poltrona, ma ha ricevuto l’ulteriore nomina di responsabile per la polizia locale, segno del suo peso politico all’interno del Pd.

Inutile dire che le opposizioni non sono rimaste soddisfatte dal rimpasto, specialmente per il permanere di Sel in due posizioni strategiche, politiche sociali e ambiente, che ritengono aver preso delle derive piuttosto estreme ideologicamente.
L’operazione, però, alla fine è andata in porto e al momento sembra aver accontentato più o meno tutte le correnti interne alla maggioranza.

I nuovi grattacapi per il presidente del Municipio ora derivano dal dover sostituire Riccardo Corbucci alla presidenza del Consiglio municipale. La seconda carica di Piazza Sempione attira la golosità di molti e la guerra per la successione è iniziata già alle prime voci che davano Corbucci in lizza per un assessorato. E prosegue, in maniera più o meno sotterranea. Prova ne è che il consiglio annunciato dallo stesso Marchionne per giovedì scorso, durante il quale si sarebbe dovuto procedere alla nomina dei due nuovi consiglieri entranti al posto dei neo assessori, che si son dovuti dimettere dal consiglio per incompatibilità con la nuova carica, non è stato poi convocato. I tempi sono stringenti ed indicati dalla legge: il vice presidente del consiglio, Valeria Milita, Sel, ha dieci giorni di tempo a partire dalle dimissioni per aprire i lavori del consiglio che deve nominare il nuovo presidente e i due consiglieri. Per questi ultimi non ci sono problemi perché vengono nominati i primi due non eletti.
Radio Corridoio indica in Francesco Coronidi il presidente voluto da Marchionne. Giovane, con studi attinenti e militante nelle giovanili del partito. Se fossero tutti d’accordo, il consiglio di giovedì non sarebbe saltato.
L’attesa ormai è giunta quasi agli sgoccioli. Chissà che non arrivi qualche sorpresa.
Luciana Miocchi

pubblicato su http://www.di-roma.com

Rubano il cibo ai bambini: razziato un asilo in Terzo Municipio – di Alessandro Pino

23 Set

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I predatori delle scuole hanno colpito ancora in Terzo Municipio: nella notte tra il 22 e 23 settembre l’asilo nido Cecchina , quartiere Bufalotta, è stato scassinato dai soliti noti e l’allarme messo fuori uso. I ladri hanno rubato generi alimentari riposti nella mensa. Sul posto si è recato il neo assessore municipale alla Scuola, Riccardo Corbucci accertandosi del pronto ripristino dei luoghi e dell’impianto di allarme. Corbucci ha poi commentato in una nota diffusa assieme alla consigliera di maggioranza Marzia Maccaroni: “Qualcosa non funziona adeguatamente nell’azione di sorveglianza e repressione dei furti nelle scuole” anticipando che in un prossimo incontro con la Prefettura verrà chiesto assieme al presidente del Municipio Paolo Marchionne un più efficace coordinamento tra istituzioni e Forze dell’Ordine. Sul posto si era recata anche la consigliera di opposizione Giordana Petrella.
Alessandro Pino

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Miss Italia fa benissimo a dire cazzate – di Penelope Giorgiani

22 Set

Premetto che non guardo concorsi di bellezza  – femminili…per quelli dei maschietti faccio volentieri un’eccezione-  da quando alle medie fui eletta mio malgrado come la più cozza della scuola (poi ho fatto come il brutto anatroccolo e chi ha da obiettare qualcosa al riguardo è un uomo morto) per cui non ho seguito in tivù l’elezione della nuova Miss Italia, Alice Sabatini. Ne ho però letto parecchio il giorno dopo per via della risposta da lei fornita quando le è stato chiesto dalla giuria in quale periodo storico le sarebbe piaciuto vivere: perché da alcuni anni mi dicono si usi così, non basta la bellezza ma occorrePENELOPEmissitalia anche superare dei test di cultura generale, personalità e intelligenza, principio in base al quale  uno schianto di ragazza ma semianalfabeta e con il cervello come un cecio ammuffito dovrebbe essere messa alla porta senza passare dal via. Alice dunque ha risposto “Nel 1942 per vedere la Seconda Guerra mondiale” aggiungendo  “tanto sono donna quindi il militare non l’avrei fatto”. Apriti cielo, è iniziato automaticamente il massacro sui social (asocial in questi casi) network, la gogna telematica, il perculamento internettaro a base di fotomontaggi nei quali appare in scenari di guerra o al fianco di Hitler e Mussolinie, il festival dei commenti al curaro: me l’han fatta diventare simpatica al punto che non ci ho visto più ed eccomi qui a difenderla. Dunque, non ci trovo niente di cui scandalizzarsi per più di un motivo: in primis, una domanda cretina – per di più posta da illustri membri dell’Accademia Reale delle Scienze Svedese quali Claudio Amendola, il cuoco Joe Bastianich, Vladimir Luxuria e tal Massimo Ferrero meglio noto come “er Viperetta” – merita una risposta dello stesso livello. In secondo luogo, casomai avesse risposto che avrebbe voluto sì vivere durante la Seconda Guerra Mondiale ma per combattere da partigiana nella Resistenza, allora gli stessi che oggi strepitano scandalizzati si sarebbero masturbati a spruzzo e non solo per l’indubbia bellezza della neo miss. Da ultimo, ripeto che in un concorso di bellezza quella dovrebbe contare e basta, quindi se una risponde che le sarebbe piaciuto vivere nel Paleolitico, nel Medio Evo o appunto durante la Seconda Guerra saranno cazzi suoi, fa bene anzi benissimo e il resto sono solo chiacchere astiose di cessacci ambosessi che sanno soltanto vomitare bile di fronte a una miss davvero bella e una volta tanto con i capelli corti. Insomma, se  viene chiesto di essere decorativi, dove sta scritto che si debba anche dare prova di eccellenza intellettuale? Per quella ci sono altri tipi di concorsi nei quali per converso non si chiede ai partecipanti di essere bonazzi. Insomma, se sono decisa a divertirmi senza impegni ulteriori con un giovanotto perchè mi piace fisicamente non mi ci metterò a a discutere dei riti funebri in uso nelle tribù Bororo e nemmeno gli chiederò le tabelline. Detto questo, giuro solennemente che mai più mi occuperò di Miss. Certo, se qualcuno mi vuole invitare come presidentessa della giuria di un concorso per giovanotti palestrati mica dico di no…

Penelope Giorgiani

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Al Teatro degli Audaci di Roma presentata “una stagione esagerata” con tanti nomi importanti – di Alessandro Pino

14 Set

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Per un teatro che fa del genere commedia il perno della propria offerta non ci può essere miglior biglietto da visita di una presentazione della imminente stagione artistica nella quale si sprecano le gag, le battute e soprattutto le risate sia sul palco tra attori e registi divertenti e divertiti sia tra il pubblico intervenuto: è proprio quanto accaduto lo scorso 12 settembre al Teatro degli Audaci, una sala ancora giovanissima (questo è il terzo anno di vita) che è una autentica bomboniera sita nel Terzo Municipio della Capitale, per la precisione in via Giuseppe De Santis, zona Porta di Roma.

Flavio De Paola con Mario Antinolfi, Alida Tarallo, Maria Cristina Gionta e Gianfranco d'Angelo

Flavio De Paola con Mario Antinolfi, Alida Tarallo, Maria Cristina Gionta e Gianfranco d’Angelo

A fare gli onori di casa presentando “Una stagione esagerata” – così è stata a ragione definita per la ricchezza del programma – naturalmente c’era il fondatore e direttore artistico del Teatro degli Audaci, l’attore e regista Flavio De Paola che l’anno scorso ha anche vinto il Premio Montesacro per la messa in scena di Novecento di Alessandro Baricco (che tornerà a rappresentare dal 28 gennaio al 14 febbraio 2016). Assieme a lui una parte degli artisti i cui nomi campeggeranno in cartellone nel corso della stagione, tra cui un mostro sacro del cinema, del teatro e della televisione italiana come Gianfranco D’Angelo (in scena a dicembre con Romani si nasce italiani si diventa diretto da Mario Scaletta). Ma non finiscono qui le celebrità che prossimamente le tavole del Teatro degli Audaci vedranno recitare: addirittura in un colpo solo (Tre donne in cerca di guai, il 16 e 17 ottobre) arriveranno una stella della commedia all’italiana come Barbara Bouchet, una DSC_0317 cantante celebre come Iva Zanicchi e un’attrice che ha recitato anche nella serie di James Bond, ossia Corinne Clery. Non bastano? Ecco allora Rocco Papaleo in Una piccola impresa meridionale il 23 e 24 gennaio. Si inizia il primo ottobre (fino al 4) con Condannato a morte the punk version con Orazio Cerino, un pre stagione fuori cartellone. La stagione vera e propria inizia con Sirene confuse di Attilio Fontana e Siddhartha Prestinari, dal 8 al 11 ottobre. Ci sono anche Tutti a bordo di Luca Giacomozzi (dal 22 ottobre al primo novembre), Strani ma non troppo diretto da Mario Scaletta (dal 5 al 15 novembre), Il berretto a sonagli con Eduardo e Salvo Saitta, Filumena Marturano diretta da Mario Antinolfi con Alida Tarallo, Rumori fuori scena diretto ancora da Flavio De Paola (dal 3 al 20 marzo), Papà al cubo diretto da Luigi Russo (dal primo al 3 aprile), Nemici intimi diretto da Mario Scaletta (dal 7 aprile al primo maggio), Sapore di mare diretto da Luca Giacomozzi con Enio Drovandi che recitava nel film da cui è tratto (dal 5 al 22 maggio). A Capodanno (e fino al 10 gennaio) Daddy blues con Flavio De Paola e Maria Cristina Gionta.
Oltre alla classica stagione teatrale sono previsti anche corsi di recitazione per adulti e giovani e un ciclo di spettacoli dedicato ai più piccoli denominato “Audaci in famiglia” curato dalla compagnia Nomen Omen.  Per conoscere i prezzi di biglietti e abbonamenti oltre a eventuali variazioni di programma basta collegarsi al sito http://www.teatrodegliaudaci.it oppure mandare una mail all’indirizzo info@teatrodegliaudaci.it o ancora telefonando al botteghino allo 06 94376057 e infine seguendo la pagina Facebook “teatrodegliaudaci”.

Alessandro Pino

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Padre Gaetano Saracino: il “prete della tv” fa un bilancio sugli anni trascorsi a Val Melaina – di Alessandro Pino

10 Set

È diventato uno dei sacerdoti più famosi d’Italia da quando ha iniziato ad apparire in veste di opinionista in alcune trasmissioni della Rai ma non si è montato la testa, rimanendo sempre legato al quartiere di Val Melaina – una delle parti più popolari del Terzo Municipio di Roma Capitale – nel quale arrivò appena uscito dal seminario e di cui poi è stato parroco  dal 2008 fino a questi giorni, forse gli ultimi nei quali rivestirà tale ruolo: padre Gaetano Saracino molto probabilmente lascerà la Chiesa del Redentore, ancora non si sa per quale nuova destinazione e incarico. Si dice che sia in corso una raccolta di firme per convincere le autorità ecclesiastiche a recedere dalla decisione di avvicendarlo ma lui si limita a commentare così: «Speriamo che ciò che si compie sia la volontà del Padre. Si, c’è lo scazzo di ricominciare e dover lasciare in ordine le situazioni in corso nella parrocchia e dare continuità».

Padre Gaetano Saracino

Padre Gaetano Saracino

Una pausa che necessariamente lo porta a un bilancio: « Si chiude un  percorso, è il momento di uno sguardo sulla vita che ti dà l’opportunità per poterti fermare e vedere cosa hai fatto. È stata un’esperienza a trecentosessanta gradi, una sfida continua stando in mezzo alla gente, all’umanità, mi ha messo di fronte a ogni realtà facendomi capire cosa vuol dire sostenere e accogliere le persone. Mi sento soddisfatto, i genitori dei ragazzi che hanno partecipato al campo scuola mi hanno regalato una statua in legno raffigurante il Buon Pastore, vuol dire che sono stato capito». Padre Gaetano ci tiene poi a sgomberare il campo da qualunque chiacchera che magari può circolare quando un prete è anche un uomo  piacente che ha successo in televisione certamente per l’autorevolezza dei pareri e la cordiale franchezza dei modi, ma forse anche per il bell’aspetto che in fondo per bucare lo schermo non guasta: per caso qualche malevolo ha tramato affinché non gli fosse rinnovato il mandato? «No, nessuna ombra, non vedo strategie o manovre di chissà che tipo. Semmai mi preoccupa la recrudescenza del consumo di stupefacenti nella Val Melaina che amo, quella virtuosa che già era uscita con orgoglio dagli anni Ottanta della droga e prima ancora dalla guerra».  Un quartiere che fra le altre cicatrici porta ancora quella della disastrosa esplosione – avvenuta per una fuga di gas – di via Ventotene nel 2001. All’epoca padre Gaetano era viceparroco e direttore del centro giovanile, vivendo in pieno quella mattina apocalittica di fine novembre e le settimane che ne seguirono: a un certo punto rimase addirittura ammutolito per un paio di giorni, sconvolto dal dolore.  Una pagina tragica di storia del quartiere, del Municipio e della città scritta con il sangue delle otto vittime e tra i cui protagonisti in positivo padre Gaetano Saracino verrà ricordato a pieno diritto anche quando sarà lontano da quei luoghi.

Alessandro Pino

 

(pubblicato su http://www.di-roma.com)

 

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“Colora il mondo”: si inaugura un nuovo asilo nido a Monte Sacro – di Alessandro Pino

6 Set

Una elegante palazzina nello stile della Città Giardino, situata al civico 9 di via Monviso – nel cuore di Monte Sacro e del Terzo Municipio di Roma Capitale – è la sede di un nuovo asilo nido privato per il quale è stato scelto il nome “Colora il mondo” e che verrà inaugurato il 12 settembre (la festa aperta a tutti gli interessati si terrà dalle 16 alle 19)DSC_0300Visitando in anteprima i locali accompagnati dalla giovane ma preparata titolare, la psicologa Eleonora Baiocchini, ci si rende subito conto che la struttura non a caso è stata chiamata così: si cammina in un arcobaleno di colori ampio circa trecento metri quadri ai quali si aggiungono oltre settecento di spazi esterni comprensivi di giardino e nei quali verrà realizzato anche un piccolo orto didattico per indirizzare i bambini a una educazione alimentare spesso trascurata altrove. Mette allegria solo a guardarlo e verrebbe voglia di tornare piccolissimi per poterci trascorrere la giornata. La struttura una volta a regime ospiterà una ventina di bambini a disposizione dei quali ci saranno (oltre a Eleonora in veste di coordinatrice) quattro educatori – formati anche per quanto riguarda le manovre di primo soccorso e DSC_0307 disostruzione delle vie respiratorie – una ausiliaria e una cuoca essendo fornito anche il servizio di mensa per il quale ci si avvarrà anche della consulenza di un nutrizionista.  L’asilo “Colora il Mondo” si rivolge chiaramente a quelle famiglie che non sono entrate nelle graduatorie per gli asili comunali ma rappresenta anche una interessante alternativa per chi comunque vuole offrire qualcosa di più ai propri figli: è prevista l’offerta di attività facoltative come laboratori di cucina, lettura, inglese con insegnanti madrelingua e grafico-pittorici oltre a una ludoteca  mentre nella prossima bella stagione sarà attivato il centro estivo.  Fiore all’occhiello del nuovo asilo è il sistema scelto per avere un filo diretto con le famiglie: una applicazione per tablet e smartphone per trasmettere immagini e informazioni pratiche sulle attività svolte. DSC_0306«L’emozione è tanta perché è un sogno che si concretizza – rivela la dottoressa Baiocchini – già da prima di iniziare l’università il mio sogno era di aprire un asilo nido e ho indirizzato i miei studi in quella direzione. Questa struttura ci è subito piaciuta e sono molto motivata». Altre informazioni sono reperibili scrivendo alla mail info@colorailmondo.it  oltre che sul sito http://www.colorailmondo.it o telefonando al 392.34.57.629 e naturalmente partecipando all’inaugurazione del 12 settembre.

Alessandro Pino

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III Municipio di Roma Capitale: a fuoco l’androne di uno stabile dell’Ater a Vigne Nuove

26 Ago

11889461_10208032068667928_4291422318024136661_nErano circa le tre di questa mattina quando l’androne del palazzo ATER al civico 18 di Largo Fratelli Lumiere è stato invaso dalle fiamme. Paura per i residenti intrappolati all’interno dello stabile fino all’intervento dei Vigili del Fuoco. Sul posto anche la polizia locale. Sconosciuta al momento la dinamica dei fatti.

Nell’edificio abitano familiari del consigliere munipale d’opposizione Manuel Bartolomeo.

(si ringrazia Manuel Bartolomeo per la foto)

Luciana Miocchi

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Dopo la zingarata trionfale va in scena il disastroso teatrino alla romana – di Alessandro Pino

23 Ago

IMG-20150823-WA0000[1]I fatti sono ormai arcinoti, avendo compiuto il giro del mondo per uno sputtanamento a livello planetario: lo scorso 20 agosto si sono svolti a Roma nella chiesa intitolata a San Giovanni Bosco i funerali di Vittorio Casamonica, principale esponente della famiglia di zingari stanziali nota per le sue attività criminose. Una cerimonia non esattamente di basso profilo: il tiro a sei cavalli per la carrozza funebre – si dice la stessa usata per le esequie di Totò e di Lucky Luciano – le note composte da Nino Rota per  “Il Padrino” suonate da una banda musicale, i manifesti affissi fuori la chiesa inneggianti allo scomparso quale “re di Roma”, la Polizia di Roma Capitale accusata di aver scortato il corteo di oltre duecentocinquanta vetture bloccando il traffico, l’ormai famosissimo lancio di petali di rosa da un elicottero sono diventati in poche ore argomento di discussione sia al bar sotto casa che sui quotidiani stranieri. Mancavano solo le Frecce Tricolori per coronare degnamente un trionfo dell’arroganza a braccetto con il cattivo gusto che però dal punto di vista dei protagonisti è stato un enorme successo mediatico e di clan. In tempi di social network imperanti poi viene proiettato su scala mondiale tutto quello che a Roma era arcinoto da decenni e che una volta sarebbe rimasto confinato al si sa ma non si dice, regalando IMG-20150823-WA0001[1] l’ennesima  figura di palta a chi la amministra a ogni livello. A lato, la polemica contro la Chiesa cattolica che anni or sono nella stessa chiesa aveva negato i funerali a Piergiorgio Welby, “reo” agli occhi delle gerarchie ecclesiastiche di aver scelto l’eutanasia per porre fine al suo calvario di malato. Il giorno dopo, a gettare benzina sul fuoco provvedeva l’atteggiamento da pesci in barile tenuto dalle autorità che si rimpallavano la responsabilità di non avere impedito siffatta cerimonia, lamentando inoltre di non essere stati informati, assicurando altresì fermezza e rigore: la classica scena della stalla che viene chiusa solo quando i buoi sono scappati da un pezzo.  Al momento l’unico provvedimento adottato dalle Autorità sarebbe la sospensione della licenza di volo al pilota dell’elicottero che non avrebbe chiesto alcuna autorizzazione, ciliegina sulla torta della inettitudine di chi puntualmente lascia che la città Eterna diventi non tanto la “terra di nessuno” quanto quella di un ben identificabile “qualcuno”. A proposito del sorvolo non autorizzato, viene spontanea la considerazione che se l’Isis non ci ha ancora sterminato con un bombardamento aereo è solo perché evidentemente non ne ha voglia o forse non ci ritiene nemmeno un bersaglio degno di nota. Insomma è stato l’ennesimo, disastroso, mortificante teatrino all’italiana, anzi alla romana. Da parte nostra ci permettiamo un modesto suggerimento: visto che la sobria cerimonia sarà costicchiata qualcosina, non sarebbe forse il caso che le Forze dell’Ordine procedessero con un controllino allo spesometro dei personaggi coinvolti,  per confrontarlo in base alle spese sostenute? Si sa mai che finisca come per Al Capone…

Alessandro Pino

 

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Ingresso del Parco delle Sabine a largo Labia: già un bivacco dopo un mese dall’inaugurazione (FOTOGALLERY) – di Alessandro Pino

7 Ago

Stesso copione visto ai giardini della stazione Jonio: vandalismo e rifiuti la fanno da padrone

Era stato un facile profeta Mimmo D’Orazio – presidente del Comitato di Quartiere Serpentara – quando poco più di un mese fa fu inaugurato l’accesso al parco delle Sabine in largo Fausta Labia, Terzo Municipio di Roma Capitale: di fronte alle pareti immacolate dell’edificio da adibire a servizi e ristoro, alle panchine in monoblocco bianco, agli allegri zampilli d’acqua che sgorgavano dal pavimento e ai 20150807_072330giochi dello spazio per i bambini, quando gli fu chiesta una previsione sullo stato dei luoghi dopo sei mesi il suo commento fu «Tra sei mesi diciamo che siamo ottimisti, ho fatto una scommessa con un amico, quindici giorni, ma non per un discorso di sfascismo o pessimismo, purtroppo la colpa è anche dei cittadini…io mi auguro con tutto il cuore che rimanga così come l’abbiamo vista oggi, ho forti dubbi». A farci un giro oggi lo scettiscismo di D’Orazio appare più che

Dirglielo di persona no, eh

Dirglielo di persona no, eh

giustificato: i pavimenti e le panchine sono stati imbrattati dai soliti teppisti muniti di vernice spray e alcune delle sedute presentano  vistose crepe; alcuni dei giochi per i bambini (dei dischi colorati che ruotando davano luogo a un effetto ottico) sono stati rubati e di loro rimane solo il palo di sostegno; sparsi un po’ ovunque resti di pasti (angurie incluse, che la frutta di stagione ci sta bene) segno che il piazzale è stato trasformato in bivacco. Soltanto il cielo sa come mai finora si siano salvate le pareti di marmo dell’edificio che verrà destinato a punto ristoro. Ci sarebbe da commentare con il più classico “te l’avevo detto io” ma arrivati a questo punto il sarcasmo cede il passo all’amarezza, alla rabbia e alla frustrazione per uno spettacolo già visto in questi giorni – vedasi il giardino sopra la nuova stazione Jonio della metro B1 – e per come vengono fatte andare le cose in una città dove i barbari hanno mano libera sia in centro che nelle periferie, per una situazione che appare sempre più fuori controllo.

Alessandro Pino

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Dei giochi ottici rimane solo il palo

Dei giochi ottici rimane solo il palo

Una panchina vistosamente crepata

Una panchina vistosamente crepata

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Scarabocchi su panchine e pavimenti

Scarabocchi su panchine e pavimenti

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Castel Giubileo: sempre peggio l’asilo “Castello di Gelsomina” e il parco di via Bolognola (FOTOGALLERY) – di Alessandro Pino

6 Ago

Sono sempre più desolanti le condizioni dell’ex asilo “Castello di Gelsomina” a Castel Giubileo, Terzo Municipio di Roma Capitale. La struttura è al centro di polemiche da quando fu chiusa nel 2012 perché dichiarata insalubre a seguito di presentazione di un certificato di un medico Asl a causa di infiltrazioni di umidità risalenti presumibilmente da una falda acquifera sottostante.

L'ingresso dell'asilo

L’ingresso dell’asilo

Successivamente alla chiusura l’ipotesi di affidarla una associazione era rapidamente sfumata a causa dell’irritualità della procedura adottata. In attesa di lavori di ristrutturazione da lungo tempo annunciati e mai iniziati, nonostante negli ultimi tempi si siano trovati i fondi nella quota del milione di euro destinato ai municipi per lavori di manutenzione di strutture già esistenti, si trova in totale abbandono: gli ingressi presentano evidenti tracce di scasso con le porte aperte e alcuni vetri in frantumi, i muri sono stati imbrattati dagli scarabocchi dei soliti teppisti armati di bombolette spray, sparsi per il giardino e ormai cotti dal sole si trovano i giocattoli che servivano a intrattenere i bambini, la vegetazione sta man mano prendendo possesso di

Il vialetto di accesso all'asilo

Il vialetto di accesso all’asilo

tutto il cortile e anche la porta del deposito combustibile della caldaia risulta forzata. Il vialetto di accesso che affaccia su via di Castel Giubileo oltre a essere invaso dalle piante è zona a luci rosse come testimoniano i preservativi usati sparsi a terra con le loro bustine. Le cose non vanno meglio nell’adiacente parco pubblico di via Bolognola: il campo di basket intitolato al giovane Simone Fargnoli – morto per una caduta in bicicletta qualche anno fa – è dissestato, il campo di calcetto non ha più le reti perimetrali, alcune panchine sono state distrutte, l’erba alta è disseminata di rifiuti e i rami di alcuni alberi sono pericolanti.

Alessandro Pino

Giocattoli sparsi nel giardino

Giocattoli sparsi nel giardino

Mura imbrattate dai teppisti

Mura imbrattate dai teppisti

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Un'altra entrata: vetri infranti e invasione di piante

Un’altra entrata: vetri infranti e invasione di piante

Altri muri imbrattati

Altri muri imbrattati

Una panchina semidistrutta nel parco

Una panchina semidistrutta nel parco

Rami pericolanti

Rami pericolanti

Il fondo disastrato del campo di basket

Il fondo disastrato del campo di basket

Di nuovo l'asilo invaso dalle piante

Di nuovo l’asilo invaso dalle piante

Il vialetto di accesso all'asilo visto da altra angolazione

Il vialetto di accesso all’asilo visto da altra angolazione

Il campo di calcetto senza più le reti divisorie

Il campo di calcetto senza più le reti divisorie

Rifiuti sparsi nel parco

Rifiuti sparsi nel parco

 

Maestà e sfacelo a Roma: passeggiata forzata di due inviati poco speciali

3 Ago

Venticinque giugno, ultima puntata di della trasmissione radiofonica “RomaChiama 88.100”. Servizi registrati di Alessandro Pino e collegamento in diretta telefonica da piazza del Campidoglio per Luciana Miocchi, c’è un flash mob pro Marino da seguire, nel bel mezzo dei giorni più bui per il Sindaco chirurgo, il cui governo rischia di essere travolto dagli strascichi dell’inchiesta su Mafia Capitale. La scelta non si rivela felicissima: quello stesso giorno è previsto uno sciopero del trasporto pubblico, con tanto di fasce di garanzia, per cui le persone si affrettano ad arrivare e andare via prima che i mezzi spariscano di nuovo. Il Pino non si lascia sfuggire l’occasione di un giro nella città eterna e, libero al momento da altri impegni, si presta a dare una mano. Bloccati in qualche modo alcuni attivisti, anche loro con il problema di tornare a casa la diretta viene portata a termine. Un’esperienza elettrizzante, per alcuni versi. Ma la vera avventura comincia dopo, quando già si era avuto un assaggio girellando nei dintorni della piazza..

Quello che segue è il resoconto della stessa avventura, vista da occhi diversi, da teste che non potrebbero che essere agli antipodi.

Un uomo non si perde nelle sfumature, bada alla sostanza  –  Alessandro Pino:

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Pubblicità invadenti all’orizzonte

“Questo è il resoconto di una passeggiata  tra i due volti di Roma, oggi: uno splendore antico che lascia ammutoliti ed è introvabile altrove, mortificato da una decomposizione morale e materiale giunta a livello tale che se non si fa qualcosa – qualunque cosa – per innescare una rigenerazione finirà per sommergere tutto. Un percorso iniziato da piazza del Campidoglio e terminato a Prati una sera di fine giugno, dopo un collegamento in diretta per l’ultima puntata della prima stagione di Roma Chiama 88.100, trasmissione radiofonica con la quale abbiamo collaborato nel ruolo di inviati. Mezzi pubblici non ce n’erano a causa dell’immancabile, beffardo sciopero del venerdì e la fascia oraria di garanzia era terminata. Ci consultiamo rapidamente e conveniamo di lasciare perdere i taxi e tornare a piedi, un po’ per l’euforia della nuova esperienza da giornalisti radiofonici che ha esaltato entrambi, un po’ perché nessuno dei  due vuole ammettere con l’altro (“e che saranno mai cinque chilometri…”) di essersi ridotto fisicamente un rottame. Dunque ci incamminiamo alla luce nitida del crepuscolo, dando un ultimo ampio sguardo con le spalle alla statua di Marco Aurelio. E già qui lo stato di grazia (o quasi) viene messo alla prova da una schiera di bagni chimici in plastica rossa posizionati quale graziosa sorpresa al termine del colonnato dei Musei Capitolini. Scendiamo la scalinata, da lì prendiamo via delle Botteghe Oscure svoltando in via Arenula verso il Lungotevere e da lì in direzione di Prati, tra marciapiedi sconnessi, invasi dal fogliame e dalle cartacce, poco o per niente illuminati ma soprattutto in mezzo alla tangibile, percepibile presenza di una umanità disastrata, che è stata fatta arenare nell’Urbe e poi lasciata allo sbando:  tracce di feci umane, zaffate di orina e del vomito di chi deve aver rimesso anche l’anima dopo essersi scolato chissà quale intruglio dozzinale.  Ogni tanto una sosta (per sentire con gli auricolari qualche passo della trasmissione e anche per riprendere fiato…)  ma guardandoci attorno con circospezione, perché è inutile negare l’evidenza: ogni angolo può nascondere un pericolo, un aggressore che non ha niente da perdere anche nei pressi di luoghi che per prestigio dovrebbero essere – forse un po’ ipocritamente – immuni da tutto ciò. Invece scopri che le periferie non hanno l’esclusiva dello sfacelo (ci siamo proposti di adoperare il meno possibile l’abusatissimo termine “degrado”). Di tutto ciò magari non ci si rende conto chiusi nell’abitacolo della propria automobile: nessuna retorica a favore della bicicletta, per carità, si tratta semplicemente di calarsi fisicamente dentro queste situazioni per riuscirle a cogliere appieno. Del resto è quello che ha reso (tristemente) popolari un sito con pagina Facebook annessa il cui nome dice impietosamente che la città fa schifo. La marcia intanto prosegue, superiamo  una lunga fila di automezzi posizionati per un set cinematografico e arriviamo al ponte Umberto I soffermandoci per qualche scatto con la reflex: il gioco delle luci del Cupolone e dei riflessi nel Tevere è affascinante, molto meno il gigantesco telo pubblicitario affisso su un palazzo e che per forza risulta inquadrato ma soprattutto il solito mercatino di borse contraffatte e di ciarpame – vedasi aste per i selfie con il telefonino –  che non chiude mai e prospera in bella vista alla faccia della legalità. Certo che se nessuno comprasse alcunché la questione nemmeno si porrebbe. Del barcone semiaffondato nel fiume e degli  accampamenti sugli argini di persone che in qualche modo si procureranno da vivere, anche diventando predatori, nemmeno ne parliamo. Scavalcato il ponte ci si avvicina alla ambita mèta, le fauci riarse vengono ristorate da un brindisi con Coca gelata – avevamo resistito fino a quel momento per non farci spennare dai locali dall’aspetto pericolosamente  turistico incontrati più in centro – e anche alla radio arriva il momento dei saluti mentre sopra le nostre due teste si accende già la lampadina delle idee brillanti: quella da cui è nato l’articolino che state leggendo”.

Una donna nota il particolare – Luciana Miocchi:

“di tanti giorni per manifestare la solidarietà al Sindaco, gli attivisti vanno a scegliere proprio quello che han meno possibilità di funzionare, uno in cui c’è lo sciopero dei mezzi pubblici. La fascia di garanzia termina proprio quando dobbiamo andare in onda. Vabbè, che non si dica che non sono una tipa adattabile. Qualche problema nel far rimanere le persone che interverranno, mica tutti son votati alla scarpinata, pure se si tratta di difendere il Sindaco o di cogliere l’occasione ghiotta di insolentirlo via etere. In attesa della diretta con la radio mi guardo intorno: una coppia di sposi, lui in alta uniforme, lei con il reggiseno che spunta irriverente dalla scollatura sulla schiena. Sorrido, immaginando che il neo marito per non metterla in imbarazzo gli sta facendo fare il defilè della vita in condizioni quasi comiche, fortuna che i romani ormai sono abituati a tutto…li accompagno con gli occhi fin sotto il colonnato dei musei capitolini e la mia attenzione passa dal vestito della sposa ….alla linea di bagni chimici posizionati alla fine delle colonne. Rossi con un cuore rovesciato gigante e marca ben evidenza. Uao. Sullo sfondo una cascata di edera. Penso che questa la devo fotografare, a raccontarla si rischia di non essere creduti. Vero che quando scappa scappa ma…avrebbero potuto incartarli, mimetizzarli, colorarli di verde, chessò.

In fondo al colonnato, una sorpresa...

In fondo al colonnato, una sorpresa…

Lo dico a Pino, mi guarda come se gli avessi segnalato Marino vestito da antico romano, poi si convince ad andare a guardare e alla fine scatta raffiche di foto come solo un turista giapponese. Ci guardiamo perplessi, osserviamo la copia del Marc’Aurelio che sembra indicare il drappo della mostra: raffigura un enorme leone di marmo con le fauci aperte. Titolo: l’età dell’angoscia. Già questa bastava a stendere un armadio ma noi non ci scomponiamo. Sapevamo che fare la diretta da qua avrebbe comportato l’eroica missione di fermare un taxi a Roma in un giorno di sciopero o farsela a piedi per qualche chilometro o anche, sfidare la sorte aspettando qualche bus superstite. Stamattina ho lasciato la macchina in via Damiata, a Prati. Ma cosa vuoi che sia mai una passeggiata lungo il Tevere, in centro, all’imbrunire in una sera d’estate rinfrescata dal venticello romano… evitiamo i bar per turisti ma non schiviamo le strisce pedonali sbiadite, perfino sotto l’altare della Patria. Roma vista girando a piedi , senza fretta, indigeni tra i turisti. Quasi un esperimento sociologico. Cominci a distinguere la diversità di sguardo del barista a seconda se ti giudica romano o visitatore, l’impercettibile cambio nei gesti e nel tono delle parole. Già all’altezza di Largo di Torre Argentina la premiata ditta ha perso la voglia di scherzare, le buche e la segnaletica scolorita, unita ad una certa sporcizia generale dei marciapiedi riescono a creare un’atmosfera sinistra, che per nulla si addice a quella che un tempo era stata la caput mundi. Percepisco un qualcosa, un lieve fastidio a cui non so dare un nome preciso ma decido di ignorarlo, sfiorata dalle centinaia di turisti che imperterriti camminano intorno a noi.

Ogni tanto ci fermiamo ad ascoltare il resto della trasmissione dividendoci gli auricolari. Sarà la suggestione di quello che viene detto, degli sviluppi delle indagini…ma ci guardiamo in faccia e senza aver nemmeno bisogno di parlare concordiamo che si, l’atmosfera non è delle migliori. È che abitiamo in periferia e siamo abituati a sentire giustificazioni del tipo che Roma è troppo grande, che i quartieri più lontani è nell’ordine delle cose siano peggio serviti, come se i loro abitanti avessero fatto qualcosa per meritare meno attenzioni e servizi. Forse ce ne siamo perfino convinti un po’. Perciò, quando notiamo che in terra ci è un fitto tappeto di foglie secche, ricordo del passato autunno, che i marciapiedi sono sconnessi e la segnaletica sparita ne rimaniamo colpiti più che in altre occasioni. Sul lungotevere sembra quasi di partecipare ad una via crucis: lastre dissestate, ampie porzioni al buio, foglie, bottiglie rotte e di plastica spesso consumate dal sole. Slalom tra le macchine parcheggiate ad mentula. Immondizia varia. Più o meno puzza di piscio in ogni dove.

Vi fermate in centro per un caffè?

Vi fermate in centro per un caffè?

All’altezza di Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, mi scappa un’imprecazione, colpa del naso troppo raffinato: nel florilegio di aromi che non dovrebbero essere presenti nell’ aria il mio olfatto sembra registrare il tanfo insopportabile di minestra inacidita, vomito e…merda. Il Pino mi canzona un po’, perché ho usato proprio quella parola, per lui troppo radical-chic ma poi conferma che il mio fiuto ha colpito nel segno, indicandomi per giunta un angolo dove è apparecchiato un rudimentale tinello con tanto di posate, pentolino e macchinetta per il caffè. Tra le macchine parcheggiate un cumulo coperto di foglie e fazzolettini indica la toilette. Quasi un chilometro di lungotevere occupato da un set cinematografico. Luci e teloni modificano l’atmosfera, illuminano gli spazi, riempiono con la finzione una realtà fatta di silenzi, passi frettolosi e guardinghi, buio e puzza. Pochi metri più in là, su uno dei tanti ponti di Roma, decine di turisti si fermano a fotografare la suggestione dei monumenti che si specchiano all’imbrunire nelle acque del Tevere, attorniati da venditori di bastoni per i selfie. File di bottiglie e cocci di vetro. In acqua, ciò che resta di un barcone semiaffondato. Lungo gli argini accampamenti di fortuna. Pubblicità invadenti all’orizzonte. Subito dopo il ponte ricomincia il buio. La trasmissione continua, noi seguitiamo a guardarci a tratti in faccia, in un silenzio che dice più di mille parole: ci sembra di attraversare un incubo, un orrido sfregio ad una città che nonostante tutto è un richiamo irresistibile per i turisti di tutto il mondo, vengono a vedere quel che è stato realizzato fino al secolo scorso, noi ai posteri stiamo consegnando solo la decadenza, l’implosione, la barzelletta che si ripete uguale ad ogni evento importante: progetti, soldi, mazzette, lavori fantasma, rincorsa agli ultimi giorni pre manifestazione, scandali, magistratura. Sono anni che funziona così. Ora però sembra proprio che la stessa Roma si sia trasformata in una sorta di corpo morente, rassegnato alla cancrena e a vedersi morire un po’ ogni giorno: quali speranze può avere una capitale in cui perfino dietro ai palazzi del potere si respira l’aria fetida del peggiore vespasiano, dove  le strisce pedonali non si vedono ma si intuiscono anche sotto al Campidoglio, dove i cassonetti traboccano dalla periferia più remota al centro storico, dove puoi ritrovarti a passare accanto ad una fila di panchine trasformate in monolocali, giardini pubblici adibiti a stenditoi, testimoni della presenza di esistenze ai margini sempre più numerose.

Risaliamo Prati fino a piazza Cola di Rienzo, dove ci fermiamo ad un bar che non serve solo i turisti ma anche residenti e chi lavora nei numerosi uffici. Seppur vicina al Vaticano, questa è una zona più defilata, in fin dei conti tranquilla. Negli ultimi tempi c’è stata l’esplosione dei localini e delle pizzerie, con i tavoli lungo i marciapiedi che durante la bella stagione si riempiono di gente. Le luci degli esercizi

mai titolo fu più azzeccato...

mai titolo fu più azzeccato…

commerciali danno una bella mano, nelle vie dove ce ne sono di meno la fa da padrone il solito buio e il solito tanfo. Anche qui, la segnaletica orizzontale si segue a memoria, nella speranza di non sbagliarsi e la raccolta differenziata s’è fatta anarchica: spesso compaiono pezzi d’arredamento e altri ingombranti vari accanto ai cassonetti, come se Ama non garantisse il ritiro a domicilio, come se in molti avessero perduto il senso del decoro e del vivere civile.

Finalmente giungiamo all’auto, parcheggiata nei pressi del Tribunale Civile. Abbiamo fatto bene ad incamminarci a piedi, durante il tragitto abbiamo incontrato si e no tre autobus per di più dopo un’ora di marcia, quando eravamo ormai quasi arrivati a destinazione. Abbiamo consumato le suole come i bravi cronisti di una volta. La trasmissione è appena finita, sui ringraziamenti di Enrico Pazzi ai collaboratori giro la chiave di accensione. Roma chiama. Chissà se prima o poi qualcuno risponde”.

Luciana Miocchi e Alessandro Pino